Perchè Ordine e Progresso?

Il Blog prende il nome dal motto inscritto sulla bandiera del Brasile e mutuato da un'aforisma di Auguste Comte.
Questi, uno dei padri della Sociologia, era una convinto positivista, il che nel 1896 lo rendeva anche un progressista.
L'importante è , come infatti Comte mette al primo punto, che l'Amore sia sempre il principio cardine dell'Agire.


L'Amore per principio e l'Ordine per fondamento;il Progresso per fine

Auguste Comte ,1896

mercoledì 15 luglio 2015

L'Iran guadagna il suo posto al sole. Nucleare.

L'accordo del 15 di Luglio a Vienna tra l'Iran e il gruppo denominato 5+1 formato da USA, Russia, Cina, Francia, Inghilterra e Germania segna un punto di passaggio per le relazioni internazionali dei prossimi decenni. 
Con la fine dell'embargo a Cuba  e all'Iran, la fine come Stato nazionale della Libia e l'accerchiamento della Siria di Assad, solo la Corea del Nord resta membro dell'"Asse del Male". Con gli ultimi due accordi dell'amministrazione Obama, svaniscono gli ultimi due "nemico pubblico numero 1" contro i quali gli USA potevano ancora scagliarsi nella loro retorica internazonale. Ora trattare con i coreani sarà il prossimo  obiettivo di molti.
Con la firma di Vienna può iniziare il cauto disgelo di tutte le parti per trarre reciproco beneficio dalle ricadute degli accordi. L'Iran è stato accerchiato da una serie di anelli concentrici di sanzioni e controlli che ne ha ristretto l'azione sovrana negli ultimi 15 anni e ad oggi il paese ha forti limitizazioni alla crescita della sua economia. Le sanzioni economiche gli impediscono una piena esportazione del suo potenziale petrolifero e metanifero e al contempo negano ai capitali iraniani l'accesso al circuito euro-americano SWIFT per le transazioni internazionali. Eliminato l'ostacolo nucleare, l'Iran si aspetta ora che anche le sanzioni vengano rimosse per tornare appieno nella "comunità internazionale" e poter impiegare i vasti capitali nei mercati internazionali . Tutti però a chiedersi:  Chi ha vinto? Chi ha perso? Apparentemente perdono Israele e Arabia Saudita ma l'accettazione dell'Iran quale potenza regionale non significa forse di doverso preparare ad un contenimento? Su chi possono ricadere le attenzioni, e i finanziamenti di Washington nell'area? D'altronde anche le limitazioni alla vendita di armamenti a Tehran termineranno tra 5 anni e un equilibrio militare progressivamente verrà dispiegandosi. Ha vinto l'Iran? I controlli sulle installazioni nucleari rimangono e le capacità di elaborazione del plutonio vengono quasi azzerate ma possiamo dire una cosa : l'accordo stipulato a Vienna certifica di fatto la "capacità nucleare" dell'Iran. Ciò significa che quel paese ha raggiunto le conoscenze tecnologiche e ha i mezzi per costruire un ordigno nucleari in meno di 1 anno, forse 6 mesi. L'Iran, d'altronde, è già capace di costruire missili balistici, su disegno cinese, con una gittata di 6500/8000 km. L'intero medioriente è potenzialmente sotto il suo arco, ma non è obietivo dell'Iran avere un programma militare nucleare. Israele, che non è firmatario del NPT al contrario di Tehran, si stima possieda 200 testate nucleari e comprovata capacità di primo e secondo colpo.
In caso di attacco nucleare iraniano basterebbe una sola esplosione per distruggere e rendere inutilizzabile un ampia parte del territorio israeliano. Il secondo colpo nucleare israeliano presumibilmente però raderebbe al suolo l'intera civiltà iraniana nei successivi 15-20 minuti. E' uno scenario che non vuole nessuno, prima di tutti Israele. Ora però lo stato di Tel Aviv sa di non essere l'unica potenza nucleare nell'area mediorientale e che l'idea di un attacco alle installazioni nucleari iraniane è definitivimante tramontata. Il gas iraniano potrà ora fluire liberamente verso la Cina, attraverso le diverse strade che Pechino ha già costruito in Pakistan. Quello stesso gas potrà ora fluire, senza infrangere più alcuna remore neo moralistica, dall'Iran alla Gran Bretagna, alla Francia,all'Italia, all'Europa. Anche gli USA sono interessati al gas iraniano, comunque più economico di quello generato dal fracking e al suo petrolio. L'acordo sancisce anche e soprattutto che l'Iran è un pivot, se non IL PIVOT indispensabile agli equilibri dell'area. Tutti ne hanno in qualche modo bisogno e la sua stabilità è fonte di stabilità per un'area più ampia. Contemporaneamente  il 5+1 prende atto del fatto che esiste un'area di civiltà sciita che va dal mar del Caspio all'Oceano Indiano, dall'Afghanistan allo Yemen, passando per Siria e Libano.Aggiungiamoci anche la Bosnia e portiamoci avanti con il lavoro.Vince anche la Russia che vede legittimato il suo ruolo nell'area del Caspio e in generale in tutta l'Asia Minore e sul mediterraneo. Essa raggiunge un accordo che le permette di mantenere  il suo ruolo di hub energetico nella regione del Caspio, non perdendo l'alleanza con l'Iran (che è anche membro-osservatore  nella SCO), negoziando alla pari con gli  USA e "sicurizzando" il suo fianco sud-ovest. La Russia, non a caso, è parte in causa in ognuno dei teatri in cui è coinvolta Tehran ma ne è apertamente partner nella costruzione e gestione dell'impianto di Natanz. Vedremo l'impatto di questo clima sulla gestione della "questione ISIS" e se alla fine a fare le spese dell'accordo non sia solo Assad. Comunque si è trattato di un accordo di tipo nuovo, multipolare, alla ricerca di una soluzione (sebbene solo dopo aver cavalcato il problema), con un alto grado di soddisfazione reciproca. E' la stipula di un accordo "alla cinese", di tipo "win-win" ovvero in cui non perde nessuno e tutti guadagnano almeno un poco. Ogni lunga marcia comincia con un singolo passo, no?

PS:
C'eravamo anche noi italiani? 
Pochi sanno che eravamo il secondo partner commerciale europeo di Tehran prima delle sanzioni. Negli anni '50, FIAT aveva uno stabilimento a Isfahan ed ENI ha ancora accordi di estrazione dal giacimento-monstre di Pars II.
Lady PESC, Federica Mogherini, ufficialmente presente per conto dell'UE, ha sicuramente portato l'ottica nazionale (e vaticana) nell'intricata questione gestendo l'ultimo round di negoziati sino alla stipula del trattato.
Spero lo abbia fatto perchè era lì per quello.

lunedì 8 dicembre 2014

Il Secolo della Geopolitica


La Geopolitica del XX° Secolo.
Con il termine Geopolitica definiamo una disciplina che è stata originariamente fondata per fornire una conoscenza scientifica, quella Geografica , ai decision-maker delle scelte politiche del tempo. Il termine , da solo , si presta ad interpretazioni tanto che , dagli anni 30 e 40 , è il turno della Politica a guidare la Geografia.
Dopo la seconda Guerra Mondiale , la Geopolitica diviene Dottrina ferrea nei due campi avversi , quello sovietico e quello occidentale. Sono i massimi esponenti dei due blocchi ad enunciare , in maniera più o meno esplicita, la visione Geopolitica della nazione che rappresentano e sono organi ed agenzie dello stato a fornire analisi e teorie per supportare le affermazioni dei due Presidenti.
Concordo con Raymond Aron quando dice:“[...]se ci si aspetta ,sotto il nome di teoria Geopolitica , l'equivalente di ciò che offre ai costruttori di ponti la conoscenza dei materiali , una cosa del genere non si ha , e non si avrà mai”.
Tra tutte solamente le teorie che si fondano su evidenze geografiche possono dirsi Generali , proprio perché fondate sulla morfologia del pianeta e sulle cronache storiche in fatto di invasioni e diffusione della popolazione umana e delle sue attività ,le altre risentono dello zeitgeist e dei limiti imposti dallo sviluppo tecnologico dell'epoca.
Si potrebbe però affermare che le stesse teorie ,fondate sulle caratteristiche fisiche dei territori, come quelle che danno maggiore importanza alla massa terrestre piuttosto che a quella marittima ,siano state esse stesse influenzate dal pensiero e dalle necessità strategiche del tempo. E' vero però che l'ultimo secolo ha visto nell'area mediorientale ,nel sudest asiatico e nell'area dell'Europa dell'Est l'obiettivo delle principali potenze e che quelle aree siano oggi ancora terreno di scontro militare o economico.
Se lo sviluppo tecnologico del mondo si orienterà sempre più verso l'uso di energie alternative, le aree ricche di idrocarburi potrebbero perdere la loro centralità Geopolitica a scapito di altre aree ed i presupposti geografici delle teorie Geopolitiche potrebbero dover essere ridefiniti.

La cornice storica è fondamentale nell'enunciazione di quelle teorie Geopolitiche tanto quanto lo è l'obiettivo che le dottrine stesse si propongono.
Inoltre non esistono teorie Geopolitiche valide per un dato Sistema di Potere , sia esso Socialista, Democratico o Dittatoriale in quanto tale. Esistono poi paesi che non hanno sviluppato dottrine Geopolitiche proprie né hanno importato quelle di altri.
L'applicazione della teoria Geopolitica di Hausofer , con la sua sfrenata tendenza espansionista potrebbe , oggi , trovare più estimatori tra le file di Al Qaeda che non tra i membri del Partito Comunista Cinese per il quale non è semplicemente un'opzione percorribile.

La Cina ha importato il pensiero Comunista da un tedesco come Marx ma non ha , e non potrebbe , importare alcuna delle dottrine Geopolitiche di scuola tedesca poiché il sostrato culturale su cui si fondano le due civiltà è completamente diverso e diverse sono le esigenze psicologiche che le relative geografie hanno plasmato nei loro abitanti.
Le teorie passate e presenti fondano i loro obiettivi nella conquista di territori ieri fisici oggi anche e soprattutto virtuali , ma sono limitate dal quadro politico più ampio e dalle possibilità materiali e tecnologiche del tempo.
Sono inoltre differenti i “fatti Geopolitici” generabili e interpretabili : le sanzioni imposte dal congresso USA negli ultimi 30 anni alla Libia, all'Iraq, all'Iran alla Corea del Nord o alla Russia non erano nelle opzioni della Geopolitica della prima metà del Secolo scorso. Il ruolo delle fluttuazioni finanziarie sulla piazza borsistiche mondiali hanno oggi un ruolo Geopolitico che non avevano 50 anni fa.
Il pensiero Geopolitico è mutevole quanto può essere mutevole l'architettura del Potere nel Mondo. La configurazione delle Relazioni Internazionali impone le linee più ampie e prioritarie , in termini di autorità e la Geopolitica vi si conforma , in qualità di braccio operativo , se vogliamo dire così, nei teatri e nelle situazioni di scontro.


Caduto il muro , scongiurata la guerra atomica , può ripartire la Guerra Economico-finanziaria interrotta nel 1914 tra le grandi economie del Pianeta , che ormai sono dislocate in ogni emisfero e a ogni latitudine.
Le guerre non cessano ma cambiano forma .E motivazione.
Durante il momento unipolare americano dall'89 al 2001, le nuove teorie geopolitiche prendono  spunto dalle riflessioni Huntington o Fukuyama dei primi anni '90 ,ovvero da quelle teorie in ambito politico-filosofico che hanno generato l'ondata suprematista che ha sostenuto l'azione americana.
Negli anni '90 l'incontro fra Geopolitica e la Cultura dà luogo ad uno Scontro di Civiltà che attraverserà il Mondo per i successivi 20.
Su questo filone si innesteranno le teorie dei Neo-Con e e Teo-Con americani come Kupchan,Kaplan e Perle o dei “liberali interventisti” come Kagan, che detteranno l'agenda di Politica Estera Americana dal 2000 al 2008.
Il Giudizio della Storia è ancora sospeso sulla loro opera , almeno fino a quando non si sarà posata definitivamente la polvere sulle macerie delle guerre in Medio Oriente.

L'ambiente della Geopolitica del XXI° Secolo.
 
Yves Lacoste su Limes , la rivista italiana di Geopolitica scriveva nel 1994 :Contrariamente a coloro che proclamano che il mondo si degeopoliticizza (sic) perché la guerra fredda è finita, si può pensare che il mondo entri progressiva-
mente nell’èra della geopolitica. E si tratta di fenomeni geopolitici sempre più
complessi e interdipendenti“
Gli ultimi 25 anni hanno visto la realizzazione di un sistema finanziario-industriale altamente integrato che permette ai grandi capitali finanziari di fluttuare da un Circuito Economico ad un altro dalle obbligazioni Statali ,alle Borse valori,ai Futures sulle merci e sul petrolio in maniera pressoché immediata. Ciò crea un ambiente su cui agire e permette a quei capitali di divenire una leva per influenzare nelle loro decisioni le Nazioni in cui quei capitali si riversano.
Quegli stessi capitali finanziano la costruzione di pipelines per il petrolio o per il gas che corrono attraverso diverse Nazioni dal luogo di estrazione al mercato di utilizzo finale. Inutile dire che queste infrastrutture creano legami geopolitici e sono oggetto di geopolitica dalla fase della loro ideazione fino alla fase di realizzazione e messa in opera.
Consideriamo poi i traffici commerciali su terra e via mare, che sono sviluppati come mai lo erano stati sinora.
Le rotte commerciali che si dispiegano su tutti i mari hanno bisogno di una rete di sicurezza che impedisca loro di essere interrotte da guerre o pirateria. Questo viene garantito da un controllo internazionale sui punti nodali dei traffici come Suez, Malacca, Aden ed il Mar Rosso, le coste sud dello Sri Lanka. Anche qui il controllo delle linee commerciali è oggetto di Geopolitica prova ne è , ad esempio , la fitta attività cinese per dotarsi di punti attracco ed attraversamento alternativi al controllo americano come il porto di Gwadar in Pakistan , all'imbocco di Hormuz e le trattative con la Thailandia per la realizzazione di un canale artificiale presso Kra che permetta di aggirare completamente Singapore e Malacca.
Che dire poi del sistema di produzione globalizzato che permette ad un prodotto ideato negli Stati Uniti di essere realizzato in Cina o Vietnam e ed essere poi recapitato via nave ad un acquirente europeo?Quanto la Geopolitica entra nelle considerazioni degli investitori internazionali per determinare la locazione di uno stabilimento o l'apertura di un nuovo mercato per loro prodotti?
Non è certo materia di questp post sviscerare completamente i rapporti che compongono il Sistema Economico Internazionale ,ma è necessario ridefinire l'ambito Geografico del termine Geopolitica che è solo più in parte connotato da caratteristiche fisiche e sempre più da elementi immateriali come gli scambi finanziari o il commercio elettronico .Si moltiplicano gli ambiti in cui possono avvenire Fatti Geopolitici per cui si amplia la base sulla quale le teorie geopolitiche possono svilupparsi e mutare nei loro mezzi , se non nei loro fini.
All'inizio del secondo decennio del nuovo secolo , la Geopolitica , dopo la Cultura , incontra anche l'Economia e trova nuovi attori e nuovi Autori , tra i paesi emergenti quali Cina , Russia ed India , paesi che stanno obbligando l'occidente , nuovamente , a ridisegnare le mappe del globo.
Della produzione americana si conosce molto ,meno se ne sa invece di quella Russa ,Indiana o Cinese.
E poi , si può parlare di una Geopolitica Brasiliana? Quali sono gli ambiti della Geopolitica Sudafricana?
Non tutti i paesi hanno la possibilità di essere soggetti attivi nel campo della Geopolitica ed anzi molti ne sono esclusivamente soggetto passivo. L'ultimo mezzo Secolo ha visto alcuni paesi passare dallo stato passivo a quello attivo come ad esempio il Brasile o la Cina e l'aumento di consessi internazionali in cui i paesi una volta detti in via di sviluppo partecipano come interlocutori allo stesso livello delle Grandi Potenze come USA,Russia ed EU.

Geopolitiche a confronto.
 
Secondo John Agnew, geografo politico ed economico scozzese-americano e
past-president dell’Aag, l’associazione dei geografi americani, nella geografia po-litica americana non esiste oggi un intellettuale che «sussurri all’orecchio del principe» paragonabile a Bowman con Wilson e Roosevelt. Sul piano delle strategie, da decenni si è manifestato un progressivo disincanto da parte del mondo accademico americano – non solo in ambito geografico verso la possibilità di influire sulla politica estera degli Stati Uniti.
Robert Kaplan però, già sostenitore della guerra in Iraq, nel suo articolo «La vendetta della geografia» fa professione di un nuovo «realismo» nelle relazioni internazionali degli Stati Uniti e invoca il ritorno al «determinismo» della geografia fisica. Facendo appello prima all’ammiraglio Mahan per spiegare come l’Oceano Indiano sarà al cuore della competizione geopolitica tra Cina e India nel XXI secolo, poi a Spykman, che nel 1943 avrebbe predetto l’ascesa cinese, egli riscopre infine Mackinder. Il geopolitico britannico considerava la storia europea «subordinata» a quella dell’Asia. E' questa la prospettiva giusta, secondo Kaplan, per considerare l’attuale«proiezione di potenza americana in Afghanistan e in Iraq e le attuali tensioni con la Russia sui destini politici dell’Asia centrale e del Caucaso»
Intanto in Russia la corrente Geopolitica capeggiata da Alexander Dugin , prospetta una più stretta cooperazione con la Cina e la creazione di un blocco anti-atlantico , portatore di valori tradizionali ed egemone di tutta la massa euroasiatica e definisce la sua Teoria Eurasiatismo , una Teoria che “può essere definito come un progetto dell’integrazione strategica, geopolitica ed economica del continente eurasiatico settentrionale, considerato come la culla della storia e la matrice delle nazioni europee”.
Quali scenari che si renderebbero possibili se le scelte fatte a livello politico dalle grandi potenze mondiali si orientassero sulle deduzioni compiute dagli Autori più influenti nel dibattito internazionale ?
Quanto è già in atto , è frutto degli assunti di queste teorie?
Ad esempio , il TTIP ha potenzialmente i presupposti per creare uno spazio nuovo sulla scena Geopolitica. Una più stretta integrazione euro americana avverrebbe fatalmente a spese della Russia ,già demonizzata per i fatti d'Ucraina , e forse della Cina. Gli altri contendenti potrebbero unirsi per competere a livello globale o cadere preda di quell'aggregazione? 
Potrebbero invece i due più grandi attori sulla massa euroasiatica unirsi più strettamente e trovare un obiettivo comune? 
Potremmo rivivere una politica dei blocchi tra Stati Uniti ed Europa da una parte e Russia e Cina dall'altra con i restanti BRICS a fungere da preda dei due?
Possiamo fare a meno della Geopolitica nel XXI° Secolo? 
No di certo,meglio di no.

venerdì 14 marzo 2014

Kiev val bene una guerra?

Tornano di moda le "sfere di influenza" nei discorsi di Geopolitica.
Questa teoria,postulata negli anni della Guerra Fredda, affermava la presenza di aurea di influenza politica,culturale,militare che attorniava le grandi potenze e che attraeva a sè i paesi periferici.
A volte le sfere collidevano , come in Vietnam o Afghanistan e vi si generavano guerre in cui i due grandi blocchi non venivano a contatto direttamente ma attraverso i "resistenti" , come si direbbe oggi, locali.
Allora però i paesi periferici erano quasi tutti ad oriente,in parte in medio-oriente ma non in Europa dove i due blocchi si fronteggiavano all'altezza di Berlino e Trieste.
Oggi la Nuova Frontiera va da Tallinn a Istanbul.
In 25 anni la Russia ha perso 5250000 Km2 di territorio cuscinetto fra sè , la Francia,la Germania e soprattutto gli Stati Uniti.
Oggi la NATO copre qusi interamente con la sua ala tutto il fronte occidentale russo ad eccezione della Bielorussia e dell'Ucraina.
l'Ucraina,appunto.
Dell'Ucraina sappiamo molto,è un paese che è stato "coperto" ampiamente dai media nazionali durante le sue vicissitudini politiche.Ricordiamo tutti la rivoluzione arancione di Yushenko ed il Polonio che lo avvelenò ,poi le vicende della Timoshenko e il suo imprigionamento e oggi la rivoluzione in diretta ed i prodromi di una guerra mondiale tra la NATO e la Russia.
Quello che si è dispiegato negli ultimi 10 anni è stato un continuo ed inesorabile insinuarsi del blocco occidentale nella sfera di influenza Russa per completare l'accerchiamento sull'intero fianco est attraverso l'inclusione dell'Ucraina nella NATO prima e nell'UE, poi.
Dell'Ucraina sappiamo anche che per la civiltà Russa , Kiev è un pò come Roma è per noi italiani.Una Culla.
Sappiamo anche che l'Ucraina è divisa abbastanza chiaramente in due aree territoriali ed etnico-religiose tra le quali quella Russa si situa chiaramente al di la del Dniepr e nella quale il reddito medio è più elevato che nel resto del paese.Ovvio che questa parte spinga per restare legata, conglobata , alla Russia e che quest'ultima abbia forti interessi economici legati al gas e militari a causa della presenza della flotta sul Mar Nero a Sebastopoli.
La sfera di influenza russa non può restringersi al di sotto di una soglia psicologica al di sotto della quale scatta automaticamente ,nella mente dei russi, la sindrome da assedio di Stalingrado e un concomitante risorgere dell'orgoglio russo.
A cosa può portare questo?La Russia farà ovviamente valere i suoi punti forti come fornitore di energia,materie prime e capitali oltre che come mercato di sbocco per i prodotti tedeschi,francesi e italiani.
I tedeschi hanno in atto con la Russia una forte prtnership nel consorzio NorthStream che aggira l'Ucraina e le Repubbliche Baltiche per portare direttamente il gas russo in Germania.
A sud, Italia,Austria e Francia partecipano al consorzio SouthStream che attraversa il mar Nero e arriva a Taranto e BaumGarter in Austria.
Miliardi di Metri Cubi di Gas dalla Russia all'Europa,Miliardi di Euro che transitano dall'Europa alla Russia in un commercio che nei prossimi anni potrebbe metter fine al dominio del Dollaro come valuta di riserva per gli scambi energetici.
Gli americani nicchiano affermando "a noi va bene qualsiasi soluzione" ma sono chiaramente parte in causa visto il supporto dato al putsch di Yatsenuk e alla minaccia di sanzioni contro la Russia.
Con una spartizione su line etnico-linguistiche il punto di partenza dei tubi che ora attraversano l'Ucraina rimarrebbe in mano Russa mentre l'UE ,di cui l'Ucraina dovesse fare parte, potrebbeentrare in possesso della rete di gasdotti che attraversano il territorio occidentale.
Intanto però vorrebbe dire aver guadagnato altri 150000 Km2 di territorio cuscinetto.
I russi iniziano a pensar male.

mercoledì 19 febbraio 2014

Il (buon)senso delle cose


Questo perdurante stato di crisi economica e politica ha intaccato molte delle concezioni di senso acquisite negli ultimi decenni.Il risultato è una sorta di spaesamento ,un trovarsi a fare le stesse cose di tutti i giorni chiedendosi troppi perché ,una sensazione di assenza di punti fermi per orientarsi e di trovarsi invece in mezzo ad un’ardua navigazione a vista.
La depressione economica,perché ormai tant’è, ha messo in dubbio le capacità progressive dell’attuale sistema economico , ha colpito le nostre certezze materiali e ci ha costretti ad un ridimensionamento mettendo in luce che la regola è :“si è quello che si ha”.
Ecco il primo senso che vacilla :il senso d’identità.
Anche il senso della politica è sceso a livelli infimi, sia nei politici stessi le cui cronache sono ormai più giudiziarie che parlamentari, sia nei cittadini ,che hanno smarrito il senso della rappresentanza,anche se non soprattutto a causa dei primi.Alla distruzione del senso del tempo ha provveduto poi internet, grazie al quale non tramonta mai il sole tra un tweet a Sidney ed  un “Mi piace” a Macugnaga.Il senso del pudore veicolato dai media sembra voler sfondare ogni volta un nuovo limite ,il senso civico è ormai specie protetta così come il senso delle regole,il senso del bello non tramonta mai ma vi hanno costruito un palasport davanti e lo stesso senso dell’umorismo,di questi tempi ,genera un senso di autodifesa .
Ad ogni modo, in generale , si percepisce una Realtà liquida,inafferrabile: ogni giorno che passa è una nuova martellata sul muro delle nostre certezze.
Ovviamente la vittima principale è il Buonsenso.Il buon , vecchio ,buonsenso,si diceva una volta, ma appunto una volta. E ora?Se non esiste più un senso comune,perché tutto è relativo ed ognuno è quel che è,cosa è buono in senso lato?E’ buonsenso spendere poco perché c’è la crisi o ha senso spendere per far ripartire l’economia?E’ buonsenso continuare a votare gli stessi partiti senza senso dello stato che oggi governano insieme senza senso di vergogna, o ha senso opporsi e ripensare il senso dello stare insieme?
Ecco , ci siamo di nuovo persi.Serve senso dell’orientamento al giorno d’oggi.
La vita ha sicuramente un verso unidirezionale,dalla culla al sepolcro, ma esiste più di un modo per darle un senso: per secoli la religione ha fornito l’unico senso della Vita ,ovvero IL senso della Vita,e tutti gli altri sensi ad esso collegati.Poi la politica ha illuso che quel senso fosse un prodotto della propria volontà,o della volontà delle masse.Oggi è l’economia a dare un senso a ciò che siamo definendoci per livelli di reddito,mentre la società si adegua,volente o nolente , alle necessità del mercato di merci ,uomini e capitali e chi si oppone viene tacciato di essere senza senso.
Se non recuperiamo il senso di identità,di destino comune,il senso del possibile ,il senso di ragionevolezza , il Buonsenso ,che per definizione ci fa fare le cose per bene “perché è meglio per tutti”, diverrà relativo e con esso anche la possibilità di trovare le giuste soluzioni ai troppi problemi sul tavolo.Ha senso pensarci su.

mercoledì 6 novembre 2013

Made in U.S.A.&.E.

L'accordo di libero scambio tra Stati Uniti ed EU che è in via di definizione ai più alti livelli , ridefinirà lo spazio geopolitico ,economico e sociale dei prossimi decenni.
Gli USA sono stati , dalla loro creazione sino alla Prima Guerra Mondiale,un debitore netto nei confronti dell'Europa e potremmo addirittura affermare che per i primi 140 anni siano stati un Paese in via di Sviluppo ,secondo le attuali definizioni,con tanto di economia di esportazione. Dal primo dopoguerra in poi ,però,gli enormi capitali privati creati nella prospera , e libera da guerre,America si sono riversati in Europa acquisendo aziende o impiantandone di proprie come Esso o Ford.
Il secondo dopoguerra, dopo la schiacciante vittoria Alleata,ha visto quindi il dispiegarsi di immensi capitali americani nelle depauperate economie Europee sotto forma di aiuti prima e di prestiti pubblici poi.
Dal 1944 il dollaro è stata la moneta di riserva dell'economia mondiale ed il suo principale mezzo di scambio tanto finanziario quanto mercantile:tutte le materie prime sulle borse merci sono prezzate in dollari.
70 anni sono tanti.In tutti questi anni gli USA hanno avuto il "privilegio esorbitante" di poter essere loro stessi a decidere quanto pagare tutto ciò che compravano tramite un uso spregiudicato dell'economia monetarista di cui sono stati massimi artefici , specialmente a partire dagli anni 70 in poi.
Poi è nato l'Euro.
Intendiamoci, l'Euro non è nato per caso e non è il frutto , se non retorico, di alcuna ideologia progressista.E' essenzialmente ciò che è una moneta:un mezzo.Un mezzo per ampliare la base del suo stesso utilizzo,ovvero il mercato,sicuramente un mezzo per dare un prezzo alle merci,in futuro.Ma anche un mezzo per inmmagazzinare valore,così come il buon vecchio dollaro ha fatto negli ultimi 70 anni.
Questo ruolo è stato storicamente demandato all'oro ma ,dal 1971,questo non è più legato al valore di alcuna moneta.Prima del Dollaro anche la Sterlina ha svolto questo ruolo per i 70 anni che vanno dal 1870 agli anni 40 del 900.
Oggi, la massa monetaria in dollari , detta M3 in economia, non viene più neanche pubblicata dalle istituzioni americane , per cui non sappiamo neanche esattamente quanti siano i dollari realmente in circolazione.Ciò non fa pensare che gli americani abbiano intenzione di riportare in nero i loro deficit pubblici a breve.
La politica della BCE è invece esattamente quella opposta,mantenere stabile il valore della moneta indipendentemente dai contraccolpi che l'economia reale dovrà sopportare ,per poter rendere e mantenere l'Euro una moneta "appetitosa" per i grandi turbocapitali mondiali.
Gli  USA hanno perseguito deliberatamente una politica inflazionistica a partire dal 2003 in poi, anno a partire dal quale il valore dell'Euro, dopo essere sceso a 0,86 nei confronti del Dollaro,è salito costantemente arrivando ltre quota 1.64.
Ciò ha portato un vantaggio incrociato a USA ed EU: i primi hanno potuto esportare avvantaggiandosi dal basso valore della loro moneta, mentre i secondi hanno potuto acquistare a minor prezzo le materie prime visto il cambio favorevole nei confronti della valuta di riferimento,il dollaro.
Nel frattempo , il terzo grande attore degli ultimi 20 anni , la Cina, ha continuato a crescere, incamerando Dollari realizzando surplus commerciali a doppia cifra.
Attualmente gli USA sono dipendenti dalla Cina sotto due aspetti:il primo è di ordine finanziario, ovvero i 2500 miliardi di dollari di debito pubblico americano posseduti dai cinesi, ed il secondo è di ordine commerciale poichè gli americani sono importatori netti di prodotti dalla cina, avendo terziarizzato attività o delocalizzato migliaia di fabbriche in quel paese.
I capitali privati americani finanziano impianti industriali in Cina che poi esportano i loro prodotti negli stati uniti ,ma anche in Europa o nel resto del mondo, che vengono pagati in dollari,cosa che aggrava la bilancia commerciale con la Cina alimentando un circolo vizioso.Tutto questo non può continuare ed i cinesi hanno detto chiaramente che il mondo deve dirigersi verso un futuro de-americanizzato,diminuendo contemporaneamente i loro acquisti di Bond americani.
Un basso valore del dollaro ,una presunta indipendenza energetica americana e , appunto, un accordo commerciale Nord Atlantico potrebbero creare uno scenario geopolitico radicalmente differente:
la distanza tra Shanghai e Rotterdam è attualmente di 15000 Km pari a un mese di navigazione,quella tra diciamo, Boston e Rotterdam è di soli 5000 e questo è già di per se un grande incentivo economico.
L'indipendenza energetica ,oltre al vantaggio intrinseco,renderebbe meno necessario un "pattugliamento" dell'area medio-orientale ed i recenti avvenimenti in Siria e gli accordi latenti con l'Iran fanno parte di una strategia di "desengagement" dall'area.

Se poi aggiungiamo che è già in atto un rientro di capitali dai paesi in via di sviluppo verso gli Stati Uniti per finanziare nuove attività di tipo industriale, possiamo delineare i tratti di un possibile sviluppo dello scenario geopolitico mondiale.
A partire dalla stipula del contratto in poi , molte delle merci ora importate dalla Cina verrebbero sostituite da quelle equivalenti prodotte negli Stati uniti , magari da fabbriche Europee  in territorio americano o da impianti americani finanziati da fondi Europei. La rotta che passa da Suez perderebbe quindi diverse tonnellate di traffico verso l'Europa dalla Cina.L'area più ricca di capitali, l'Europa, avrebbe ora la possibiltà di scegliere un partner quasi-unico con i suoi stessi valori sociali,politici ed economici e contemporaneamente assestare un colpo al roccioso regime cinese che vede come fumo negli occhi la possibilità di scendere anche solo al 5% di crescita annua della Nazione,con il timore di rivolte di disoccupati e contadini a turbare la stabiltà politica.
Dal punto di vista sistemico il quadro sembra plausibile e persino auspicabile senonchè porta con sè dei contraccolpi sociali ed economici non irrilevanti.
La bassa paga oraria,la bassa sindacalizzazione, le leggi pro-mercato rendono gli USA l'habitat perfetto per realizzare e condurre imprese industriali e da questo presupposto i risvolti per l'Europa delle tutele,dei diritti, dei salari più elevati, potrebbero essere drammatici.
Le aziende manifatturiere si troverebbero di fronte nuovi concorrenti americani, sgravati dai dazi, e con prodotti equivalenti per qualità ma di prezzo inferiore.La riconversione del tessuto industriale Europeo potrebbe impiegare anni a compiersi.
In uno scenario simile un paeses come l'Italia avrebbe seri problemi:la maggior parte delle imprese nazionali ha meno di 15 dipendenti ed è orientata al mercato interno , su prodotti di medio/bassa tecnologia.
Queste aziende si troverebbero dall'oggi al domani di fronte alla concorrenza di produttori più abili degli economicissimi cinesi e potrebbero venirne decimate.
Va da se che per le finanze pubbliche un tracollo industriale di questa portata sarebbe esiziale poichè la ricchezza nazionale si ridurrebbe ancor più rendendo inutile la sovratassazione, con l'impossibiltà di pareggiare il bilancio senza tagliare pesantemente sui costi e di conseguenza sullo stato sociale.
Ciò potrebbe avvenire anche in altri paesi europei portando così alla fine del Welfare state come lo abbiamo conosciuto dalla fine della guerra in poi.L'abbraccio americano porterà con sè più "mercato" dove oggi lo spazio è occupato dal pubblico come nella sanità e porterà il mercato del lavoro Europeo ad assomigliare sempre più al suo omologo con tutto quello che una situazione lavorativa "all'americana" comporta.
La Cina si sta già preparando ad uno scenario simile,stabilendo contratti di swap tra Euro e Renminbi ma anche dotandosi di tre gruppi di portaerei da dislocare nel mar cinese meridionale.Allo stesso modo il PCC sta per dar il via ad un nuovo piano di riforme di tipo economico che dovrebbero orientare ancora di più l'economia verso un cammino meno dirigista, portando ad una netta diminuzione dello stato nel possesso di imprese produttive.Resta il fatto che la Cina ha una economia energivora la cui tendenza a crescere sembra non fermarsi e questo è il vero tallone di achille del sistema di sicurezza cinese.Di fronte ad una aumentata difiicoltà di raggiungere l'area MO resta l'opzione dell'abbraccio con la Russia.Ma questo è un altro capitolo.

domenica 10 marzo 2013

Parliamo un po’ delle prossime elezioni ...



No, non quelle che si sono tenute lo scorso 24 febbraio ma quelle che le seguiranno entro un lasso di tempo di due anni ,più o meno .I numeri ,ma soprattutto gli attori in campo ,ci dicono che qualsiasi sarà la configurazione del governo , questo non potrà contare su una maggioranza solida e coesa , a meno di un attacco esterno di natura economica.Non possiamo quindi ragionevolmente attenderci un governo di legislatura ma forse uno di “Salvezza Nazionale” , che opererà scelte dure appoggiandosi ad una maggioranza trasversale. Segni di improvvisa presa di coscienza di questa realtà sono anche le voci di un possibile , prossimo,settennato “breve” di Napolitano per accompagnare questa fase .L’eventualità di elezioni più o meno immediate non è percorribile a causa del cosiddetto “semestre bianco” , che precede l’uscita di scena del Presidente della Repubblica , e che non permette lo scioglimento delle Camere.
Visto il dibattito prima delle elezioni ed il risultato di queste, una nuova legge elettorale dovrebbe essere la priorità di qualsiasi governo prossimo venturo e , se venisse realizzata , impiegherebbe circa un anno e mezzo per nascere, a causa dei nostri regolamenti parlamentari.Ovvio che una volta fosse pronta verrebbe sicuramente la voglia di utilizzarla subito per sfruttarne l’effetto novità .
E’ però vero che il prossimo parlamento dovrà dare vita ad un governo che avrà a che fare con compiti e responsabilità da brivido.Il sistema è gravato di costi ad ogni livello e non riesce più ad accumulare un surplus accettabile.Le famiglie italiane sanno bene che è tempo di ridurre le spese di ogni euro possibile per far quadrare lo stipendio e non ricorrere ai risparmi o , peggio , al credito.Ecco , il “Sistema Italia” deve fare la stessa cosa.
Si andrà avanti a forza di fiducie parlamentari sul filo del rasoio e decreti legge da ratificare per cui potrebbe non esserci il tempo tecnico per discutere una nuova legge elettorale.Se il prossimo parlamento non la voterà entro un anno,un anno e mezzo ,alla prima crisi parlamentare , si andrebbe necessariamente a votare con quella esistente.
Possiamo verosimilmente pensare che alla prossima tornata avremo meno formazioni politiche in lizza? E quindi quante possibilità avremo di avere un governo stabile ed all’altezza delle necessità della Nazione? Io dico poche.
Inoltre , se non verrà emendata la costituzione, per quanto riguarda la forma di governo, non sarà possibile realizzare una legge elettorale di tipo Presidenziale o Semi-Presidenziale alla Francese e perciò la scelta sarà limitata ad un sistema proporzionale o maggioritario o uno simile a quello in atto , il che ci riporterà all’esigenza di creare coalizioni pre o post elettorali.Abbiamo già visto i risultati in quelle che impropriamente chiamiamo la “prima” e la “seconda” Repubblica.
Che tutto ciò sia difficile è chiaro , che sia anche necessario farlo è una certezza anche per i sassi.
Speriamo almeno che anche loro la prossima volta non si presentino alle elezioni.

martedì 31 gennaio 2012

Cara, mi è avanzato l'Iran...

Dimenticate quei 300.Non sono mai morti.
Dimenticate Ciro il Grande,l'Impero sasanide ,lo Shah e Khomeini,dimenticate lo stretto di Hormuz.Puf,spariti.
Ora,su quei 1.700.000 chiilometri quadrati c'è il mare,anzi c'è sempre stato perche l'Iran ,semplicemente, non è mai esistito.
E' un esercizio di fantasia , certo , ma mette in luce le caratteristiche geostrategiche minime di una Nazione:la sua posizione ed il suo rapporto con le nazioni vicine.Si può provare a farlo con ogni Nazione su un mappamondo; con la Francia,l'Iinghilterra,Gli stati Uniti o l'Albania.
Le Nazioni esistono perchè esistono i popoli che le abitano ma i popoli esistono se la Geografia lo permette.
Prendete una cartina del mondo e guardatela: alcuni di quei paesi hanno confini frastagliati,discontinui,frattali. Altri invece hanno confini netti,squadrati,ortogonali.
Spesso i primi hanno deciso le sorti dei secondi e di dove quelle linee dovessero essere tracciate.E se la geografia fosse diversa da oggi,proprio in quel punto delimitato da quelle linee di frontiera?
E' suggestivo.
Ma continuiamo con l'Iran.
L'oceano indiano si estenderebbe dal corno di Oman e dal Bahrein alle coste dell'Afghanistan.La Russia vi avrebbe uno sbocco tramite il mar Caspio così come l'Armenia,La Turchia e l'Iraq anche il Kazakhstan,il Turkmenistan e l'Azerbaijan.Non sappiamo per certo se quella zona risulterebbe più o meno ricca di gas e petrolio come lo è oggi e non possiamo dirlo perche le leggi della geologia non seguono le fantasie umane.
Per sbilanciarci potremmo dire che, si, forse alcuni giacimenti offshore potrebbero anche trovarsi ma dipende comunque dalla profondità della fossa che una tale assenza genererebbe nell'oceano.

Ma già la sua assenza in termini di posizione geografica basta a ridefinire l'ordine storico degli ultimi 7000 anni.L'intera Storia dell'Umanità dovrebbe essere riscritta,tutti i libri sacri dovrebbero essere per lo meno rivisti e corretti.
Alcune etnie e religioni ,forse, non esisterebbero neanche.
Riflettere sulle conseguenze di questa situazione sulla storia dell'Europa potrebbe portare via centinaia di miglia di post come questo.
E l'India come sarebbe? E la Cina?E la Russia ,fin dove sarebbe? Gli Inglesi sarebbero mai arrivati in Australia?
Saremmo giunti prima in America?
Non neghiamolo, prima della Storia che una Nazione si è data vi è la sua Geografia: la sua posizione ,il suo suolo,il cielo ed il mare che la avvolgono.La posizione e l'abitabilità di un territorio ,con i suoi confini naturali determinano l'avvenire di quel territorio ed il suo diritto a farsi chiamare Paese prima e Nazione poi.
Quel posto glielo ha dato la Terra, con i suoi movimenti e la sua lotta con il mare,ma gli uomini e le donne che lo abitano ci sono arrivati dopo.Solo dopo è diventato popolo,conoscendo quel territorio,padroneggiandolo,assorbendolo .
Ed è popolo di quella Nazione perchè la ha abitata da sempre,l'ha difesa ed ha lottato per renderla più grande,ne ha scritto la Storia e poi l'ha subita.
Gli Iraniani lo sanno e anche noi italiani ne sappiamo qualcosa.
Le nazioni spariscono nei trattati internazionali,cancellate da tratti di penna , craterizzate dalle bombe tante o poche che siano,ma anche se i confini cambiano ma le genti restano.
Ricostruiscono ,ricordano e poi rivendicano,sono se stesse.
La storia riparte ed a volte, dicono, ritorna.
Nulla è mai definitivo.
Tranne un asteroide dallo spazio un pò in ritardo.



martedì 25 ottobre 2011

La Politica è' morta ,Viva la Politica.

20 anni fa in una calda giornata d'estate si dissolveva l'Unione Sovietica.
Oltre Settant'anni di rivalità tra due blocchi che erano diversi in tutto ed in tutto contrapposti terminava e lasciava un solo sistema di valori vincitore sul campo:il modello occidentale.
Capitalista,progressista,per lo più cristiano,democratico;abbiamo vissuto in questo sistema per molta parte della nostra vita ormai, e le generazioni che definiamo "giovani" non hanno conosciuto che questo.E' la "nostra" normalità.

In questi vent'anni quasi ogni indicatore è cresciuto,perchè indipendentemente dai crolli di borsa o dalle crisi economiche , oggi stiamo meglio in tutti gli ambiti dela nostra vita.L'aspettativa di vita si sta alzando a livello globale,mangiamo di più,anzi troppo,vi sono più automobili e le nostre case sono piene di apparecchi elettronici che venti anni fa ,ma anche solo dieci, non esistevano o erano agli albori.
Va tutto bene allora? No di certo.

Quella che stiamo vivendo e che definiamo "crisi" nei discorsi quotidiani è in realtà l'ultima fase di un processo cominciato proprio vent'anni fa con la firma del trattato di Maastricht del 1992.In quel momento non nasceva solo l'Euro ed attraverso esso l'Europa ,ma prendeva forma un assetto del potere globale diverso da tutti quelli precedenti.Ora tre dei componenti del G8 il club dei grandi , organo non ufficiale ma diventato nel tempo sempre più abituale quale consesso internazionale, hanno la stessa moneta e la stessa bandiera.Siamo per ironia passati ad un G6.
Quella moneta è oggi la moneta più forte, e compete ogni giorno con il dollaro per divenire moneta di riserva.Quello che abbiamo di fronte , in televisione, ogni giorno , è il resoconto dettagliato, quasi una telecronaca sportiva, di un'altra svolta della Storia come quella avvenuta vent'anni fa. L'era del Dollaro,la moneta più moneta delle altre,sta giungendo a conclusione e gli americani dovranno saper fare di necessità virtù per poter mantenere in piedi un sistema per nulla attento alle differenze sociali,alle ineguaglianze,alla compassione.

Se l'Europa invece riuscirà a salvarsi dagli attacchi internazionali ,che sembrano ogni giorno di più effetti delle forze di reazione a questo cambiamento ,guadagnerà probabilmente il suo diritto al monetarismo espansivo se lo vorrà usare , oppure potrà essere l'azionista di maggioranza di un paniere di valute mondiali affidabili finanziariamente e contagiare con il suo sistema di regole anche gli altri sistemi economici.L'Economia regge ora i destini del Mondo e la Politica le cede nolente il passo.

Perchè questa digressione economica? Perchè ridurre quattro lustri di Storia ad una mera operazione finanziaria?
Perchè la fine dell'URSS ha messo termine ad una alternativa che era Sociale,Politica ed Economica insieme.
Gli ideali che si stavano spegnendo,quelli del Socialismo e del Comunismo, avevano orientato l'azione degli Uomini per centocinquant'anni;valori,abitudini,comportamenti e logiche di azione ed i pensiero consolidate ad un tratto non servivano più,anzi divenivano disfunzionali.
Quelle dottrine avevano impedito al capitalismo ultra liberale degli anni venti di divenire un Moloch planetario imponendo però al mondo un freno alle possibilità espressive dell'umanità;in un piano quinquennale c'è davvero pochissimo spazio per i colpi di genio e le virate gestionali a cui ci hanno abituato persone come lo scomparso Steve Jobs.

In Europa ,Italia a parte,i principali partiti comunisti sono svaniti entro pochi anni dalla fine dell'URSS e ciò ha lasciato spazio ad un'unica ottica, un'unica Weltanschauung per tutti i sistemi politici.La presa dei concetti propri della sinistra in tutti i paesi si è affievolita ed il mercatismo è divenuto padrone della scena poiltica.Tutto per il mercato, tutto attraverso il mercato.Il liberismo di stampo anglosassone fatto di Stato ridotto e Mercati liberalizzati è diventato presto l'unico fine di tutti i sistemi politici occidentali ormai liberi dalle dicotomie Mercato/Comunità , Capitalismo/Economia Pianificata imposte dall'ingombrante presenza ideologica di Mosca.

In questa situazione la Politica si è trovata a dover svolgere esclusivamente un opera di amministrazione e risoluzione delle istanze portate dal Mercato , termine che ormai porta con sè , incastonato, anche quello di Società.
Le privatizzazioni, le liberalizzazioni di interi comparti economici,la spinta decisa sulla competizione e sull'export,determinano infatti un clima nuovo e nuovi rapporti sociali.L'ottica cliente-fornitore diviene abituale ,una forma mentis necessaria ad interpretare i nuovi fenomeni sociali.

Facciamo un esempio:
Se una grande azienda ,prima di proprietà dello Stato viene venduta in una fase di privatizzazioni,a grandi fondi transnazionali che mirano al massimo profitto ,potremo immaginare che questi spezzetteranno la società,chiuderanno i reparti improduttivi,estrometteranno personale delocalizzando alcune linee e terziarizzando lavorazioni interne tramite lo spin-off di rami d'azienda che andranno a formare nuove, piccole e medie imprese.
Nel giro di pochissimi anni,la realtà sociale dei cittadini lavoratori di quell azienda cambia radicalmente;ora sono parte di un processo economico, prima tutto interno all'azienda , che è anche in parte esterno e coinvolge altri operatori economici.Il rapporto con il lavoro si modifica e con esso lo stile di vita.
E' l'intera società che ormai vive in un'ottica di interdipendenza funzionale sempre più stretta e complessa.

In questi vent'anni sono cambiati gli imperativi che guidano le nostre azioni,le nostre chiavi interpretative,le nostre aspettative.Siamo cambiati noi.
L'ottica è sempre più di breve periodo ,nuove necessità nascono da stimoli sempre più intensi.
Le mode si succedono sempre più rapide e influenzano sempre più le abitudini.L'esistenza è divenuta quotidianità.Manca un fine.
La crisi economica nella misura in cui l'economia si è sostituita alla politica come mezzo per la realizzazione delle nostre aspirazioni è anche crisi esistenziale.
Ma l'economia non ha altri fini che la continuazione di se stessa,non può proporre traguardi ideali che possano portare un individuo a crearsi un orizzonte d'azione che non sia meramente lavorativo.Più lavori più guadagni.Più lavori,meno tempo hai per tutto il resto.

La politica invece ha uno spettro più ampio,coinvolge molteplici aspetti dell'intera nostra vita,deve avere un orizzonte stabile per fornire una cornice anch'essa stabile all'esistenza degli individui.Nascere,crescere,avere dei figli,morire dignitosamente non sono fini ultimi dell'economia sia essa industriale o finanziaria ma devono esserlo per la Politica che è fatta dagli uomini per gli uomini e non dai numeri per il profitto.
Se lasciamo che la politica sia indotta nelle sue scelte esclusivamente da principi di natura economica senza che siano chiari i fini socialmente espressi ed i valori che supporterano l'azione,allora avremo vinto la battaglia contro i Piani Quinquennali per perdere la guerra contro le Relazioni Trimestrali.

lunedì 21 marzo 2011

l'Europa,Idra senza coordinamento.

La crisi Libica ha chiaramente messo in luce come l'Europa sia paragonabile alla figura mitologica greca Idra per la sua capacità di poter guardare in molte direzioni ma , a differenza delle terribile Dea, di non essere determinata a coordinare le proprie azioni verso un agire comune ma soprattutto uno scopo comune.
In questa occasione è stata la Francia a rubare la scena all'Europa Unita , muovendosi ad un attacco e ad un impegno che andava ponderato con più calma.
La possibilità di ottenere le grazie di un neonato governo libico o di almeno un "kosovo cirenaico" ha fatto agire un Sarkozy già peraltro smanioso di riconquistare consensi in casa propria , viste le Presidenziali dell'anno prossimo.
La Gran Bretagna si è prontamente associata per riguadagnare terreno in un area geografica persa da troppo tempo ma anche un pò per spirito di vendetta, in memoria della strage di Lockerbie.La Germania ha deplorato l'intervento e ha negato il proprio appoggio :è facile notare come su tre guerre, Afghanistan,Iraq e ora Libia, la Gemania si sia defilata in due casi.
Partecipa la Spagna ma non la popolosa Polonia, si propone la Danimarca affamata di mercati medio orientali per i suoi prodotti lattiero caseari (grazie ai quali è già leader in altri paesi di quell'area), tentenna la Norvegia.
L'Italia, grande sconfitta di questa situazione, reclama a gran voce l'istituzione di un comando NATO unificato pena la sottrazione delle basi al controllo straniero.
Insomma , Uno (gheddafi) per tutti e tutti (le nazioni europee) per conto proprio.
Analizziamo la situazione:
Gli USA non se la sentono di impegnarsi su un nuovo fronte , per giunta di nuovo Musulmano, ma non possono lasciare che venga intaccata la loro posizione di guida della Comunità Internazionale ed infatti il comandante di questa ennesima versione della "Comunità Internazionale" è un americano: l'Ammiraglio Mike Mullen.
Cina e Russia si sono astenute nella votazione per la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU , dando così il via all'istituzione della NO-FLY Zone salvo poi denunciare l'attacco Francese come estraneo alla risoluzione stessa.
Anche il Brasile si è detto contrario mentre la Lega Araba concorda con il fine ma depreca la modalità con cui lo si sta perseguendo.
Non sembra sarà una guerra breve proprio ed anche perchè l'avversario può contare su queste divisioni per guadagnarsi amici e snervare i nemici.
Questa guerra può essere definita una "BlitzKrieg" solamente per quanto attiene alla modalità di dichiarazione che è stata , appunto , lampo ma in quel breve momento non si è pensato probabilmente al fatto che dal punto di vista del popolo libico, nutrito esclusivamente dalla propaganda libica, la questione centrale della "Libertà da Chi" non è concorde con il nostro.
In breve, non ci siamo chiesti se realmente la sollevazione di cittadini libici di una parte specifica del paese non sia stata interpretata come una interruzione della legalità (libica) dalla restante parte.
Non sappiamo abbastanza di questo Comitato per una Libia Libera con base a Benghazi e tantomeno non abbiamo nè un volto ne il nome di un leader da citare per menzionarlo.
Portando all'estremo, è come se in Francia, la regione della Linguadoca si ribellasse al governo Francese e puntasse alla trasformazione dell'intero stato francese o almeno all'indipendenza da esso.
Abbiamo dato credito ed amplificato le parole di pochi senza ascoltare la maggioranza del Popolo Libico ed ora è questo stesso popolo a patirne le conseguenze.Independentemente dal fatto che la maggioranza della popolazione senta di dovere fedeltà a Gheddafi, è perlomeno dubbio che vogliano lottare contro il Tiranno per poi perdere la loro indipendenza a favore di una "coalizione dei Volenterosi".
La propaganda , insieme a 40 anni di Nazionalismo sfrenato, faranno sì che almeno una parte di essi possa avere un concetto diverso dal nostro di " Libertà da Chi" e pensare che è necessario "Liberarsi di Noi" e non "Grazie a Noi".
Dovremmo poi chiederci quali e quante alternative abbiamo lasciato a Gheddafi prima di imporgli la nostra volontà manu militari ; Ben Alì e Mubarak hanno avuto tempo e contatti influenti per poter decidere, il loro sistema informativo , specie quello egiziano, non era totalmente nelle loro mani e questo ha fatto sì che le manifestazioni di piazza Tunisine ed Egiziane abbiano potuto raggiungere le opinioni pubbliche internazionali e generare solidarietà.
Gheddafi è stato quasi subito deferito al Tribunale Penale Internazionale ,non lasciandogli così nessuna alternativa; inoltre della crisi e delle manifestazioni Libiche non abbiamo , o quasi, immagini.
Quelle libiche di fonte governativa vengono quasi celate e quelle fornite dagli "insurgents" sono quasi sempre le stesse emai ambientate nei centri abitati.
Non ci sono notizie in merito a "danni colaterali" provocati dagli attacchi Franco-Americani ma sappiamo che 8000 combattenti cirenaici sono caduti vittime del fuoco dell'esercito regolare libico.E' ora di darsi un pizzicotto.
Sono troppe le domande che si pongono analizzando questa nuova, ennesima "crisi" ; il solo far ricorso al principio dell'intervento umanitario non è sufficiente dal momento in cui si usano gli stessi mezzi, l'aviazione, per bombardare di notte il territorio libico.La volontà di liberare la Libia dal Tiranno è estranea alla risoluzione ONU e non è contemplata nella carta delle Nazioni Unite di cui anche la Libia è firmataria.Cosa faremmo se questa guerra dovesse protrarsi nel tempo?Quali sono gli scenari possibili?
Si è paragonato l'attuale periodo come al 1989 dell'Est Europa.In quella occasione un Europa divisa ed un Esercito americano riluttante , aiutarono la Jugoslavia a suicidarsi.Gli stati nati da quella de-federazione oggi fanno quasi tutti parte dell'UE.Non è credibile, ad oggi, che un giorno Egitto, Tunisia o Libia ne possano far parte.Se non vogliamo includere queste nazioni , un giorno, nel nostro sistema di regole e valori , ma anche di ricompense e gratificazioni,dovremmo allora lasciare che sia il loro sistema di valori a decidere da Chi essere liberi e soprattutto Liberi di fare Cosa.
L'Europa dovrebbe fare una scelta coraggiosa ed umile allo stesso tempo: riconoscere che non esiste una sola Europa ma tante quante sono le nazioni che la compongono. Perchè la l'Europa non può essere ad un tempo solo Francese, Tedesca o Italiana. Perchè la veneranda età di Lady Europe dovrebbe averle insegnato che la Germania guarda ad Est ma l'Italia guarda a Sud, Che l'Inghilterra quarda ad Ovest e che la Francia sta in mezzo a tutte loro.
Ognuna delle Nazioni Europee ha una propria specifica area d'influenza , storica, geografica,o politica.Se proprio non è possibile non farsi concorrenza nelle rispettive aree è almeno auspicabile non dare modo all' eventuali terzo incomodo di poter trarre beneficio dalla querelle.
Per inciso , il terzo incomodo questa volta ha gli occhi a mandorla.

giovedì 23 settembre 2010

Gira il mondo,gira.

Il mondo è vasto.
Esistono luoghi bellissimi.
Ma ne esistono alcuni che invece sono solo preziosissimi.
Una rapida occhiata ad un mappamondo rivela subito quali luoghi sono vitali per il mantenimento del sistema nella sua interezza,luoghi la cui sorte può immediatamente ripercuotesi sul destino di altre nazioni della terra.
Malacca,Suez,Hormuz,Aden.
Questi luoghi,di per se,non hanno nulla di attraente ma sono i punti nevralgici del sistema di trasporto navale mondiale.L'Europa esporta le sue merci su questa rotta ed altrettanto fa la Cina in senso opposto.
Il 70% del greggio destinato all'Asia passa da Malacca.Dallo stretto di Hormuz passa il 20% di petrolio verso l'europa e gli USA ed almeno altrettanto gas.
Tempo fa il presidente Tedesco ,Koehler,si è dimesso per aver affermato ,più o meno, che fosse normale che si difendessero le rotte commerciali utilizzando la marina militare.
Non aveva tutti i torti.
Il PIL della Germania e dell'Europa Tutta passa per quei punti e non solo.
Le vie di terra sono altrettanto importanti ed ancora di più lo sono le rotte del gas e del petrolio stese da Est ad Ovest.
Certo stiamo parlando del mondo ma in realtà parliamo dell'Europa.E gli Stati Uniti?E la Cina?
Potrebbe suonare un pò etnocentrico riferirsi al mondo dimenticandosi il resto del mondo ma,obiettivamente,è così.
In fondo è vero che Russia,Brasile e MedioOriente vedono nell'esportazione di materie prime la risorsa fondamentale di sostentamento,così come è vero che la Cina e l'intera Asia rappresentano,verosimibilmente la "Fabbrica del Mondo".
Le campagne pubblicitarie ed i prodotti del vivere quotidiano sono fatti per popolazioni occidentali.La loro diffusione è globale nella misura in cui l'Occidente ha interessi importanti in tutti e tre i vertici del trangolo.
Nel momento attuale,testimoni del tramonto del "momento unipolare" americano e all'alba del "secolo cinese",scopriamo che l'Europa è più che mai centrale nel commercio mondiale e che senza di essa,lo stesso commercio mondiale non sarebbe per nulla equilibrato se non fattibile.
Ripensando il modello detto del "commercio triangolare" del XVIII secolo,potremmo identificare la Cina con la Forza Lavoro,Russia,Brasile e MedioOriente con L'energia e l'Europa ,insieme agli Stati Uniti, con il Mercato di sbocco.
E' vero che il commercio mondiale è più vasto e complesso,ma se riduciamola granularità dei dati all'essenziale e li associamo alla reltà sociali delle singole nazioni possiamo empiricamente ridurre il quadro a questo.
Lo squilibrio attuale ,creato dagli Stati Uniti in crisi di esportazione , troppo indebitati da dieci anni di tassi quasi nulli per importare,ma incapaci di produrre da sè ciò che le loro fabbriche cinesi in outsourcing rimandano loro in patria,non sono più il volano del sistema.
Il consumatore Americano è esausto;il "cavallo" non beve più.
Il dollaro non può apprezzarsi e il governo americano tantomeno lo vuole.
Le merci cinesi ,per poter lasciare la madrepatria,devono dirigersi in Europa o,ultimamente,in Sud America.
L'Euro si apprezza in virtù del suò essere ormai valuta di riserva e le importazioni quindi risultano più vantaggiose.Il prezzo delle materie prime,valutate in dollari ,risultano oggetto di accaparramento in attesa della ripresa e come acquisto favorevole in assenza di domanda strutturale.
Proseguendo sempre più con ragionamenti concatenati di questo genere potremmo legare tra loro tutte le questioni più rilevanti sul tavolo in questi ultimi anni:
Le enormi riserve valutarie cinesi,le guerre per il controllo delle risorse petrolifere,le tensioni nell'asia centrale,il fenomeno dei Pirati dal mar rosso al golfo di Aden,la questione del Nucleare Iraniano,le oscillazioni delle valute,la rinascita della Russia,il perfezionamento del "Processo di integrazione Europeo".
In un mondo come questo,tutti hanno bisogno di tutti.Ma ,parafrasando Orwell,qualcuno ha più bisogno degli altri.