Perchè Ordine e Progresso?

Il Blog prende il nome dal motto inscritto sulla bandiera del Brasile e mutuato da un'aforisma di Auguste Comte.
Questi, uno dei padri della Sociologia, era una convinto positivista, il che nel 1896 lo rendeva anche un progressista.
L'importante è , come infatti Comte mette al primo punto, che l'Amore sia sempre il principio cardine dell'Agire.


L'Amore per principio e l'Ordine per fondamento;il Progresso per fine

Auguste Comte ,1896

martedì 8 dicembre 2020

Sparagli ancora, Sam

 



Negli ultimi mesi, l'Iran è stato colpito dall'assassinio di due figure emblematiche: il Generale Soleimaini e lo Scienziato Nucleare Fakhrizadeh-Mahabadi. Sono notizie geopoliticamente rilevanti ma lasciano fredda l'opinione pubblica. In fondo, perchè noi europei dovremmo curarci dell'Iran? La storia è lunga, ma l'Italia vi ha rapporti economici da 70 anni tramite l'ENI e altre grandi imprese, la Francia è la nazione che ha ospitato Khomeini durante il suo esilio fino al '78, la Germania ha rapporti che datano sin dagli anni '20, e tutti sono interessati ai suoi immensi giacimenti di gas, vero motore dei prossimi anni. L'Iran è un osso duro, ha una storia di 5000 anni e un esercito ben equipaggiato. E' spalleggiato dalla Russia e dalla Cina, paese che ne importa la quasi totalità dei prodotti petroliferi. L'Iran è presente, per procura e direttamente, in Siria, Libano e Palestina. Ha accordi militari di vario grado anche con Turchia, India, e Pakistan. Ma non vi sono solo conflitti. L'interscambio commerciale nella sua area è in crescita, sebbene le sanzioni americane restringano parecchio il campo alle sue esportazioni. Da anni è impegnato in un duro confronto sul suo programma nucleare ed è obiettivo militare dichiarato di USA e Israele. E' una guerra dichiarata dai fatti, non sulla carta: non è infatti possibile uno scontro militare diretto tra i rispettivi eserciti, senza causare danni immensi a tutta l'area mediorientale e, di riflesso, a mezzo mondo. Da 40 anni verso l'Iran è stata quindi dichiarata una guerra fatta di sanzioni, attentati, terrorismo interno, rivolte colorate, sabotaggi e omicidi mirati. Ciò a cui ci stiamo abituando è che si possa colpire una Nazione sul suo territorio, o ucciderne un Generale in un attentato, e che ciò possa venir percepito come giusto in senso assoluto. Una qualsiasi rappresaglia scatena invece una vocale riprovazione generale. Siamo a volte ostaggi della nostra stessa propaganda, ma incoerenti rispetto ai nostri Valori tanto che non tentennerremmo, se fossimo noi i destinatari di quegli attacchi mirati, nel dichiarare realmente una guerra. Dovremmo ricordarci che "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te", è la regola aurea fondamento dell'etica di ogni cultura e che vale per tutti solo se vale con tutti. Sono certo che valga anche con gli iraniani.

domenica 6 dicembre 2020

Onda su Onda,

 



In tutto il mondo è ormai in corso da mesi la cosiddetta seconda ondata della pandemia, con il suo corollario di misure di emergenza, divieti e chiusure. Sebbene l'economia finanziaria non ne sembri toccata, quella reale, fatta di negozi ed attività produttive, sta soffrendo enormemente. I tanto agognati vaccini sembrerebbero ormai pronti a tempo di record e, se saranno realmente efficaci, questo triste periodo potrebbe vedere la fine entro la metà del prossimo anno. O almeno così si spera. Nascosto dietro l'angolo, pronto a colpire non appena avremo finito di festeggiare il ritorno alla normalità sanitaria, c'è però un pericolo che possiamo solo intravvedere: l'assenza di ripresa economica se non una decisa recessione. Tutte le nazioni hanno intrapreso programmi di stimolo monetario fondato su un forte aumento del debito pubblico, per dare sostegno alle tante attività in crisi, ma è certo che dopo un anno in cui gli introiti saranno stati appena il 30% rispetto all'anno precedente, molte imprese saranno costrette a chiudere. Quelle che riusciranno a mantenersi attive, subiranno forti perdite, eventualmente incrementando la quota di crediti inesigibili, o incagliati, in mano a molte banche. Queste ultime sono già alle prese con i postumi mai smaltiti della crisi del 2008 e con tassi reali negativi, che vanno ad erodere i loro margini di profitto. Meno margini significa poter disporre di meno capitale da poter impiegare nel credito ( le regole dettate dalla normativa Basilea 3, impongono di mantenere un'elevata quota di capitale a riserva per cautelarsi contro rischi di insolvenza), portando la situazione ad avvitarsi su sè stessa. Per quanto tempo, poi, gli Stati potranno continuare a mantenere debiti pubblici ben oltre il 100% (L'italia, entrata nella pandemia con il 143% di debito si stima ne uscirà con il 170%) senza far ricorso a tagli del welfare o all'aumento delle tasse? Se la base imponibile di ogni nazione si restringe a causa dell'assenza di reddito di larghe fasce di popolazione, queste tasse si riverserebbero su quella fascia, sempre più esigua, che ancora percepisce un reddito, portandola verosimilmente ad una contrazione delle spese. Nel frattempo, i miliardari globali continuano ad aumentare la propria ricchezza e nulla pare in grado di portare il dibattito pubblico ad orientarsi verso un aumento di tassazione a loro carico e ad un riequilibrio fiscale. Le società vedono aprirsi sempre più il divario tra il ceto più ricco e quello più povero, con un brusco assottigliarsi della classe media, il blocco sociale su cui storicamente si fondano le democrazie occidentali. Finita la pandemia, saremo in grado di trovare un vaccino alla deriva oligarchica intrapresa da molte società nel mondo? E' ora di iniziare a pensarci.

lunedì 19 ottobre 2020

Che fatica esser cristiani.



Che fatica esser cristiani.


La religione Cristiana si fonda sugli insegnamenti di Gesù, il Dio fattosi Uomo.


Detta così sembra un'affermazione banale, forse perché, dopo 2020 anni, diamo per scontata l'esistenza di atteggiamenti quali la compassione, l'amore verso il prossimo, la tolleranza e in generale di tutti quei valori considerati positivi e fondanti dalle società occidentali. Va da sè che questi valori esistano anche nelle altre civiltà, siano esse fondate su principi religiosi o meno, ma in alcune di esse valgono solo per gli aderenti a quelle stesse civiltà. Alcune di esse hanno in comune con il Cristianesimo la stessa radice, il monoteismo, altre sono politeiste, altre ancora sono apertamente atee.


Alla prima categoria appartengono ebraismo e Islam, al secondo l'induismo, al terzo le nazioni materialiste come la Cina. Solo il Cristianesimo, però, definisce sé stesso come Universale. Il messaggio di Cristo è destinato a tutti gli esseri umani, indistintamente, al di sopra di ogni credo specifico o orientamento politico. Non può dirsi lo stesso per tutte le altre religioni o per quelle civiltà che propugnano l'assenza tout-court di un Dio o la presenza di molteplici Dei.


Alcune di esse definiscono "infedeli" coloro i quali non vi appartengono, per altre non è possibile esserne parte se non per discendenza di sangue, alcune prevedono l'appartenenza ad un determinato gruppo etnico. Il cristianesimo professa la fratellanza di tutti, l'Amore incondizionato di Dio e la salvezza per tutti. Le sue regole sono meno stringenti di quelle delle altre religioni, non vi è ad esempio una stretta regola alimentare o un abbigliamento da tenere, e vige il principio ultimo del "libero arbitrio" a cui ognuno è sottoposto in piena coscienza di sé.


Si potrebbe continuare, in una sorta di analisi comparata tra le religioni (o le teorie che prevedono l'assenza di un Ente Supremo), ma in definitiva i principi del cristianesimo sono stati enunciati, tutti, nel famoso "discorso della montagna " di Gesù: misericordia, umiltà, compassione, capacità di perdono, amore verso il prossimo. Il cristianesimo e i suoi fedeli, sono sotto attacco da almeno un decennio, a volte in forme anche molto violente. Non è solo la presenza fisica dei cristiani ad essere osteggiata, ma la stessa dottrina: in alcuni paesi di quella che è stata l'area del mondo che né è stata per secoli il centro propulsivo, l'Europa, essa è ridotta a mera "convinzione personale" e non sembra più essere il fondamento dei Valori di quelle società.


In alcune di esse non è esercitata più dalla maggioranza della popolazione ed è, in alcuni casi, osteggiata tanto dalle entità statali che dai credenti delle religioni "importate". In Europa, ma non nelle aree in cui vige una diversa sensibilità religiosa come Arabia Saudita o Cina, vige oggi la spinta alla multiculturalità, e la sensazione che una religione come quella cristiana sia "scomoda" per chi gestisce il potere è forte.


La sua natura di religione del "Dio che si è fatto uomo" le impone di essere aperta a tutti. Il suo è un messaggio di una Pace disarmante, tra tutti e tutti.Il suo essere religione di mediazione tra l'uomo e Dio, la rende parte terza, con un'interpretazione diversa da quella delle altre religioni del libro che hanno con il Dio di Abramo, un rapporto univoco, più diretto. Il Cristianesimo è una religione che deve stare "tra": tra la gente, tra il Potere e le persone, tra Dio e l'Uomo.


In un mondo multiculturale, "liquido", interconnesso, competitivo, aperto, il Cristianesimo ed i cristiani sono sottoposti ad una forte tensione etica. L'Islam radicale e le sue manifestazioni a volte violente, la forte immigrazione, le teorie di genere, la sessualizzazione della società, la laicizzazione, pongono sfide immense all'applicazione pratica della dottrina cristiana proprio in virtù della sua stessa natura.


Come conciliare la propria pratica religiosa alle limitazioni poste dalla convivenza con altre forme religiose? Come comportarsi di fronte alla riduzione della visibilità e alla diffusione del messaggio cristiano poste dal principio di "laicità"? Come coniugare la tolleranza verso la diversità, specialmente sessuale, con i dettami del "Sacro Libro"?


In definitiva, è possibile per una religione che professa l'Universalità del proprio messaggio, sopravvivere all'applicazione pratica di quegli stessi principi,con la certezza che esso non sia strumentalizzato per portarlo alla sua scomparsa?


C'è il rischio che il Cristianesimo si dissolva nella "Società Liquida" e ne diventi una parte, idea tra le idee, patrimonio di alcuni, colore per molti, ma che ne sarà del suo Messaggio?


Siamo pronti a un Mondo interamente governato da Nazioni non Cristiane, come non è mai avvenuto dal 1492 in poi? Quale Messaggio porteranno con sé al Mondo?


La risposta non è formulabile in maniera semplice, ma forse è possibile partire dall'osservazione che il Mondo in cui viviamo è stato fortemente plasmato dal Messaggio e dalla pratica Cristiana e che quei "Diritti Umani" che oggi la maggior parte delle Nazioni si impegna a difendere derivano in ultima istanza da quelli enunciati da Cristo in quel celebre Sermone della montagna, quasi 2000 anni fa.


Dovremmo chiederci se il mondo in cui viviamo sarebbe lo stesso se quelle parole non fossero mai state pronunciate, se mai nessuno avesse lottato per promuoverle e diffonderle , anche a costo della propria vita, se non fosse mai esistita una comunità pronta a stringersi attorno ad esse per farne il cuore di civiltà fondate sulla quegli insegnamenti.


Il messaggio di Cristo passa necessariamente attraverso i Cristiani: esistere in quanto tali è già garanzia della continuità di quel messaggio, resistere mantiene accesa la fiamma di quel messaggio e della civiltà che esso ha creato, diffonderlo e praticarlo è il miglior mezzo per mantenerlo vivo.


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30anni e non sentirli.

 


Il Nagorno-Karabakh (NK) è una sperduta regione del caucaso meridionale, ad ovest del mar Caspio, ed è contesa da 30 anni tra Armenia, paese senza accesso al mare e Cristiana e Azerbaijan affacciato sul Mar Caspio e Sciita. E' un caso curioso anche in politica internazionale in quanto emette francobolli e monete come un qualsiasi stato ma non è riconosciuto se non dall'Armenia, della quale è un'enclave nel territorio azero. La storia della rivalità è secolare, ma riemerge oggi, come altre sulla rotta dei gasdotti e petrodotti che dal caucaso, dalla Turchia,dall'Iran, dal'Azerbaijan partono e passano. Anche qui, come in Siria, si scontrano Russia, Turchia, Israele, emirati e Iran, con lealtà e accordi che altrove non funzionerebbero. L'Azerbaijian ha dalla sua Erdogan, Tel Aviv, e in maniera defilata e accorta, l'Iran, l'Armenia conta sulla sua ampia ed influente diaspora e sulla Russia, dalla quale acquista la magior parte del proprio armamento, così come l'Azerbaijian. Israele è interessata ai gasdotti che le arrivano dall'Azerbaijan e che non sono molto distanti dal NK. Siamo di nuovo di fronte a un puzzle geopolitico, dove gli interessi delle Nazioni sono posti al massimo interesse, travalicando anche la coerenza religiosa o politica. Se pare corretto che gli ortodossi russi parteggino per i cristiani armeni, che dei sunniti turchi e degli ebrei isrealiani spalleggino degli sciiti turcofoni confonde. Il punto è che quando si parla di rotte energetiche, si sta trattando della più pura lotta per la sopravvivenza delle Nazioni e nell'aree caucasica e mediterraneo-orientale, la quantità di giacimenti e gasdotti esistente e in realizzazione, è tale da scatenare lotte violente. Un'altra guerra in quell'area è inoltre è un buon modo per coinvolgere Mosca su un altro fronte e porla nelle condizioni di dover tornare a mediare tra Erevan e Baku, delle quali vorrebbe continuare ad essere buona amica. Potrebbe uscirne proponendo un referendum per l'autodeterminazione del NK, che probabilmente sceglierebbe l'Armenia (se non sè stesso), ponendo fine ad un secolo di lotte in un territorio in cui il 98% degli abitanti è di etnia armena, formalmente parte dell'Azeirbaijan ma autoproclamatosi indipendente dal 1988 con l'aiuto dell'Armenia, paese di cui usa moneta e lingua. I russi hanno fatto così per la Crimea e possono ripetersi. Erdogan non è d'accordo e lo ha già detto. Non c'è niente da fare, quello con Putin è proprio un rapporto tormentato.

 

Immagine:https://it.wikipedia.org/wiki/Nagorno_Karabakh#/media/File:Location_Nagorno-Karabakh2.png

domenica 4 ottobre 2020

Cara, mi si è ristretta la crescita.


Arriva l'autunno e puntualmente, come prevista mesi fa, anche la “seconda ondata”. Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Italia, segnalano un aumento dei contagi, sebbene con meno morti che a marzo. L'economia, già in debole ripresa, sta nuovamente scemando temendo la chiusura. Borse e materie prime crescono in USA e Cina, ma stentano in Europa. L'ultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale segnala che nessun paese occidentale avrà un PIL positivo nel 2020, salvo rimbalzare del 50% nel 2021. L'unica nazione a non entrare in recessione è la Cina, che manterrà un saldo positivo in entrambi gli anni e tornerà a crescere dell'8% nel 21. Come è possibile? I cinesi si sono rivolti al proprio mercato interno, riversandovi le merci invendute all'estero. Il Partito Comunista Cinese, nel suo piano quinquennale, ha previsto un forte impulso al mercato interno e al raggiungimento della sicurezza alimentare. Negli ultimi mesi gli acquisti di soia e grano hanno fatto crescere il mercato, avvantaggiando anche USA e Brasile. Il PCC ha posto al 6% la soglia per evitare problemi sociali dovuti alla disoccupazione e sta cercando di distribuire in maniera più omogene a tanto la produzione interna che la popolazione, incentivata a restare nelle campagne e nelle provincie. I dazi USA ridurranno lo scambio di tecnologie avanzate e i cinesi stanno aumentando la propria capacità nella produzione di semiconduttori e software. I primi anni 20 vedranno una decisa regionalizzazione degli scambi, con sfere di influenza e forse anche aree monetarie chiuse. In Europa e USA potrebbero tornare produzioni ora in Asia puntando anche a un aumento degli scambi atlantici. Il commercio internazionale è stato trasformato dalla pandemia, bloccando tanto le linee dell'export est-ovest che quelle atlantiche. Le catene di fornitura mondiali si sono trovate di colpo troncate e ora corrono ai ripari “accorciandosi”, con le aziende cinesi a farne le spese e quelle dell'est europa a guadagnarci. Gli USA hanno ridotto le leloro importazioni dalla Cina del 20% e in generale stanno sostituendo i prodotti cinesi con quelli nazionali, dove possibile. Tra qualche anno quel che oggi compriamo “Made in China” sarà “Made in USA”. Chissà.

Mediterraneo, Mare Nostrum ma di chi?

 


Le acque del Mediterraneo orientale, tra Grecia, Turchia e Cipro, si stanno affollando di navi da guerra di diversi paesi. Anche gli aeroporti militari dei tre paesi si stanno riempiendo di aerei da caccia provenienti da diverse nazioni. A sostegno della Grecia sono Francia, Egitto, Israele ,Emirati Arabi Uniti (EAU) e Cipro, e negli ultimi giorni sono giunte anche navi russe. Il motivo è noto: in una zona di mare contesa da Ankara e Atene, i turchi hanno cominciato esplorazioni per verificare la presenza di giacimenti di gas, già peraltro scoperti al largo delle coste turche, sia sul Mediterraneo che sul Mar Nero. La Turchia punta a divenire un esportatore autonomo di gas e punto di snodo di molti dei traffici dell'area, in arrivo da Iran, Russia e Azerbaijian.Il problema è che i giacimenti sottomarini non rispettano le linee di demarcazione tra le nazioni disegnate sulle mappe e alcuni di queste tagliano immensi depositi che interessano tutta l'area. I russi non vogliono perdere il loro predominio sulla fornitura di gas all' Europa e alla stessa Turchia, specialmente in un momento in cui le sorti del gasdotto NorthStream2 sono in stallo, l'Iran, così come gli EAU, vogliono tenere aperti i corridoi per poter, un giorno, dirottare i propri immensi possedimenti verso la ricca Europa (attraverso il Libano e la Siria), impedendo la concorrenza turca. Israele, che ha scoperto anni fa un enorme giacimento al largo delle sue coste (e di quelle di Gaza), spera di poterlo sfruttare con l'aiuto americano e francese, passando per la Grecia. Il presidente Macron è arrivato a dire che "la Turchia non è più un partner", mettendo ancora più in crisi una NATO che non riesce a prendere posizione sulla vicenda. La guerra del gas interessa anche Italia e Germania: la prima è già punto di approdo di gasdotti in partenza da Algeria e Libia ed è al centro del progetto TAP, che parte dall'Azerbaijian e attraversa Turchia e Albania, la seconda è interessata al corridoio che parte dalla Turchia, attraversa i Balcani e arriva in Baviera attraverso l'Austria. Entrambe quindi sono interessate a mantenere buoni rapporti con Erdogan, ma sono anche impegnate, specie l'Italia, nell'intricata vicenda libica, nella quale i turchi stanno giocando un ruolo a noi non favorevole.Nel suo libro "Lo scontro di Civiltà", Samuel Huntington immaginava una NATO senza Grecia nè Turchia, per motivi di "disunità culturale" in quanto di religione ortodossa la prima e musulmana la seconda, in antitesi ad una preminenza culturale cristiana delle altre Nazioni componenti l'alleanza.Se fosse ancora vivo, la sua opinione su quanto sta accadendo sarebbe molto interessante.

La calma durante la tempesta.

 


 L'economia mondiale sta cercando di ritrovare spunti di normalità in questo periodo di emergenza sanitaria ma i segnali sono contrastanti. Se da un lato i dati sui contagi nel mondo trattengono l'economia reale dal ritornare a crescere come nei mesi antecedenti i lockdown, dall'altro le borse sono tornate al livello di marzo, con una ascesa di quasi il 40%. Il cielo non è però del tutto sereno nel mondo della finanza e a testimoniarlo è il prezzo dell'oro che ha raggiunto il massimo storico, avvicinandosi ai 2000 $ per oncia. Sembra quindi che gli operatori finanziari stiano affrontando simultaneamente due scommesse tra loro opposte: acquistare azioni per prepararsi ad un ritorno alla normalità e puntare sull'oro come copertura in caso lo scenario peggiori decisamente sino alla recessione globale. L'oro è da sempre un bene rifugio in contesti di incertezza economica o geopolitica ed in questo periodo, in cui entrambe sono ben presenti, ne risente positivamente. L'enorme massa di denaro creata dalle banche centrali crea infatti le condizioni per bassi tassi d'interesse che spingono ad indebitarsi per acquistare azioni ma, al contempo, genera timori di iper-inflazione che portano ad acquistare oro per proteggersi. Dal punto di vista geopolitico, i toni accesi tra Cina ed USA aprono scenari da guerra fredda e chiusura del mercato globale. Sembra quindi di trovarsi nel centro di un tornado dove, notoriamente, regna la calma mentre tutt'attorno è pioggia, vento e devastazione. In attesa quindi dell'autunno, che si annuncia difficile a causa della crisi dell'economia reale, che lascia presagire fallimenti, chiusure, riduzione di budget e licenziamenti, chi può specula mentre altri crecano di recuperare le perdite subite durante il picco di febbraio-marzo. Nel frattempo si attende di capire se i fondi stanziati da Bruxelles arriveranno in tempo, e in misura sufficiente, a frenare il crollo del PIL in tutta l'area europea ma il Presidente cinese Xi Jin Ping ha già detto chiaramente che per i prossimi anni sarà il mercato interno cinese al centro degli interessi di Pechino, ponendo dubbi sulla continuazione della globalizzazione e questo non giova alle economie del vecchio continente, molto, forse troppo, orientate all'export. L'inizio del terzo decennio del nuovo secolo si preannuncia tormentato come quello del secolo scorso.

domenica 12 luglio 2020

Teheran tra Pechino e Washington



L'Iran è tornato sulle prime pagine dei quotidiani con notizie tra loro diverse ma collegate. Nelle ultime settimane, alcune esplosioni si sono verificate in vari siti militari, tra i quali la centrale nucleare di Natanz. Fonti occidentali hanno citato il servizio segreto israeliano, il Mossad, come autore delle azioni, sebbene il governo di Teheran abbia smentito si sia trattato di attentati definendoli solamente “incidenti”. Nel 2010 un virus informatico chiamato Stuxnet, sviluppato dal Mossad e dall'intelligence americana, infettò larga parte dei sistemi militari e civili iraniani mettendo fuori uso centinaia di centrifughe per l'arricchimento dell'uranio proprio a Natanz. Anche in questo caso gli iraniani sospettano un attacco informatico israeliano, ma Tel Aviv si dice estranea. La seconda notizia è la stipula di un accordo commerciale e militare tra Iran e Cina della durata di 25 anni con investimenti di Pechino per oltre 400 Mld $ in infrastrutture: porti, ferrovie ad Alta Velocità, autostrade e soprattutto impianti di raffinazione e trasformazione dell'immenso patrimonio petrolifero iraniano. L'accordo prevede anche la fornitura e lo sviluppo congiunto di armamenti tra cui missili (anche anti-portaerei), aerei e mezzi di terra; da anni Teheran acquista tecnologia militare cinese e russa per ammodernare i propri arsenali, di cui fanno parte ancora mezzi americani risalenti all'epoca pre rivoluzionaria. Questa seconda notizia è di particolare importanza, in quanto limita non poco le opzioni militari in mano agli USA che non potrebbero attaccare l'Iran senza entrare in un conflitto aperto anche con Pechino. L'Iran è l'ultima delle nazioni mediorientali rimaste indipendenti dal controllo americano ed è una spina nel fianco di Israele essendo il maggior supporter della resistenza siriana, libanese e irachena all'egemonia israeliana nella regione. Anche se a causa delle sanzioni USA le sue esportazioni petrolifere si sono ridotte, è ancora il primo fornitore di Pechino e anche l'Europa non vuole rinunciare alle enormi scorte, soprattutto di gas naturale, di cui Teheran dispone. Anche per mantenere aperto un canale commerciale, Bruxelles si è opposta all'abbandono del trattato del 2015 sul nucleare iraniano da parte degli USA. Leggenda vuole che gli iraniani abbiano inventato il gioco degli scacchi quasi 1400 anni fa, è quindi lecito aspettarsi che continueranno ad aggirare tentativi di “scacco matto” con continue “mosse del cavallo”.


The Show must go on



Lentamente, tutte le nazioni stanno uscendo dal lockdown interno, sebbene gli spostamenti internazionali siano ancora difficoltosi a causa delle frontiere chiuse. Anche i media iniziano ad offrire notizie diverse dalle statistiche e dalla cronaca sulla pandemia ed è così possibile leggere di importanti fatti geopolitici che il virus non ha fermato ma, semmai, creato o accelerato. La Russia ha inviato i propri cacciabombardieri in Libia, a sostegno delle truppe di Haftar, l'Iran ha inviato 5 petroliere per rifornire il Venezuela stremato dalla crisi e, non ultimo, Trump ha invitato al prossimo G7 anche Russia, Australia, India e Sud Corea. La prima notizia chiama in causa direttamente la posizione dell'Italia in Libia che, come noto, la vede a fianco del governo di Tripoli riconosciuto dall'ONU. I Russi cercano di contrastare la progressiva crescita di influenza dei Turchi, anch'essi al fianco di Sarraj, forse con il recondito obiettivo di creare un secondo fronte, dopo quello siriano, per l'esercito di Ankara. Anche la Francia sostiene Haftar e così l'alleanza stabilita a Bruxelles con Roma sul piano economico diventa contrasto sul terreno libico. Non c'è da stupirsi: la Geopolitica non è fatta di amicizie infrangibili e unidirezionali. L'Iran ha inviato in Venezuela 5 petroliere cariche di greggio e materiale per le vetuste raffinerie di Caracas, facendole transitare da Suez e Gibilterra, sotto il naso delle navi da guerra americane, che ben poco hanno potuto fare sapendo che qualsiasi contrasto avrebbe infranto le normative internazionali, alla stregua di un atto di guerra. In questi giorni queste navigano serene nei caraibi, nel "giardino di casa" statunitense, e così Teheran segna un punto nella lunga partita che da 40 anni la vede contrapposta a Washington. L'Ultima notizia è la più fragorosa: Trump invita Putin al G7, dopo che questi ne era stato escluso dal 2014. Considerati anche gli altri invitati, il sospetto è che si stia preparando un "cordone sanitario" attorno alla Cina, seguendo la postura da nuova Guerra Fredda che gli USA stanno perseguendo contro Pechino. I virus passano ma la Geopolitica resta. Che poi gli uni e l'altra siano legati è un altro discorso.


domenica 10 maggio 2020

Cosa resterà di questi 80 giorni.


Il 18 Maggio,saranno passati 80 giorni dall'inizio del lockdown italiano,anche se nazioni europee hanno chiuso tutto per qualche giorno in meno. Senza dubbio,oltre alle conseguenze sanitarie,sono state quelle economiche a creare il maggior danno. Se non si verificherà una seconda chiusura,le prime svaniranno col tempo ma le seconde resteranno con noi,portando con sè cambiamenti rilevanti alle nostre vite. Negli anni abbiamo vissuto altre situazioni critiche come la crisi del 2008 o l'ondata di terrorismo dal 2011 in poi,ma mentre la seconda è svanita senza quasi lasciar tracce visibili nelle nostre società (fatta eccezione per i controlli aeroportuali),la prima ha influito fortemente sul tessuto sociale di molte nazioni. Nei discorsi quotidiani non si ha più traccia delle paure suscitate dagli attentati,ma la caduta dell'economia dovuta alla crisi dei subprime ha indotto migliaia di aziende alla chiusura e ridotto di decine di punti l'occupazione in tutta Europa,creando situazioni di precarietà e nuove povertà. Allo stesso modo,quando tra qualche mese lo sgomento portato dai numeri del contagio e dei morti dovuti al virus si sarà affievolito,le difficoltà economiche da esso create saranno ancora lì. Le analisi economiche prevedono ristrutturazioni e chiusure in comparti come l'automotive,l'industria aeronautica,la ristorazione e il turismo. Si prevede una forte spinta all'automazione nelle fabbriche e la digitalizzazione di interi settori economici. Ciò porterà con sè la richiesta di nuove figure professionali specializzate e l'espulsione dal mondo del lavoro di persone con poca formazione. E' anche vero che l'allerta per la rottura delle catene di fornitura globali,riporterà in Europa e America diverse aziende ora localizzate in Asia,con un possibile aumento di posti di lavoro,ma ci vorrà tempo. Intanto,ovunque, tutti i bilanci pubblici sono stati stravolti dalle risorse richieste per contrastare gli effetti della pandemia e,ovunque,il rapporto tra debito e PIL è aumentato di decine di punti,essendo aumentato il primo e diminuito il secondo. Ci aspetta una decrescita che,forse,non sarà del tutto felice.