Dimenticate quei 300.Non sono mai morti.
Dimenticate Ciro il Grande,l'Impero sasanide ,lo Shah e Khomeini,dimenticate lo stretto di Hormuz.Puf,spariti.
Ora,su quei 1.700.000 chiilometri quadrati c'è il mare,anzi c'è sempre stato perche l'Iran ,semplicemente, non è mai esistito.
E' un esercizio di fantasia , certo , ma mette in luce le caratteristiche geostrategiche minime di una Nazione:la sua posizione ed il suo rapporto con le nazioni vicine.Si può provare a farlo con ogni Nazione su un mappamondo; con la Francia,l'Iinghilterra,Gli stati Uniti o l'Albania.
Le Nazioni esistono perchè esistono i popoli che le abitano ma i popoli esistono se la Geografia lo permette.
Prendete
una cartina del mondo e guardatela: alcuni di
quei paesi hanno confini frastagliati,discontinui,frattali. Altri
invece hanno confini netti,squadrati,ortogonali.
Spesso i primi hanno deciso le sorti dei secondi e di dove quelle linee dovessero essere tracciate.E se la geografia fosse diversa da oggi,proprio in quel punto delimitato da quelle linee di frontiera?
E' suggestivo.
Ma continuiamo con l'Iran.
L'oceano indiano si estenderebbe dal corno di Oman e dal Bahrein alle coste dell'Afghanistan.La Russia vi avrebbe uno sbocco tramite il mar Caspio così come l'Armenia,La Turchia e l'Iraq anche il Kazakhstan,il Turkmenistan e l'Azerbaijan.Non sappiamo per certo se quella zona risulterebbe più o meno ricca di gas e petrolio come lo è oggi e non possiamo dirlo perche le leggi della geologia non seguono le fantasie umane.
Per sbilanciarci potremmo dire che, si, forse alcuni giacimenti offshore potrebbero anche trovarsi ma dipende comunque dalla profondità della fossa che una tale assenza genererebbe nell'oceano.
Ma già la sua assenza in termini di posizione geografica basta a ridefinire l'ordine storico degli ultimi 7000 anni.L'intera Storia dell'Umanità dovrebbe essere riscritta,tutti i libri sacri dovrebbero essere per lo meno rivisti e corretti.
Alcune etnie e religioni ,forse, non esisterebbero neanche.
Riflettere sulle conseguenze di questa situazione sulla storia dell'Europa potrebbe portare via centinaia di miglia di post come questo.
E l'India come sarebbe? E la Cina?E la Russia ,fin dove sarebbe? Gli Inglesi sarebbero mai arrivati in Australia?
Saremmo giunti prima in America?
Non neghiamolo, prima della Storia che una Nazione si è data vi è la sua Geografia: la sua posizione ,il suo suolo,il cielo ed il mare che la avvolgono.La posizione e l'abitabilità di un territorio ,con i suoi confini naturali determinano l'avvenire di quel territorio ed il suo diritto a farsi chiamare Paese prima e Nazione poi.
Quel posto glielo ha dato la Terra, con i suoi movimenti e la sua lotta con il mare,ma gli uomini e le donne che lo abitano ci sono arrivati dopo.Solo dopo è diventato popolo,conoscendo quel territorio,padroneggiandolo,assorbendolo .
Ed è popolo di quella Nazione perchè la ha abitata da sempre,l'ha difesa ed ha lottato per renderla più grande,ne ha scritto la Storia e poi l'ha subita.
Gli Iraniani lo sanno e anche noi italiani ne sappiamo qualcosa.
Le nazioni spariscono nei trattati internazionali,cancellate da tratti di penna , craterizzate dalle bombe tante o poche che siano,ma anche se i confini cambiano ma le genti restano.
Ricostruiscono ,ricordano e poi rivendicano,sono se stesse.
La storia riparte ed a volte, dicono, ritorna.
Nulla è mai definitivo.
Tranne un asteroide dallo spazio un pò in ritardo.
Un Blog per liberare pensieri e ragionamenti ispirati,e necessari, alla realtà quotidiana. Perchè spesso siamo portati a pensare in modi che non ci appartengono,ispirati da chi ha interesse a conformare il pensiero generale verso verità semplici, logiche e incontrovertibili ma che in realtà, scansano dal nostro cervello tutte le altre e le nascondono. La mancanza di Idee porta all'inazione ed alla morte di Se
Perchè Ordine e Progresso?
Il Blog prende il nome dal motto inscritto sulla bandiera del Brasile e mutuato da un'aforisma di Auguste Comte.
Questi, uno dei padri della Sociologia, era una convinto positivista, il che nel 1896 lo rendeva anche un progressista.
L'importante è , come infatti Comte mette al primo punto, che l'Amore sia sempre il principio cardine dell'Agire.
L'Amore per principio e l'Ordine per fondamento;il Progresso per fine
Auguste Comte ,1896
martedì 31 gennaio 2012
Cara, mi è avanzato l'Iran...
martedì 25 ottobre 2011
La Politica è' morta ,Viva la Politica.
20 anni fa in una calda giornata d'estate si dissolveva l'Unione Sovietica.
Oltre Settant'anni di rivalità tra due blocchi che erano diversi in tutto ed in tutto contrapposti terminava e lasciava un solo sistema di valori vincitore sul campo:il modello occidentale.
Capitalista,progressista,per lo più cristiano,democratico;abbiamo vissuto in questo sistema per molta parte della nostra vita ormai, e le generazioni che definiamo "giovani" non hanno conosciuto che questo.E' la "nostra" normalità.
In questi vent'anni quasi ogni indicatore è cresciuto,perchè indipendentemente dai crolli di borsa o dalle crisi economiche , oggi stiamo meglio in tutti gli ambiti dela nostra vita.L'aspettativa di vita si sta alzando a livello globale,mangiamo di più,anzi troppo,vi sono più automobili e le nostre case sono piene di apparecchi elettronici che venti anni fa ,ma anche solo dieci, non esistevano o erano agli albori.
Va tutto bene allora? No di certo.
Quella che stiamo vivendo e che definiamo "crisi" nei discorsi quotidiani è in realtà l'ultima fase di un processo cominciato proprio vent'anni fa con la firma del trattato di Maastricht del 1992.In quel momento non nasceva solo l'Euro ed attraverso esso l'Europa ,ma prendeva forma un assetto del potere globale diverso da tutti quelli precedenti.Ora tre dei componenti del G8 il club dei grandi , organo non ufficiale ma diventato nel tempo sempre più abituale quale consesso internazionale, hanno la stessa moneta e la stessa bandiera.Siamo per ironia passati ad un G6.
Quella moneta è oggi la moneta più forte, e compete ogni giorno con il dollaro per divenire moneta di riserva.Quello che abbiamo di fronte , in televisione, ogni giorno , è il resoconto dettagliato, quasi una telecronaca sportiva, di un'altra svolta della Storia come quella avvenuta vent'anni fa. L'era del Dollaro,la moneta più moneta delle altre,sta giungendo a conclusione e gli americani dovranno saper fare di necessità virtù per poter mantenere in piedi un sistema per nulla attento alle differenze sociali,alle ineguaglianze,alla compassione.
Se l'Europa invece riuscirà a salvarsi dagli attacchi internazionali ,che sembrano ogni giorno di più effetti delle forze di reazione a questo cambiamento ,guadagnerà probabilmente il suo diritto al monetarismo espansivo se lo vorrà usare , oppure potrà essere l'azionista di maggioranza di un paniere di valute mondiali affidabili finanziariamente e contagiare con il suo sistema di regole anche gli altri sistemi economici.L'Economia regge ora i destini del Mondo e la Politica le cede nolente il passo.
Perchè questa digressione economica? Perchè ridurre quattro lustri di Storia ad una mera operazione finanziaria?
Perchè la fine dell'URSS ha messo termine ad una alternativa che era Sociale,Politica ed Economica insieme.
Gli ideali che si stavano spegnendo,quelli del Socialismo e del Comunismo, avevano orientato l'azione degli Uomini per centocinquant'anni;valori,abitudini,comportamenti e logiche di azione ed i pensiero consolidate ad un tratto non servivano più,anzi divenivano disfunzionali.
Quelle dottrine avevano impedito al capitalismo ultra liberale degli anni venti di divenire un Moloch planetario imponendo però al mondo un freno alle possibilità espressive dell'umanità;in un piano quinquennale c'è davvero pochissimo spazio per i colpi di genio e le virate gestionali a cui ci hanno abituato persone come lo scomparso Steve Jobs.
In Europa ,Italia a parte,i principali partiti comunisti sono svaniti entro pochi anni dalla fine dell'URSS e ciò ha lasciato spazio ad un'unica ottica, un'unica Weltanschauung per tutti i sistemi politici.La presa dei concetti propri della sinistra in tutti i paesi si è affievolita ed il mercatismo è divenuto padrone della scena poiltica.Tutto per il mercato, tutto attraverso il mercato.Il liberismo di stampo anglosassone fatto di Stato ridotto e Mercati liberalizzati è diventato presto l'unico fine di tutti i sistemi politici occidentali ormai liberi dalle dicotomie Mercato/Comunità , Capitalismo/Economia Pianificata imposte dall'ingombrante presenza ideologica di Mosca.
In questa situazione la Politica si è trovata a dover svolgere esclusivamente un opera di amministrazione e risoluzione delle istanze portate dal Mercato , termine che ormai porta con sè , incastonato, anche quello di Società.
Le privatizzazioni, le liberalizzazioni di interi comparti economici,la spinta decisa sulla competizione e sull'export,determinano infatti un clima nuovo e nuovi rapporti sociali.L'ottica cliente-fornitore diviene abituale ,una forma mentis necessaria ad interpretare i nuovi fenomeni sociali.
Facciamo un esempio:
Se una grande azienda ,prima di proprietà dello Stato viene venduta in una fase di privatizzazioni,a grandi fondi transnazionali che mirano al massimo profitto ,potremo immaginare che questi spezzetteranno la società,chiuderanno i reparti improduttivi,estrometteranno personale delocalizzando alcune linee e terziarizzando lavorazioni interne tramite lo spin-off di rami d'azienda che andranno a formare nuove, piccole e medie imprese.
Nel giro di pochissimi anni,la realtà sociale dei cittadini lavoratori di quell azienda cambia radicalmente;ora sono parte di un processo economico, prima tutto interno all'azienda , che è anche in parte esterno e coinvolge altri operatori economici.Il rapporto con il lavoro si modifica e con esso lo stile di vita.
E' l'intera società che ormai vive in un'ottica di interdipendenza funzionale sempre più stretta e complessa.
In questi vent'anni sono cambiati gli imperativi che guidano le nostre azioni,le nostre chiavi interpretative,le nostre aspettative.Siamo cambiati noi.
L'ottica è sempre più di breve periodo ,nuove necessità nascono da stimoli sempre più intensi.
Le mode si succedono sempre più rapide e influenzano sempre più le abitudini.L'esistenza è divenuta quotidianità.Manca un fine.
La crisi economica nella misura in cui l'economia si è sostituita alla politica come mezzo per la realizzazione delle nostre aspirazioni è anche crisi esistenziale.
Ma l'economia non ha altri fini che la continuazione di se stessa,non può proporre traguardi ideali che possano portare un individuo a crearsi un orizzonte d'azione che non sia meramente lavorativo.Più lavori più guadagni.Più lavori,meno tempo hai per tutto il resto.
La politica invece ha uno spettro più ampio,coinvolge molteplici aspetti dell'intera nostra vita,deve avere un orizzonte stabile per fornire una cornice anch'essa stabile all'esistenza degli individui.Nascere,crescere,avere dei figli,morire dignitosamente non sono fini ultimi dell'economia sia essa industriale o finanziaria ma devono esserlo per la Politica che è fatta dagli uomini per gli uomini e non dai numeri per il profitto.
Se lasciamo che la politica sia indotta nelle sue scelte esclusivamente da principi di natura economica senza che siano chiari i fini socialmente espressi ed i valori che supporterano l'azione,allora avremo vinto la battaglia contro i Piani Quinquennali per perdere la guerra contro le Relazioni Trimestrali.
Oltre Settant'anni di rivalità tra due blocchi che erano diversi in tutto ed in tutto contrapposti terminava e lasciava un solo sistema di valori vincitore sul campo:il modello occidentale.
Capitalista,progressista,per lo più cristiano,democratico;abbiamo vissuto in questo sistema per molta parte della nostra vita ormai, e le generazioni che definiamo "giovani" non hanno conosciuto che questo.E' la "nostra" normalità.
In questi vent'anni quasi ogni indicatore è cresciuto,perchè indipendentemente dai crolli di borsa o dalle crisi economiche , oggi stiamo meglio in tutti gli ambiti dela nostra vita.L'aspettativa di vita si sta alzando a livello globale,mangiamo di più,anzi troppo,vi sono più automobili e le nostre case sono piene di apparecchi elettronici che venti anni fa ,ma anche solo dieci, non esistevano o erano agli albori.
Va tutto bene allora? No di certo.
Quella che stiamo vivendo e che definiamo "crisi" nei discorsi quotidiani è in realtà l'ultima fase di un processo cominciato proprio vent'anni fa con la firma del trattato di Maastricht del 1992.In quel momento non nasceva solo l'Euro ed attraverso esso l'Europa ,ma prendeva forma un assetto del potere globale diverso da tutti quelli precedenti.Ora tre dei componenti del G8 il club dei grandi , organo non ufficiale ma diventato nel tempo sempre più abituale quale consesso internazionale, hanno la stessa moneta e la stessa bandiera.Siamo per ironia passati ad un G6.
Quella moneta è oggi la moneta più forte, e compete ogni giorno con il dollaro per divenire moneta di riserva.Quello che abbiamo di fronte , in televisione, ogni giorno , è il resoconto dettagliato, quasi una telecronaca sportiva, di un'altra svolta della Storia come quella avvenuta vent'anni fa. L'era del Dollaro,la moneta più moneta delle altre,sta giungendo a conclusione e gli americani dovranno saper fare di necessità virtù per poter mantenere in piedi un sistema per nulla attento alle differenze sociali,alle ineguaglianze,alla compassione.
Se l'Europa invece riuscirà a salvarsi dagli attacchi internazionali ,che sembrano ogni giorno di più effetti delle forze di reazione a questo cambiamento ,guadagnerà probabilmente il suo diritto al monetarismo espansivo se lo vorrà usare , oppure potrà essere l'azionista di maggioranza di un paniere di valute mondiali affidabili finanziariamente e contagiare con il suo sistema di regole anche gli altri sistemi economici.L'Economia regge ora i destini del Mondo e la Politica le cede nolente il passo.
Perchè questa digressione economica? Perchè ridurre quattro lustri di Storia ad una mera operazione finanziaria?
Perchè la fine dell'URSS ha messo termine ad una alternativa che era Sociale,Politica ed Economica insieme.
Gli ideali che si stavano spegnendo,quelli del Socialismo e del Comunismo, avevano orientato l'azione degli Uomini per centocinquant'anni;valori,abitudini,comportamenti e logiche di azione ed i pensiero consolidate ad un tratto non servivano più,anzi divenivano disfunzionali.
Quelle dottrine avevano impedito al capitalismo ultra liberale degli anni venti di divenire un Moloch planetario imponendo però al mondo un freno alle possibilità espressive dell'umanità;in un piano quinquennale c'è davvero pochissimo spazio per i colpi di genio e le virate gestionali a cui ci hanno abituato persone come lo scomparso Steve Jobs.
In Europa ,Italia a parte,i principali partiti comunisti sono svaniti entro pochi anni dalla fine dell'URSS e ciò ha lasciato spazio ad un'unica ottica, un'unica Weltanschauung per tutti i sistemi politici.La presa dei concetti propri della sinistra in tutti i paesi si è affievolita ed il mercatismo è divenuto padrone della scena poiltica.Tutto per il mercato, tutto attraverso il mercato.Il liberismo di stampo anglosassone fatto di Stato ridotto e Mercati liberalizzati è diventato presto l'unico fine di tutti i sistemi politici occidentali ormai liberi dalle dicotomie Mercato/Comunità , Capitalismo/Economia Pianificata imposte dall'ingombrante presenza ideologica di Mosca.
In questa situazione la Politica si è trovata a dover svolgere esclusivamente un opera di amministrazione e risoluzione delle istanze portate dal Mercato , termine che ormai porta con sè , incastonato, anche quello di Società.
Le privatizzazioni, le liberalizzazioni di interi comparti economici,la spinta decisa sulla competizione e sull'export,determinano infatti un clima nuovo e nuovi rapporti sociali.L'ottica cliente-fornitore diviene abituale ,una forma mentis necessaria ad interpretare i nuovi fenomeni sociali.
Facciamo un esempio:
Se una grande azienda ,prima di proprietà dello Stato viene venduta in una fase di privatizzazioni,a grandi fondi transnazionali che mirano al massimo profitto ,potremo immaginare che questi spezzetteranno la società,chiuderanno i reparti improduttivi,estrometteranno personale delocalizzando alcune linee e terziarizzando lavorazioni interne tramite lo spin-off di rami d'azienda che andranno a formare nuove, piccole e medie imprese.
Nel giro di pochissimi anni,la realtà sociale dei cittadini lavoratori di quell azienda cambia radicalmente;ora sono parte di un processo economico, prima tutto interno all'azienda , che è anche in parte esterno e coinvolge altri operatori economici.Il rapporto con il lavoro si modifica e con esso lo stile di vita.
E' l'intera società che ormai vive in un'ottica di interdipendenza funzionale sempre più stretta e complessa.
In questi vent'anni sono cambiati gli imperativi che guidano le nostre azioni,le nostre chiavi interpretative,le nostre aspettative.Siamo cambiati noi.
L'ottica è sempre più di breve periodo ,nuove necessità nascono da stimoli sempre più intensi.
Le mode si succedono sempre più rapide e influenzano sempre più le abitudini.L'esistenza è divenuta quotidianità.Manca un fine.
La crisi economica nella misura in cui l'economia si è sostituita alla politica come mezzo per la realizzazione delle nostre aspirazioni è anche crisi esistenziale.
Ma l'economia non ha altri fini che la continuazione di se stessa,non può proporre traguardi ideali che possano portare un individuo a crearsi un orizzonte d'azione che non sia meramente lavorativo.Più lavori più guadagni.Più lavori,meno tempo hai per tutto il resto.
La politica invece ha uno spettro più ampio,coinvolge molteplici aspetti dell'intera nostra vita,deve avere un orizzonte stabile per fornire una cornice anch'essa stabile all'esistenza degli individui.Nascere,crescere,avere dei figli,morire dignitosamente non sono fini ultimi dell'economia sia essa industriale o finanziaria ma devono esserlo per la Politica che è fatta dagli uomini per gli uomini e non dai numeri per il profitto.
Se lasciamo che la politica sia indotta nelle sue scelte esclusivamente da principi di natura economica senza che siano chiari i fini socialmente espressi ed i valori che supporterano l'azione,allora avremo vinto la battaglia contro i Piani Quinquennali per perdere la guerra contro le Relazioni Trimestrali.
lunedì 21 marzo 2011
l'Europa,Idra senza coordinamento.
La crisi Libica ha chiaramente messo in luce come l'Europa sia paragonabile alla figura mitologica greca Idra per la sua capacità di poter guardare in molte direzioni ma , a differenza delle terribile Dea, di non essere determinata a coordinare le proprie azioni verso un agire comune ma soprattutto uno scopo comune.
In questa occasione è stata la Francia a rubare la scena all'Europa Unita , muovendosi ad un attacco e ad un impegno che andava ponderato con più calma.
La possibilità di ottenere le grazie di un neonato governo libico o di almeno un "kosovo cirenaico" ha fatto agire un Sarkozy già peraltro smanioso di riconquistare consensi in casa propria , viste le Presidenziali dell'anno prossimo.
La Gran Bretagna si è prontamente associata per riguadagnare terreno in un area geografica persa da troppo tempo ma anche un pò per spirito di vendetta, in memoria della strage di Lockerbie.La Germania ha deplorato l'intervento e ha negato il proprio appoggio :è facile notare come su tre guerre, Afghanistan,Iraq e ora Libia, la Gemania si sia defilata in due casi.
Partecipa la Spagna ma non la popolosa Polonia, si propone la Danimarca affamata di mercati medio orientali per i suoi prodotti lattiero caseari (grazie ai quali è già leader in altri paesi di quell'area), tentenna la Norvegia.
L'Italia, grande sconfitta di questa situazione, reclama a gran voce l'istituzione di un comando NATO unificato pena la sottrazione delle basi al controllo straniero.
Insomma , Uno (gheddafi) per tutti e tutti (le nazioni europee) per conto proprio.
Analizziamo la situazione:
Gli USA non se la sentono di impegnarsi su un nuovo fronte , per giunta di nuovo Musulmano, ma non possono lasciare che venga intaccata la loro posizione di guida della Comunità Internazionale ed infatti il comandante di questa ennesima versione della "Comunità Internazionale" è un americano: l'Ammiraglio Mike Mullen.
Cina e Russia si sono astenute nella votazione per la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU , dando così il via all'istituzione della NO-FLY Zone salvo poi denunciare l'attacco Francese come estraneo alla risoluzione stessa.
Anche il Brasile si è detto contrario mentre la Lega Araba concorda con il fine ma depreca la modalità con cui lo si sta perseguendo.
Non sembra sarà una guerra breve proprio ed anche perchè l'avversario può contare su queste divisioni per guadagnarsi amici e snervare i nemici.
Questa guerra può essere definita una "BlitzKrieg" solamente per quanto attiene alla modalità di dichiarazione che è stata , appunto , lampo ma in quel breve momento non si è pensato probabilmente al fatto che dal punto di vista del popolo libico, nutrito esclusivamente dalla propaganda libica, la questione centrale della "Libertà da Chi" non è concorde con il nostro.
In breve, non ci siamo chiesti se realmente la sollevazione di cittadini libici di una parte specifica del paese non sia stata interpretata come una interruzione della legalità (libica) dalla restante parte.
Non sappiamo abbastanza di questo Comitato per una Libia Libera con base a Benghazi e tantomeno non abbiamo nè un volto ne il nome di un leader da citare per menzionarlo.
Portando all'estremo, è come se in Francia, la regione della Linguadoca si ribellasse al governo Francese e puntasse alla trasformazione dell'intero stato francese o almeno all'indipendenza da esso.
Abbiamo dato credito ed amplificato le parole di pochi senza ascoltare la maggioranza del Popolo Libico ed ora è questo stesso popolo a patirne le conseguenze.Independentemente dal fatto che la maggioranza della popolazione senta di dovere fedeltà a Gheddafi, è perlomeno dubbio che vogliano lottare contro il Tiranno per poi perdere la loro indipendenza a favore di una "coalizione dei Volenterosi".
La propaganda , insieme a 40 anni di Nazionalismo sfrenato, faranno sì che almeno una parte di essi possa avere un concetto diverso dal nostro di " Libertà da Chi" e pensare che è necessario "Liberarsi di Noi" e non "Grazie a Noi".
Dovremmo poi chiederci quali e quante alternative abbiamo lasciato a Gheddafi prima di imporgli la nostra volontà manu militari ; Ben Alì e Mubarak hanno avuto tempo e contatti influenti per poter decidere, il loro sistema informativo , specie quello egiziano, non era totalmente nelle loro mani e questo ha fatto sì che le manifestazioni di piazza Tunisine ed Egiziane abbiano potuto raggiungere le opinioni pubbliche internazionali e generare solidarietà.
Gheddafi è stato quasi subito deferito al Tribunale Penale Internazionale ,non lasciandogli così nessuna alternativa; inoltre della crisi e delle manifestazioni Libiche non abbiamo , o quasi, immagini.
Quelle libiche di fonte governativa vengono quasi celate e quelle fornite dagli "insurgents" sono quasi sempre le stesse emai ambientate nei centri abitati.
Non ci sono notizie in merito a "danni colaterali" provocati dagli attacchi Franco-Americani ma sappiamo che 8000 combattenti cirenaici sono caduti vittime del fuoco dell'esercito regolare libico.E' ora di darsi un pizzicotto.
Sono troppe le domande che si pongono analizzando questa nuova, ennesima "crisi" ; il solo far ricorso al principio dell'intervento umanitario non è sufficiente dal momento in cui si usano gli stessi mezzi, l'aviazione, per bombardare di notte il territorio libico.La volontà di liberare la Libia dal Tiranno è estranea alla risoluzione ONU e non è contemplata nella carta delle Nazioni Unite di cui anche la Libia è firmataria.Cosa faremmo se questa guerra dovesse protrarsi nel tempo?Quali sono gli scenari possibili?
Si è paragonato l'attuale periodo come al 1989 dell'Est Europa.In quella occasione un Europa divisa ed un Esercito americano riluttante , aiutarono la Jugoslavia a suicidarsi.Gli stati nati da quella de-federazione oggi fanno quasi tutti parte dell'UE.Non è credibile, ad oggi, che un giorno Egitto, Tunisia o Libia ne possano far parte.Se non vogliamo includere queste nazioni , un giorno, nel nostro sistema di regole e valori , ma anche di ricompense e gratificazioni,dovremmo allora lasciare che sia il loro sistema di valori a decidere da Chi essere liberi e soprattutto Liberi di fare Cosa.
L'Europa dovrebbe fare una scelta coraggiosa ed umile allo stesso tempo: riconoscere che non esiste una sola Europa ma tante quante sono le nazioni che la compongono. Perchè la l'Europa non può essere ad un tempo solo Francese, Tedesca o Italiana. Perchè la veneranda età di Lady Europe dovrebbe averle insegnato che la Germania guarda ad Est ma l'Italia guarda a Sud, Che l'Inghilterra quarda ad Ovest e che la Francia sta in mezzo a tutte loro.
Ognuna delle Nazioni Europee ha una propria specifica area d'influenza , storica, geografica,o politica.Se proprio non è possibile non farsi concorrenza nelle rispettive aree è almeno auspicabile non dare modo all' eventuali terzo incomodo di poter trarre beneficio dalla querelle.
Per inciso , il terzo incomodo questa volta ha gli occhi a mandorla.
In questa occasione è stata la Francia a rubare la scena all'Europa Unita , muovendosi ad un attacco e ad un impegno che andava ponderato con più calma.
La possibilità di ottenere le grazie di un neonato governo libico o di almeno un "kosovo cirenaico" ha fatto agire un Sarkozy già peraltro smanioso di riconquistare consensi in casa propria , viste le Presidenziali dell'anno prossimo.
La Gran Bretagna si è prontamente associata per riguadagnare terreno in un area geografica persa da troppo tempo ma anche un pò per spirito di vendetta, in memoria della strage di Lockerbie.La Germania ha deplorato l'intervento e ha negato il proprio appoggio :è facile notare come su tre guerre, Afghanistan,Iraq e ora Libia, la Gemania si sia defilata in due casi.
Partecipa la Spagna ma non la popolosa Polonia, si propone la Danimarca affamata di mercati medio orientali per i suoi prodotti lattiero caseari (grazie ai quali è già leader in altri paesi di quell'area), tentenna la Norvegia.
L'Italia, grande sconfitta di questa situazione, reclama a gran voce l'istituzione di un comando NATO unificato pena la sottrazione delle basi al controllo straniero.
Insomma , Uno (gheddafi) per tutti e tutti (le nazioni europee) per conto proprio.
Analizziamo la situazione:
Gli USA non se la sentono di impegnarsi su un nuovo fronte , per giunta di nuovo Musulmano, ma non possono lasciare che venga intaccata la loro posizione di guida della Comunità Internazionale ed infatti il comandante di questa ennesima versione della "Comunità Internazionale" è un americano: l'Ammiraglio Mike Mullen.
Cina e Russia si sono astenute nella votazione per la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU , dando così il via all'istituzione della NO-FLY Zone salvo poi denunciare l'attacco Francese come estraneo alla risoluzione stessa.
Anche il Brasile si è detto contrario mentre la Lega Araba concorda con il fine ma depreca la modalità con cui lo si sta perseguendo.
Non sembra sarà una guerra breve proprio ed anche perchè l'avversario può contare su queste divisioni per guadagnarsi amici e snervare i nemici.
Questa guerra può essere definita una "BlitzKrieg" solamente per quanto attiene alla modalità di dichiarazione che è stata , appunto , lampo ma in quel breve momento non si è pensato probabilmente al fatto che dal punto di vista del popolo libico, nutrito esclusivamente dalla propaganda libica, la questione centrale della "Libertà da Chi" non è concorde con il nostro.
In breve, non ci siamo chiesti se realmente la sollevazione di cittadini libici di una parte specifica del paese non sia stata interpretata come una interruzione della legalità (libica) dalla restante parte.
Non sappiamo abbastanza di questo Comitato per una Libia Libera con base a Benghazi e tantomeno non abbiamo nè un volto ne il nome di un leader da citare per menzionarlo.
Portando all'estremo, è come se in Francia, la regione della Linguadoca si ribellasse al governo Francese e puntasse alla trasformazione dell'intero stato francese o almeno all'indipendenza da esso.
Abbiamo dato credito ed amplificato le parole di pochi senza ascoltare la maggioranza del Popolo Libico ed ora è questo stesso popolo a patirne le conseguenze.Independentemente dal fatto che la maggioranza della popolazione senta di dovere fedeltà a Gheddafi, è perlomeno dubbio che vogliano lottare contro il Tiranno per poi perdere la loro indipendenza a favore di una "coalizione dei Volenterosi".
La propaganda , insieme a 40 anni di Nazionalismo sfrenato, faranno sì che almeno una parte di essi possa avere un concetto diverso dal nostro di " Libertà da Chi" e pensare che è necessario "Liberarsi di Noi" e non "Grazie a Noi".
Dovremmo poi chiederci quali e quante alternative abbiamo lasciato a Gheddafi prima di imporgli la nostra volontà manu militari ; Ben Alì e Mubarak hanno avuto tempo e contatti influenti per poter decidere, il loro sistema informativo , specie quello egiziano, non era totalmente nelle loro mani e questo ha fatto sì che le manifestazioni di piazza Tunisine ed Egiziane abbiano potuto raggiungere le opinioni pubbliche internazionali e generare solidarietà.
Gheddafi è stato quasi subito deferito al Tribunale Penale Internazionale ,non lasciandogli così nessuna alternativa; inoltre della crisi e delle manifestazioni Libiche non abbiamo , o quasi, immagini.
Quelle libiche di fonte governativa vengono quasi celate e quelle fornite dagli "insurgents" sono quasi sempre le stesse emai ambientate nei centri abitati.
Non ci sono notizie in merito a "danni colaterali" provocati dagli attacchi Franco-Americani ma sappiamo che 8000 combattenti cirenaici sono caduti vittime del fuoco dell'esercito regolare libico.E' ora di darsi un pizzicotto.
Sono troppe le domande che si pongono analizzando questa nuova, ennesima "crisi" ; il solo far ricorso al principio dell'intervento umanitario non è sufficiente dal momento in cui si usano gli stessi mezzi, l'aviazione, per bombardare di notte il territorio libico.La volontà di liberare la Libia dal Tiranno è estranea alla risoluzione ONU e non è contemplata nella carta delle Nazioni Unite di cui anche la Libia è firmataria.Cosa faremmo se questa guerra dovesse protrarsi nel tempo?Quali sono gli scenari possibili?
Si è paragonato l'attuale periodo come al 1989 dell'Est Europa.In quella occasione un Europa divisa ed un Esercito americano riluttante , aiutarono la Jugoslavia a suicidarsi.Gli stati nati da quella de-federazione oggi fanno quasi tutti parte dell'UE.Non è credibile, ad oggi, che un giorno Egitto, Tunisia o Libia ne possano far parte.Se non vogliamo includere queste nazioni , un giorno, nel nostro sistema di regole e valori , ma anche di ricompense e gratificazioni,dovremmo allora lasciare che sia il loro sistema di valori a decidere da Chi essere liberi e soprattutto Liberi di fare Cosa.
L'Europa dovrebbe fare una scelta coraggiosa ed umile allo stesso tempo: riconoscere che non esiste una sola Europa ma tante quante sono le nazioni che la compongono. Perchè la l'Europa non può essere ad un tempo solo Francese, Tedesca o Italiana. Perchè la veneranda età di Lady Europe dovrebbe averle insegnato che la Germania guarda ad Est ma l'Italia guarda a Sud, Che l'Inghilterra quarda ad Ovest e che la Francia sta in mezzo a tutte loro.
Ognuna delle Nazioni Europee ha una propria specifica area d'influenza , storica, geografica,o politica.Se proprio non è possibile non farsi concorrenza nelle rispettive aree è almeno auspicabile non dare modo all' eventuali terzo incomodo di poter trarre beneficio dalla querelle.
Per inciso , il terzo incomodo questa volta ha gli occhi a mandorla.
giovedì 23 settembre 2010
Gira il mondo,gira.
Il mondo è vasto.
Esistono luoghi bellissimi.
Ma ne esistono alcuni che invece sono solo preziosissimi.
Una rapida occhiata ad un mappamondo rivela subito quali luoghi sono vitali per il mantenimento del sistema nella sua interezza,luoghi la cui sorte può immediatamente ripercuotesi sul destino di altre nazioni della terra.
Malacca,Suez,Hormuz,Aden.
Questi luoghi,di per se,non hanno nulla di attraente ma sono i punti nevralgici del sistema di trasporto navale mondiale.L'Europa esporta le sue merci su questa rotta ed altrettanto fa la Cina in senso opposto.
Il 70% del greggio destinato all'Asia passa da Malacca.Dallo stretto di Hormuz passa il 20% di petrolio verso l'europa e gli USA ed almeno altrettanto gas.
Tempo fa il presidente Tedesco ,Koehler,si è dimesso per aver affermato ,più o meno, che fosse normale che si difendessero le rotte commerciali utilizzando la marina militare.
Non aveva tutti i torti.
Il PIL della Germania e dell'Europa Tutta passa per quei punti e non solo.
Le vie di terra sono altrettanto importanti ed ancora di più lo sono le rotte del gas e del petrolio stese da Est ad Ovest.
Certo stiamo parlando del mondo ma in realtà parliamo dell'Europa.E gli Stati Uniti?E la Cina?
Potrebbe suonare un pò etnocentrico riferirsi al mondo dimenticandosi il resto del mondo ma,obiettivamente,è così.
In fondo è vero che Russia,Brasile e MedioOriente vedono nell'esportazione di materie prime la risorsa fondamentale di sostentamento,così come è vero che la Cina e l'intera Asia rappresentano,verosimibilmente la "Fabbrica del Mondo".
Le campagne pubblicitarie ed i prodotti del vivere quotidiano sono fatti per popolazioni occidentali.La loro diffusione è globale nella misura in cui l'Occidente ha interessi importanti in tutti e tre i vertici del trangolo.
Nel momento attuale,testimoni del tramonto del "momento unipolare" americano e all'alba del "secolo cinese",scopriamo che l'Europa è più che mai centrale nel commercio mondiale e che senza di essa,lo stesso commercio mondiale non sarebbe per nulla equilibrato se non fattibile.
Ripensando il modello detto del "commercio triangolare" del XVIII secolo,potremmo identificare la Cina con la Forza Lavoro,Russia,Brasile e MedioOriente con L'energia e l'Europa ,insieme agli Stati Uniti, con il Mercato di sbocco.
E' vero che il commercio mondiale è più vasto e complesso,ma se riduciamola granularità dei dati all'essenziale e li associamo alla reltà sociali delle singole nazioni possiamo empiricamente ridurre il quadro a questo.
Lo squilibrio attuale ,creato dagli Stati Uniti in crisi di esportazione , troppo indebitati da dieci anni di tassi quasi nulli per importare,ma incapaci di produrre da sè ciò che le loro fabbriche cinesi in outsourcing rimandano loro in patria,non sono più il volano del sistema.
Il consumatore Americano è esausto;il "cavallo" non beve più.
Il dollaro non può apprezzarsi e il governo americano tantomeno lo vuole.
Le merci cinesi ,per poter lasciare la madrepatria,devono dirigersi in Europa o,ultimamente,in Sud America.
L'Euro si apprezza in virtù del suò essere ormai valuta di riserva e le importazioni quindi risultano più vantaggiose.Il prezzo delle materie prime,valutate in dollari ,risultano oggetto di accaparramento in attesa della ripresa e come acquisto favorevole in assenza di domanda strutturale.
Proseguendo sempre più con ragionamenti concatenati di questo genere potremmo legare tra loro tutte le questioni più rilevanti sul tavolo in questi ultimi anni:
Le enormi riserve valutarie cinesi,le guerre per il controllo delle risorse petrolifere,le tensioni nell'asia centrale,il fenomeno dei Pirati dal mar rosso al golfo di Aden,la questione del Nucleare Iraniano,le oscillazioni delle valute,la rinascita della Russia,il perfezionamento del "Processo di integrazione Europeo".
In un mondo come questo,tutti hanno bisogno di tutti.Ma ,parafrasando Orwell,qualcuno ha più bisogno degli altri.
Esistono luoghi bellissimi.
Ma ne esistono alcuni che invece sono solo preziosissimi.
Una rapida occhiata ad un mappamondo rivela subito quali luoghi sono vitali per il mantenimento del sistema nella sua interezza,luoghi la cui sorte può immediatamente ripercuotesi sul destino di altre nazioni della terra.
Malacca,Suez,Hormuz,Aden.
Questi luoghi,di per se,non hanno nulla di attraente ma sono i punti nevralgici del sistema di trasporto navale mondiale.L'Europa esporta le sue merci su questa rotta ed altrettanto fa la Cina in senso opposto.
Il 70% del greggio destinato all'Asia passa da Malacca.Dallo stretto di Hormuz passa il 20% di petrolio verso l'europa e gli USA ed almeno altrettanto gas.
Tempo fa il presidente Tedesco ,Koehler,si è dimesso per aver affermato ,più o meno, che fosse normale che si difendessero le rotte commerciali utilizzando la marina militare.
Non aveva tutti i torti.
Il PIL della Germania e dell'Europa Tutta passa per quei punti e non solo.
Le vie di terra sono altrettanto importanti ed ancora di più lo sono le rotte del gas e del petrolio stese da Est ad Ovest.
Certo stiamo parlando del mondo ma in realtà parliamo dell'Europa.E gli Stati Uniti?E la Cina?
Potrebbe suonare un pò etnocentrico riferirsi al mondo dimenticandosi il resto del mondo ma,obiettivamente,è così.
In fondo è vero che Russia,Brasile e MedioOriente vedono nell'esportazione di materie prime la risorsa fondamentale di sostentamento,così come è vero che la Cina e l'intera Asia rappresentano,verosimibilmente la "Fabbrica del Mondo".
Le campagne pubblicitarie ed i prodotti del vivere quotidiano sono fatti per popolazioni occidentali.La loro diffusione è globale nella misura in cui l'Occidente ha interessi importanti in tutti e tre i vertici del trangolo.
Nel momento attuale,testimoni del tramonto del "momento unipolare" americano e all'alba del "secolo cinese",scopriamo che l'Europa è più che mai centrale nel commercio mondiale e che senza di essa,lo stesso commercio mondiale non sarebbe per nulla equilibrato se non fattibile.
Ripensando il modello detto del "commercio triangolare" del XVIII secolo,potremmo identificare la Cina con la Forza Lavoro,Russia,Brasile e MedioOriente con L'energia e l'Europa ,insieme agli Stati Uniti, con il Mercato di sbocco.
E' vero che il commercio mondiale è più vasto e complesso,ma se riduciamola granularità dei dati all'essenziale e li associamo alla reltà sociali delle singole nazioni possiamo empiricamente ridurre il quadro a questo.
Lo squilibrio attuale ,creato dagli Stati Uniti in crisi di esportazione , troppo indebitati da dieci anni di tassi quasi nulli per importare,ma incapaci di produrre da sè ciò che le loro fabbriche cinesi in outsourcing rimandano loro in patria,non sono più il volano del sistema.
Il consumatore Americano è esausto;il "cavallo" non beve più.
Il dollaro non può apprezzarsi e il governo americano tantomeno lo vuole.
Le merci cinesi ,per poter lasciare la madrepatria,devono dirigersi in Europa o,ultimamente,in Sud America.
L'Euro si apprezza in virtù del suò essere ormai valuta di riserva e le importazioni quindi risultano più vantaggiose.Il prezzo delle materie prime,valutate in dollari ,risultano oggetto di accaparramento in attesa della ripresa e come acquisto favorevole in assenza di domanda strutturale.
Proseguendo sempre più con ragionamenti concatenati di questo genere potremmo legare tra loro tutte le questioni più rilevanti sul tavolo in questi ultimi anni:
Le enormi riserve valutarie cinesi,le guerre per il controllo delle risorse petrolifere,le tensioni nell'asia centrale,il fenomeno dei Pirati dal mar rosso al golfo di Aden,la questione del Nucleare Iraniano,le oscillazioni delle valute,la rinascita della Russia,il perfezionamento del "Processo di integrazione Europeo".
In un mondo come questo,tutti hanno bisogno di tutti.Ma ,parafrasando Orwell,qualcuno ha più bisogno degli altri.
Etichette:
economia,
geopolitica,
politica internazionale
venerdì 27 marzo 2009
Tempi Biblici
Non passa giorno senza che i mezzi di informazione diffondano l'eco di una "nuova gaffe" del Pontefice:
Si tratti della revoca della scomunica ai Lefebvriani,dell'uso del presevativo nei paesi poveri,del discorso di Ratisbona ,del caso Englaro o del ripristino della Messa Tridentina sembra proprio che questo Papa non ne faccia una giusta.
O forse,semplicemente,l'ufficio stampa del Santo Padre ha fatto suo un vecchio adagio caro ai pubblicitari di tutto il mondo:che se ne parli bene oppure male purchè se ne parli.
La flebile voce della Chiesa è infatti così sovrastata dal clamore della Crisi Economica,dagli "efferati" episodi di cronaca giornaliera,dalle amenità della televisione che pare proprio che l'unico modo di farsi sentire sia quello di creare ad arte una polemica ed urlare più forte degli altri.
A onor del vero,va anche detto che i mezzi di comunicazione "mainstream" non sono più così inclini a dare un risalto positivo alle istanze che vengono da OltreTevere come ancora accadeva sotto il pontificato di Giovanni Paolo II.
Eppure ognuna delle questioni sopracitate andrebbe compresa nel suo spirito più profondo ed analizzata attentamente poichè è difficile pensare che un uomo dalla cultura così ampia come Benedetto XVI ,sicuramente attorniato da esperti in ogni argomento dello scibile umano,possa esprimere certi concetti senza averne ponderato attentamente ogni effetto possibile sull'opinione pubblica.
Ed infatti ,ad esempio,il Motu Proprio con il quale Ratzinger ha ripristinato la Messa in latino è, a ben vedere,una mano tesa al mondo religioso Ortodosso per il quale la Messa non è tale se non in latino e recitata dando le spalle ai fedeli (come accadeva anche in Italia fino al Concilio Vaticano II).Possiamo quindi dire che questo sia un passo nella direzione tracciata da Woityla, verso il riavvicinamento a quella parte di Cristianesimo.
In quest'ottica anche quel "ritorno dei figliol prodigo" rappresentato dalla revoca della scomunica ai Tradizionalisti di Mons. Lefebvre si inscrive in questa strategia di lungo periodo che dovrebbe riportare tutti i seguaci di Cristo sotto lo stesso tetto.D'altronde anche l'arcivescovo di Canterbury,Rowan Williams,qualche tempo fa ha ventilato l'ipotesi di una riunificazione della Chiesa di Roma con gli scissionisti Anglicani.
Sappiamo bene quanto lunghi siano i tempi della Chiesa per cui gli effetti reali di questo processo saranno ben comprensibili solo fra qualche anno.
Se poi volessimo parlare della recente affermazione riguardo l'uso del preservativo in Africa e al polverone che ha sollevato tra le file dell'Europa secolarizzata,Francia,Germania ed Inghilterra in testa , viene da chiedersi il perchè proprio quest'ultima abbia il più alto numero di gravidanze in età adolescenziale d'Europa (13%):forse il profilattico è buono per gli africani ma non per i sudditi di Elisabetta?
Al di là delle questioni specifiche la domanda da porsi è :il Papa ed il Vaticano sono un intralcio?E se si,perchè?A chi danno fastidio?
Sin dall'antichità il ruolo della religione è stato quello di custodire i valori più profondi di una Società o di una comunità di uomini stabilendo così le regole minime della convivenza alla cui base sta un principio semplce:
Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a Te.
Questo implica che il nucleo principale delle norme che sottostanno all'insegnamento religioso non possa e non debba cambiare e che i sacerdoti ,siano essi preti,pastori,imam o rabbini rappresentino un'autorità Morale superiore.Da sempre la Politica e l'Economia cercano di strappare questo primato soprattutto alla Chiesa che,fra tutte, è la struttura religiosa meglio organizzata e più diffusa ma soprattutto dotata di una gerarchia che manca alle altre;non esistono difatti ne un 'Grande Imam' ascoltato e autorevole per tutti i musulmani della Umma nè un 'Rabbino capo Mondiale' per gli Ebrei.Questo fa del Papa un bersaglio facile poichè,non essendo più infallibile per Dogma,è possibile criticare l'uomo senza mettere in discussione l'intera religione Cattolica ma con il recondito obbiettivo di farlo.
Ma il Papa,per definizione E' la Chiesa ('tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa' disse il Cristo a Simon Pietro,identificando così il suo successore con l'intera organizzazione).
Ogni colpo dato a lui è un colpo dato alla Chiesa Romana e con essa a tutti i suoi fedeli,che sono tali proprio perchè si uniformano ai suoi precetti.Disarticolare il rapporto tra il Papa ed i fedeli significa lasciare questi ultimi in balia della confusione,di un vuoto di regole,di un anomia che disorienta e getta le basi per la disgregazione sociale e il diffondersi del dubbio e della paura.
Dobbiamo chiederci quindi se vogliamo che esista ancora un'Autorità morale superiore o se siamo ormai talmente adulti da poterci giudicare autonomamente.
Se invece sentissimo ancora il bisogno di una tale istituzione ma,per così dire fossimo "stufi" dell'invadenza Vaticana a chi potremmo rivolgerci?
Alla Politica?Al mondo Economico?Al mondo della televisione ed ai suoi idoli?
La prima ha come obiettivo non tanto nascosto l'assolutizzazione del potere (a volte con ogni mezzo necessario),la seconda la massimizzazione del profitto e direi che la terza insegue l'audience anche senza troppo badare alla qualità dei programmi per far crescere gli introiti pubblicitari.
Ognuno di questi tre Entità ha una propria strategia ,basata rispettivamente sulla costruzione del consenso,sulla soddisfazione personale,sul gradimento del pubblico.
Ciascuno cerca di imporre il proprio sistema a danno degli interessi pubblici e generali:un partito può cercare i voti facendo leva sulle paure dei cittadini e sulle divisioni interne ad una Società invece che rafforzarne l'unità,un'azienda può voler vendere una maggiore quantità del suo prodotto anche sapendo che questo potrebbe recare un danno alla salute dei cittadini,una rete televisiva può mettere in onda programmi carichi di violenza,sesso e comportamenti devianti perchè questi suscitano curiosità ed emozione tra i telespettatori senza curarsi degli effetti che ciò può portare alla Società nel suo insieme.
Prima di rispondere,fate un bel respiro,guardate i vostri figli negli occhi e chiedetevi se volete che il loro futuro sia in balia di Dio,degli uomini,del denaro o della pubblicità.Sempre che per farlo non dobbiate distogliere gli occhi dal Grande Fratello in onda sul vostro TV al plasma 42" pagato a rate.
Non sia mai,per carità di Dio.
Si tratti della revoca della scomunica ai Lefebvriani,dell'uso del presevativo nei paesi poveri,del discorso di Ratisbona ,del caso Englaro o del ripristino della Messa Tridentina sembra proprio che questo Papa non ne faccia una giusta.
O forse,semplicemente,l'ufficio stampa del Santo Padre ha fatto suo un vecchio adagio caro ai pubblicitari di tutto il mondo:che se ne parli bene oppure male purchè se ne parli.
La flebile voce della Chiesa è infatti così sovrastata dal clamore della Crisi Economica,dagli "efferati" episodi di cronaca giornaliera,dalle amenità della televisione che pare proprio che l'unico modo di farsi sentire sia quello di creare ad arte una polemica ed urlare più forte degli altri.
A onor del vero,va anche detto che i mezzi di comunicazione "mainstream" non sono più così inclini a dare un risalto positivo alle istanze che vengono da OltreTevere come ancora accadeva sotto il pontificato di Giovanni Paolo II.
Eppure ognuna delle questioni sopracitate andrebbe compresa nel suo spirito più profondo ed analizzata attentamente poichè è difficile pensare che un uomo dalla cultura così ampia come Benedetto XVI ,sicuramente attorniato da esperti in ogni argomento dello scibile umano,possa esprimere certi concetti senza averne ponderato attentamente ogni effetto possibile sull'opinione pubblica.
Ed infatti ,ad esempio,il Motu Proprio con il quale Ratzinger ha ripristinato la Messa in latino è, a ben vedere,una mano tesa al mondo religioso Ortodosso per il quale la Messa non è tale se non in latino e recitata dando le spalle ai fedeli (come accadeva anche in Italia fino al Concilio Vaticano II).Possiamo quindi dire che questo sia un passo nella direzione tracciata da Woityla, verso il riavvicinamento a quella parte di Cristianesimo.
In quest'ottica anche quel "ritorno dei figliol prodigo" rappresentato dalla revoca della scomunica ai Tradizionalisti di Mons. Lefebvre si inscrive in questa strategia di lungo periodo che dovrebbe riportare tutti i seguaci di Cristo sotto lo stesso tetto.D'altronde anche l'arcivescovo di Canterbury,Rowan Williams,qualche tempo fa ha ventilato l'ipotesi di una riunificazione della Chiesa di Roma con gli scissionisti Anglicani.
Sappiamo bene quanto lunghi siano i tempi della Chiesa per cui gli effetti reali di questo processo saranno ben comprensibili solo fra qualche anno.
Se poi volessimo parlare della recente affermazione riguardo l'uso del preservativo in Africa e al polverone che ha sollevato tra le file dell'Europa secolarizzata,Francia,Germania ed Inghilterra in testa , viene da chiedersi il perchè proprio quest'ultima abbia il più alto numero di gravidanze in età adolescenziale d'Europa (13%):forse il profilattico è buono per gli africani ma non per i sudditi di Elisabetta?
Al di là delle questioni specifiche la domanda da porsi è :il Papa ed il Vaticano sono un intralcio?E se si,perchè?A chi danno fastidio?
Sin dall'antichità il ruolo della religione è stato quello di custodire i valori più profondi di una Società o di una comunità di uomini stabilendo così le regole minime della convivenza alla cui base sta un principio semplce:
Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a Te.
Questo implica che il nucleo principale delle norme che sottostanno all'insegnamento religioso non possa e non debba cambiare e che i sacerdoti ,siano essi preti,pastori,imam o rabbini rappresentino un'autorità Morale superiore.Da sempre la Politica e l'Economia cercano di strappare questo primato soprattutto alla Chiesa che,fra tutte, è la struttura religiosa meglio organizzata e più diffusa ma soprattutto dotata di una gerarchia che manca alle altre;non esistono difatti ne un 'Grande Imam' ascoltato e autorevole per tutti i musulmani della Umma nè un 'Rabbino capo Mondiale' per gli Ebrei.Questo fa del Papa un bersaglio facile poichè,non essendo più infallibile per Dogma,è possibile criticare l'uomo senza mettere in discussione l'intera religione Cattolica ma con il recondito obbiettivo di farlo.
Ma il Papa,per definizione E' la Chiesa ('tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa' disse il Cristo a Simon Pietro,identificando così il suo successore con l'intera organizzazione).
Ogni colpo dato a lui è un colpo dato alla Chiesa Romana e con essa a tutti i suoi fedeli,che sono tali proprio perchè si uniformano ai suoi precetti.Disarticolare il rapporto tra il Papa ed i fedeli significa lasciare questi ultimi in balia della confusione,di un vuoto di regole,di un anomia che disorienta e getta le basi per la disgregazione sociale e il diffondersi del dubbio e della paura.
Dobbiamo chiederci quindi se vogliamo che esista ancora un'Autorità morale superiore o se siamo ormai talmente adulti da poterci giudicare autonomamente.
Se invece sentissimo ancora il bisogno di una tale istituzione ma,per così dire fossimo "stufi" dell'invadenza Vaticana a chi potremmo rivolgerci?
Alla Politica?Al mondo Economico?Al mondo della televisione ed ai suoi idoli?
La prima ha come obiettivo non tanto nascosto l'assolutizzazione del potere (a volte con ogni mezzo necessario),la seconda la massimizzazione del profitto e direi che la terza insegue l'audience anche senza troppo badare alla qualità dei programmi per far crescere gli introiti pubblicitari.
Ognuno di questi tre Entità ha una propria strategia ,basata rispettivamente sulla costruzione del consenso,sulla soddisfazione personale,sul gradimento del pubblico.
Ciascuno cerca di imporre il proprio sistema a danno degli interessi pubblici e generali:un partito può cercare i voti facendo leva sulle paure dei cittadini e sulle divisioni interne ad una Società invece che rafforzarne l'unità,un'azienda può voler vendere una maggiore quantità del suo prodotto anche sapendo che questo potrebbe recare un danno alla salute dei cittadini,una rete televisiva può mettere in onda programmi carichi di violenza,sesso e comportamenti devianti perchè questi suscitano curiosità ed emozione tra i telespettatori senza curarsi degli effetti che ciò può portare alla Società nel suo insieme.
Prima di rispondere,fate un bel respiro,guardate i vostri figli negli occhi e chiedetevi se volete che il loro futuro sia in balia di Dio,degli uomini,del denaro o della pubblicità.Sempre che per farlo non dobbiate distogliere gli occhi dal Grande Fratello in onda sul vostro TV al plasma 42" pagato a rate.
Non sia mai,per carità di Dio.
sabato 21 febbraio 2009
E intanto l'acqua scorre sotto i ponti.
Lunedì 9 novembre 2009,si celebrano i 20 anni dalla caduta del muro di Berlino.Da quel giorno in poi,veramente,il mondo non sarebbe più stato lo stesso.Il muro cadeva proprio nell'anno in cui ricorreva il secondo centenario della rivoluzione Francese.
Potenza delle date.
E quest'anno?Il 2008 non è finito bene e già il 2009 non promette di essere migliore:in America Citybank,Bank of America,GM,Ford,Chrysler stanno per fallire e,quando anche i soldi legati alle spese militari finiranno potrebbe toccare anche a Boeing e GE.In Europa il sistema bancario è alle corde,l'Euro è messo in fibrillazione dagli spread sui titoli di stato e l'export non riesce a sostenere neppure più la Germania.Il Giappone si sta avvitando su se stesso e la cina rallenta se non sta già fermandosi.Anche questa volta , tra vent'anni ,potremmo tornare a ripeterci che 'nulla sarebbe stato più come prima'.
E' un processo lungo e tutto in divenire,ma possiamo dare per certa una crisi monetaria mondiale,visto il generale riequilibrio che le varie valute avranno in seguito alla ridefinizione della mappa dei commerci mondiali.Per assurdo potremmo un giorno importare dalla'America quei prodotti che oggi importiamo dalla Cina.Possiamo aspettarci anche che la stessa Cina dovrà affrontare grossi problemi interni a causa del rallentamento dell'economia e il rientro dei capitali americani in patria.
Vedremo probabilmente una guerra,i focolai sono molti,ma predire dove scoppierà non è cosa facile.Iran,Libano,Gaza,Sri Lanka,Transnistria,Pakistan.Ovvio che non tutte le guerre hanno lo stesso impatto mediatico ma gli effetti che possono portare al nostro modo di vivere possono essere importanti.Molti dei prodotti e quasi tutta l'energia che utilizziamo sono importati.Ecco perchè abbiamo mandato le nostre navi nel golfo di Aden.Ecco perchè cerchiamo vie alternative alle rotte del petrolio.
E' certo che si inizeranno a scrivere le regole di un nuovo sistema globale tra le nazioni:Oggi,chiaramente,gli attori principali sulla scena mondiale sono:USA,EU,Russia,Giappone,Cina,l'OPEC,l'arabia saudita,in parte ancora la GB.Stanno però crescendo la Turchia,l'Iran,il Brasile.Ognuna di queste è leader per posizione geografica,risorse,dimensioni demografiche,potenza militare.Alcune delle organizzazioni mondiali come il FMI,la WB,l'onu,il g7 non le vedono neanche partecipare.
Il G20 è stato un inizio,un primo passo verso questa strada.Dal punto di vista economico,vedremo un po' di protezionismo o meglio di razionalizzazione.L'esigenza di cercare sempre i costi minori per la produzioni di beni si scontra inevitabilmente con le necessità della pace sociale,che,in Europa,ha già dato prova di esere messa sotto tensione.per l'Europa,poi,il protezionismo può addirittura avere un risvolto positivo,in quanto catalizzatore di un processo di accelerazione della costruzione di un vero mercato interno europeo;Eurolandia,estesa da Lisbona a Bucarest,si rirova ricca di molte delle materie prime che le necessitano e forte di un mercato potenziale di circa 400 milioni di cittadini.Potrà sfruttare questo spazio economico mentre la Cina sarà impegnata alla creazione di un immenso mercato interno al fine di riequilibrare il divario economico città/campagna puntando maggiormente su quest'ultima e fermando l'emorragia di chiusure di fabbriche sulla costa reindirizzando la produzione verso l'interno.
Evitare rivolte sociali è il primo imperativo per Pechino.Le risorse ci sono ed il primo piano cinese di stimoli ne è un esempio.
Gli USA saranno di fronte ad una ristrutturazione industriale con pochi precedenti.Il passato ci ha abituati a comprendere l'intraprendenza del popolo americano e ad apprezzare lo spirito del "posso farcela" veicolato dai film di Hollywood.Il dollaro è sopravvalutato se messo in relazione all'attuale capacità produttiva USA ed inoltre il governo americano non ha nessun interesse a difenderne la forza se vuole incentivare l'esportazione con il duplice scopo di dare fiato all'occupazione e dare modo alle imprese di rifornirsi di denaro fresco.Inoltre è vitale l'esigenza di dilavare gli immensi deficit pubblico e commerciale attraverso l'inflazione che vista l'immensa mole di danaro promessa da Obama,farà capolino entro la fine dell'anno.
In generale possiamo aspettarci un riequilibrio di aspettative da parte delle nazioni,delle imprese e dei singoli cittadini.L'occidente vedrà calare il proprio tenore di vita a causa della disoccupazione,dell'inflazione e delle ristrutturazioni interne che ogni stato europeo sarà costretto a fare se vorrà mantenersi dentro i parametri di Maastricht e recuperare i fondi necessari a coprire i vari piani di stimolo messi in atto per contrastare la crisi di liquidità.L'alternativa è data dalle tasse,ma un mix di assenza di lavoro e carico fiscale crescente può rivelarsi esplosivo.
E l'Italia?Il nostro pease è il grande malato d'Europa da almeno vent'anni:Irlanda,Spagna,Inghilterra hanno beneficiato del periodo passato per ristrutturarsi,darsi regole nuove,attirare o creare lavoro.L'Italia è rimasta un po' ferma e questo nostro Capitalismo letargico ha fatto in modo di congelare anche la società,l'iniziativa imprenditoriale,la ricerca di alternative.Per fortuna la crisi bancaria ha toccato solo marginalmente,se escludiamo il caso Unicredit, le nostre banche in virtù della minore esposizione estera e finanziaria ed il nostro settore industriale rimane ancora numericamente di tutto rispetto.Certo,il fallimento o ,anche peggio,la nazionalizzazione di Unicredit sarebbero un colpo tremendo per l'economia italiana sia privata che pubblica.Possiamo consolarci con il fatto che in questa crisi nessuna nazione può fare a meno delle altre,anche se segretamente ognina spera che sia possibile.Per contro non v'è un solo centro che possa dirigerla verso orizzonti sicuri e delineati,che siano gli USA,l'ONU o qualsiasi organismo sovranazionale.Volendo razionalizzare anche il famoso motto dei tre Moschettieri,"Tutti per Tutti" potrebbe essere lo slogan dei prossimi anni.O forse no.
Potenza delle date.
E quest'anno?Il 2008 non è finito bene e già il 2009 non promette di essere migliore:in America Citybank,Bank of America,GM,Ford,Chrysler stanno per fallire e,quando anche i soldi legati alle spese militari finiranno potrebbe toccare anche a Boeing e GE.In Europa il sistema bancario è alle corde,l'Euro è messo in fibrillazione dagli spread sui titoli di stato e l'export non riesce a sostenere neppure più la Germania.Il Giappone si sta avvitando su se stesso e la cina rallenta se non sta già fermandosi.Anche questa volta , tra vent'anni ,potremmo tornare a ripeterci che 'nulla sarebbe stato più come prima'.
E' un processo lungo e tutto in divenire,ma possiamo dare per certa una crisi monetaria mondiale,visto il generale riequilibrio che le varie valute avranno in seguito alla ridefinizione della mappa dei commerci mondiali.Per assurdo potremmo un giorno importare dalla'America quei prodotti che oggi importiamo dalla Cina.Possiamo aspettarci anche che la stessa Cina dovrà affrontare grossi problemi interni a causa del rallentamento dell'economia e il rientro dei capitali americani in patria.
Vedremo probabilmente una guerra,i focolai sono molti,ma predire dove scoppierà non è cosa facile.Iran,Libano,Gaza,Sri Lanka,Transnistria,Pakistan.Ovvio che non tutte le guerre hanno lo stesso impatto mediatico ma gli effetti che possono portare al nostro modo di vivere possono essere importanti.Molti dei prodotti e quasi tutta l'energia che utilizziamo sono importati.Ecco perchè abbiamo mandato le nostre navi nel golfo di Aden.Ecco perchè cerchiamo vie alternative alle rotte del petrolio.
E' certo che si inizeranno a scrivere le regole di un nuovo sistema globale tra le nazioni:Oggi,chiaramente,gli attori principali sulla scena mondiale sono:USA,EU,Russia,Giappone,Cina,l'OPEC,l'arabia saudita,in parte ancora la GB.Stanno però crescendo la Turchia,l'Iran,il Brasile.Ognuna di queste è leader per posizione geografica,risorse,dimensioni demografiche,potenza militare.Alcune delle organizzazioni mondiali come il FMI,la WB,l'onu,il g7 non le vedono neanche partecipare.
Il G20 è stato un inizio,un primo passo verso questa strada.Dal punto di vista economico,vedremo un po' di protezionismo o meglio di razionalizzazione.L'esigenza di cercare sempre i costi minori per la produzioni di beni si scontra inevitabilmente con le necessità della pace sociale,che,in Europa,ha già dato prova di esere messa sotto tensione.per l'Europa,poi,il protezionismo può addirittura avere un risvolto positivo,in quanto catalizzatore di un processo di accelerazione della costruzione di un vero mercato interno europeo;Eurolandia,estesa da Lisbona a Bucarest,si rirova ricca di molte delle materie prime che le necessitano e forte di un mercato potenziale di circa 400 milioni di cittadini.Potrà sfruttare questo spazio economico mentre la Cina sarà impegnata alla creazione di un immenso mercato interno al fine di riequilibrare il divario economico città/campagna puntando maggiormente su quest'ultima e fermando l'emorragia di chiusure di fabbriche sulla costa reindirizzando la produzione verso l'interno.
Evitare rivolte sociali è il primo imperativo per Pechino.Le risorse ci sono ed il primo piano cinese di stimoli ne è un esempio.
Gli USA saranno di fronte ad una ristrutturazione industriale con pochi precedenti.Il passato ci ha abituati a comprendere l'intraprendenza del popolo americano e ad apprezzare lo spirito del "posso farcela" veicolato dai film di Hollywood.Il dollaro è sopravvalutato se messo in relazione all'attuale capacità produttiva USA ed inoltre il governo americano non ha nessun interesse a difenderne la forza se vuole incentivare l'esportazione con il duplice scopo di dare fiato all'occupazione e dare modo alle imprese di rifornirsi di denaro fresco.Inoltre è vitale l'esigenza di dilavare gli immensi deficit pubblico e commerciale attraverso l'inflazione che vista l'immensa mole di danaro promessa da Obama,farà capolino entro la fine dell'anno.
In generale possiamo aspettarci un riequilibrio di aspettative da parte delle nazioni,delle imprese e dei singoli cittadini.L'occidente vedrà calare il proprio tenore di vita a causa della disoccupazione,dell'inflazione e delle ristrutturazioni interne che ogni stato europeo sarà costretto a fare se vorrà mantenersi dentro i parametri di Maastricht e recuperare i fondi necessari a coprire i vari piani di stimolo messi in atto per contrastare la crisi di liquidità.L'alternativa è data dalle tasse,ma un mix di assenza di lavoro e carico fiscale crescente può rivelarsi esplosivo.
E l'Italia?Il nostro pease è il grande malato d'Europa da almeno vent'anni:Irlanda,Spagna,Inghilterra hanno beneficiato del periodo passato per ristrutturarsi,darsi regole nuove,attirare o creare lavoro.L'Italia è rimasta un po' ferma e questo nostro Capitalismo letargico ha fatto in modo di congelare anche la società,l'iniziativa imprenditoriale,la ricerca di alternative.Per fortuna la crisi bancaria ha toccato solo marginalmente,se escludiamo il caso Unicredit, le nostre banche in virtù della minore esposizione estera e finanziaria ed il nostro settore industriale rimane ancora numericamente di tutto rispetto.Certo,il fallimento o ,anche peggio,la nazionalizzazione di Unicredit sarebbero un colpo tremendo per l'economia italiana sia privata che pubblica.Possiamo consolarci con il fatto che in questa crisi nessuna nazione può fare a meno delle altre,anche se segretamente ognina spera che sia possibile.Per contro non v'è un solo centro che possa dirigerla verso orizzonti sicuri e delineati,che siano gli USA,l'ONU o qualsiasi organismo sovranazionale.Volendo razionalizzare anche il famoso motto dei tre Moschettieri,"Tutti per Tutti" potrebbe essere lo slogan dei prossimi anni.O forse no.
Etichette:
economia,
geopolitica,
politica internazionale
domenica 15 febbraio 2009
Tsunami a Paperopoli
Il presidente americano,Barack Obama,ha appena ottenuto dal senato USA l'autorizzazione a varare un 'piano di stimoli' da 789 miliardi di dollari per l'economia.Il Financial Times ed altri quotidiani economici pubblicano il conto totale degli aiuti governativi stanziati da un anno a questa parte che raggiungono la cifra stratosferica di 3 trilioni di dollari ovvero 3000 miliardi.
Ora,già il fatto che dai milioni si sia passati ai miliardi ed ora ai trilioni non è rassicurante,ma il peggio è che già molti analisti si affrettano a dire che neanche questo salasso basterà.Ricordo che anni fa,il cattivo dei film di James Bond era solito chiedere un Milione di dollari per non distruggere la terra con la sua arma spaventosa e già sembravano tanti.Poi negli anni Ottanta è cominciata la moda degli 'ingaggi miliardari' dei calciatori (Maradona,Zico,Van Basten..) e a tutti noi quei miliardi (di lire,badate) non solo sembravano molti ma anche troppi.Ora siamo ai trilioni,il che mi ricorda quando da piccolo leggevo Topolino ,ridevo dei Fantastilioni contenuti nel deposito di Zio Paperone e mi chiedevo come si scrivesse,in numeri,una cifra del genere.Di fronte a questa notizia ,oggi, ho preso carta e penna e mi sono dato una risposta:
3 trilioni sono 3000 miliardi (di $) ,il che equivale ,con un cambio di 0.77 euro per un dollaro, a 2.310.000.000.000 di Euro ovvero a 4.472.783.700.000.000 di lire (con il cambio fermo a 1936.27 lire per un euro).E poi dicono che le foreste vengono abbattute :lo credo,solo per scrivere una cifra del genere serve un intero foglio di carta! Per non parlare della carta che servirebbe se si volesse realmente stampare tutta quella moneta.
In termini tecnici questo fenomeno è detto "inflazione monetaria" e non è dovuto ai normali meccanismi del mercato (che invece genera "inflazione da costi" ed è abbastanza naturale nel lungo periodo) ma è un meccanismo che può essere messo in atto quando si vuole 'diluire' il debito pubblico a spese dei creditori.
Il problema in effetti è dato dall'enorme quantità di moneta stampata dal governo americano in questi anni tanto che ,forse per pudicizia,il ministero del tesoro non pubblica neanche più il dato sulla massa monetaria M3 (ovvero la totalità di dollari di carta ed elettronici emessi dalla Federal Reserve) e quindi non è neanche chiaro quanti dollari vi siano in circolazione effettivamente e quindi la reale inflazione in corso.
I giornali tutti ci ripetono che siamo in piena Deflazione e che le merci rimangono invendute nei magazzini perchè i cittadini non spendono,ma la realtà è che abbiamo passato otto anni a spendere soldi che non avevamo per case,ipod,auto e chissà cos'altro e quindi le aziende hanno sovradimensionato i propri impianti e inaugurato piani di crescita irrealizzabili sperando che la festa continuasse all'infinito.Poi ,come nel classico gioco,il movimento di una sola carta ha fatto crollare l'intero castello ed ora siamo alla Stagnazione se non alla Recessione.In realtà questo periodo ricorda un pò le fasi che precedono uno tsunami,quando il mare si ritira e le spiagge si allungano verso di esso per kilometri:può sembrare bassa marea, i pesci si dibattono sulla sabbia,ma poi arriva l'onda gigantesca e quegli stessi pesci ce li ritroviamo su qualche collina sommersa dalla furia dell'acqua che torna indietro.Ecco oggi la deflazione,domani la SuperInflazione come negli anni Settanta con corredo di penuria di materie prime,cibo,metalli e petrolio in testa visto che i prezzi attuali per questi merci favoriscono si il loro acquisto ma scoraggiano dall'intraprendere nuove ricerche minerarie,prospezioni petrolifere o anche solo la messa a coltura di più terreno.
In quegli anni si coniò una nuova parola 'Stagflazione' unendo Stagnazione ed Inflazione,fenomeni che fino ad allora erano considerati irrealizzabili contemporaneamente.E' curioso notare che uno dei consulenti del nuovo presidente americano sia proprio Paul Volcker,il governatore della Fed in quei terribili anni,quindi uno che ,nel caso,saprà come affrontare il problema.Intanto su 'La Repubblica' del 28 gennaio abbiamo letto la simpatica notizia di una signora norvegese che è riuscita a farsi cambiare in denaro sonante i soldi del Monopoli dalla sua banca per un equivalente di 190 Euro.
Che si tratti di un caso di preveggenza?
Ora,già il fatto che dai milioni si sia passati ai miliardi ed ora ai trilioni non è rassicurante,ma il peggio è che già molti analisti si affrettano a dire che neanche questo salasso basterà.Ricordo che anni fa,il cattivo dei film di James Bond era solito chiedere un Milione di dollari per non distruggere la terra con la sua arma spaventosa e già sembravano tanti.Poi negli anni Ottanta è cominciata la moda degli 'ingaggi miliardari' dei calciatori (Maradona,Zico,Van Basten..) e a tutti noi quei miliardi (di lire,badate) non solo sembravano molti ma anche troppi.Ora siamo ai trilioni,il che mi ricorda quando da piccolo leggevo Topolino ,ridevo dei Fantastilioni contenuti nel deposito di Zio Paperone e mi chiedevo come si scrivesse,in numeri,una cifra del genere.Di fronte a questa notizia ,oggi, ho preso carta e penna e mi sono dato una risposta:
3 trilioni sono 3000 miliardi (di $) ,il che equivale ,con un cambio di 0.77 euro per un dollaro, a 2.310.000.000.000 di Euro ovvero a 4.472.783.700.000.000 di lire (con il cambio fermo a 1936.27 lire per un euro).E poi dicono che le foreste vengono abbattute :lo credo,solo per scrivere una cifra del genere serve un intero foglio di carta! Per non parlare della carta che servirebbe se si volesse realmente stampare tutta quella moneta.
In termini tecnici questo fenomeno è detto "inflazione monetaria" e non è dovuto ai normali meccanismi del mercato (che invece genera "inflazione da costi" ed è abbastanza naturale nel lungo periodo) ma è un meccanismo che può essere messo in atto quando si vuole 'diluire' il debito pubblico a spese dei creditori.
Il problema in effetti è dato dall'enorme quantità di moneta stampata dal governo americano in questi anni tanto che ,forse per pudicizia,il ministero del tesoro non pubblica neanche più il dato sulla massa monetaria M3 (ovvero la totalità di dollari di carta ed elettronici emessi dalla Federal Reserve) e quindi non è neanche chiaro quanti dollari vi siano in circolazione effettivamente e quindi la reale inflazione in corso.
I giornali tutti ci ripetono che siamo in piena Deflazione e che le merci rimangono invendute nei magazzini perchè i cittadini non spendono,ma la realtà è che abbiamo passato otto anni a spendere soldi che non avevamo per case,ipod,auto e chissà cos'altro e quindi le aziende hanno sovradimensionato i propri impianti e inaugurato piani di crescita irrealizzabili sperando che la festa continuasse all'infinito.Poi ,come nel classico gioco,il movimento di una sola carta ha fatto crollare l'intero castello ed ora siamo alla Stagnazione se non alla Recessione.In realtà questo periodo ricorda un pò le fasi che precedono uno tsunami,quando il mare si ritira e le spiagge si allungano verso di esso per kilometri:può sembrare bassa marea, i pesci si dibattono sulla sabbia,ma poi arriva l'onda gigantesca e quegli stessi pesci ce li ritroviamo su qualche collina sommersa dalla furia dell'acqua che torna indietro.Ecco oggi la deflazione,domani la SuperInflazione come negli anni Settanta con corredo di penuria di materie prime,cibo,metalli e petrolio in testa visto che i prezzi attuali per questi merci favoriscono si il loro acquisto ma scoraggiano dall'intraprendere nuove ricerche minerarie,prospezioni petrolifere o anche solo la messa a coltura di più terreno.
In quegli anni si coniò una nuova parola 'Stagflazione' unendo Stagnazione ed Inflazione,fenomeni che fino ad allora erano considerati irrealizzabili contemporaneamente.E' curioso notare che uno dei consulenti del nuovo presidente americano sia proprio Paul Volcker,il governatore della Fed in quei terribili anni,quindi uno che ,nel caso,saprà come affrontare il problema.Intanto su 'La Repubblica' del 28 gennaio abbiamo letto la simpatica notizia di una signora norvegese che è riuscita a farsi cambiare in denaro sonante i soldi del Monopoli dalla sua banca per un equivalente di 190 Euro.
Che si tratti di un caso di preveggenza?
Etichette:
economia,
geopolitica,
politica internazionale
giovedì 15 gennaio 2009
A pensar male si fa peccato ma...
La guerra a Gaza è una partita a scacchi giocata sulla pelle dei civili.
Ognuno dei due contendenti sa di non poter dare scacco matto all'avversario ma curiosamente molti tra i risultati intermedi tra l'annichilimento e la vittoria finale possono comunque essere fatti valere come una vittoria.
Hamas non potrà che uscire più forte da questa situazione in quanto potrà far valere l'enorme visibilità che ha ottenuto sia tra i Palestinesi,a adiscapito di al Fatah,sia verso tutti i paesi arabi ai quali potrà mostrare di essere realmente espressione della volontà dei Palestinesi a non lasciare a Tel Aviv la speranza di prendersi tutto il territorio dell'ex mandato britannico e di sapere come fare a resistere.
La furia cieca (o forse no..) dell'esercito israeliano inoltre,ha permesso ad Hamas di poter "gettare qualche morto sul tavolo" come si sarebbe detto tempo fa,e di poter strappare qualche punto per quanto riguarda l'immagine agli occhi del mondo,nel match contro un avversario decisamente più forte.
Se i dati riguardanti le perdite totali dovute al conflitto dovessero essere confermate anche nelle proporzioni tra civili e miliziani,dovremmo arrivare alla conclusione che Hamas non è stato che leggermente intaccato (le perdite attualmente ammontano a meno della metà dei 1000 morti circa su una forza stimata di 10/20000 uomini in armi) e che l'IDF si è più che altro concentrata sulle infrastrutture,in maniera tale da rendere più lenta e disagevole la ricostruzione del dopoguerra,sperando nell'esasperazione della popolazione civile stremata.
Si dimentica spesso però che Hamas è prima di tutto un partito politico e per di più con una forte componente sociale.
La presenza all'interno della striscia di Gaza si concretizza in tutti gli aspetti della vita sociale,dalla scuola ai vigili del fuoco,dai panifici alle pratiche burocratiche.
Difficile pensare che Hamas,vittorioso alle ultime elezioni con ampio margine,avesse capitali così ingenti per comprare il voto di centinaia di migliaia di palestinesi.
C'è da considerare poi che, sebbene le notizie che filtrano siano poche, la cis-giordania vede rinascere il conflitto interno Hamas-Fatah.
La popolazione della West Bank ha forti legami con quella di Gaza (la palestina è comunque e sempre un'area molto piccola e molte famiglie sono sparse per tutta la sua estensione) e non è prevedibile quale possa essere l'impatto dei silenzi di Abu Mazen di fronte ai fatti in corso.
Dal punto di vista israeliano,invece, l 'imponente sbarramento mediatico garantisce la piena occupazione di tutta la banda utile per ripetere le ragioni del governo di Tel Aviv.
Il mantra ripetuto da giornali,telegiornali,internet,programmi di intrattenimento è rotto solo per brevi istanti dalle immagini delle rovine fumanti e dei corpi senza vita dei palestinesi e ,a volte,da qualche voce solitaria che chiede un pò di pietà per i più deboli e timidamente condanna "la reazione spropositata".
L'obiettivo dichiarato dell'invasione era e rimane quello di impedire il lancio dei Qassam verso il territorio circondante la Striscia,ma ,a quanto pare visto i continui lanci anche sotto le bombe, non sarà possibile evitarlo una volta per tutte.
Un modo potrebbe essere quello di tagliare in due permanentemente la striscia per isolare la parte nord da quella sud e quindi dal valico con l'Egitto da cui presumibilmente arriva il materiale per costruire i razzi artigianali.
A quel punto però la parte Nord diventerebbe troppo piccola entro breve tempo grazie ai tassi di natalità Palestinesi ed inoltre non potrebbe non essere supportata da aiuti esterni per poter sopravvivere,creando così l'opportunità per l'insediamento di una forza internazionale da sempre osteggiata da qualsiasi governo israeliano.
Tra meno di cinque giorni giurerà il primo presidente nero (e non nativo) Americano.
L'alleato mediorientale sa che non gli saranno permessi più gli spazi ottenuti grazie al vuoto di potere creatosi dalla transizione alla Casa Bianca e dovrà fermarsi a meno di non entrare in conflitto proprio con il nuovo Presidente, sicuramente desideroso di fare un buon esordio internazionale.
Tra un mese poi,le elezioni per la Knesset vedranno sicuramente un cambio al vertice e forse anche radicale ,perchè a volte tra i due litiganti,la Livni e Barak,il terzo gode...
Ognuno dei due contendenti sa di non poter dare scacco matto all'avversario ma curiosamente molti tra i risultati intermedi tra l'annichilimento e la vittoria finale possono comunque essere fatti valere come una vittoria.
Hamas non potrà che uscire più forte da questa situazione in quanto potrà far valere l'enorme visibilità che ha ottenuto sia tra i Palestinesi,a adiscapito di al Fatah,sia verso tutti i paesi arabi ai quali potrà mostrare di essere realmente espressione della volontà dei Palestinesi a non lasciare a Tel Aviv la speranza di prendersi tutto il territorio dell'ex mandato britannico e di sapere come fare a resistere.
La furia cieca (o forse no..) dell'esercito israeliano inoltre,ha permesso ad Hamas di poter "gettare qualche morto sul tavolo" come si sarebbe detto tempo fa,e di poter strappare qualche punto per quanto riguarda l'immagine agli occhi del mondo,nel match contro un avversario decisamente più forte.
Se i dati riguardanti le perdite totali dovute al conflitto dovessero essere confermate anche nelle proporzioni tra civili e miliziani,dovremmo arrivare alla conclusione che Hamas non è stato che leggermente intaccato (le perdite attualmente ammontano a meno della metà dei 1000 morti circa su una forza stimata di 10/20000 uomini in armi) e che l'IDF si è più che altro concentrata sulle infrastrutture,in maniera tale da rendere più lenta e disagevole la ricostruzione del dopoguerra,sperando nell'esasperazione della popolazione civile stremata.
Si dimentica spesso però che Hamas è prima di tutto un partito politico e per di più con una forte componente sociale.
La presenza all'interno della striscia di Gaza si concretizza in tutti gli aspetti della vita sociale,dalla scuola ai vigili del fuoco,dai panifici alle pratiche burocratiche.
Difficile pensare che Hamas,vittorioso alle ultime elezioni con ampio margine,avesse capitali così ingenti per comprare il voto di centinaia di migliaia di palestinesi.
C'è da considerare poi che, sebbene le notizie che filtrano siano poche, la cis-giordania vede rinascere il conflitto interno Hamas-Fatah.
La popolazione della West Bank ha forti legami con quella di Gaza (la palestina è comunque e sempre un'area molto piccola e molte famiglie sono sparse per tutta la sua estensione) e non è prevedibile quale possa essere l'impatto dei silenzi di Abu Mazen di fronte ai fatti in corso.
Dal punto di vista israeliano,invece, l 'imponente sbarramento mediatico garantisce la piena occupazione di tutta la banda utile per ripetere le ragioni del governo di Tel Aviv.
Il mantra ripetuto da giornali,telegiornali,internet,programmi di intrattenimento è rotto solo per brevi istanti dalle immagini delle rovine fumanti e dei corpi senza vita dei palestinesi e ,a volte,da qualche voce solitaria che chiede un pò di pietà per i più deboli e timidamente condanna "la reazione spropositata".
L'obiettivo dichiarato dell'invasione era e rimane quello di impedire il lancio dei Qassam verso il territorio circondante la Striscia,ma ,a quanto pare visto i continui lanci anche sotto le bombe, non sarà possibile evitarlo una volta per tutte.
Un modo potrebbe essere quello di tagliare in due permanentemente la striscia per isolare la parte nord da quella sud e quindi dal valico con l'Egitto da cui presumibilmente arriva il materiale per costruire i razzi artigianali.
A quel punto però la parte Nord diventerebbe troppo piccola entro breve tempo grazie ai tassi di natalità Palestinesi ed inoltre non potrebbe non essere supportata da aiuti esterni per poter sopravvivere,creando così l'opportunità per l'insediamento di una forza internazionale da sempre osteggiata da qualsiasi governo israeliano.
Tra meno di cinque giorni giurerà il primo presidente nero (e non nativo) Americano.
L'alleato mediorientale sa che non gli saranno permessi più gli spazi ottenuti grazie al vuoto di potere creatosi dalla transizione alla Casa Bianca e dovrà fermarsi a meno di non entrare in conflitto proprio con il nuovo Presidente, sicuramente desideroso di fare un buon esordio internazionale.
Tra un mese poi,le elezioni per la Knesset vedranno sicuramente un cambio al vertice e forse anche radicale ,perchè a volte tra i due litiganti,la Livni e Barak,il terzo gode...
mercoledì 7 gennaio 2009
Le possibili conseguenze della crisi attuale - parte prima
Ricorrono quest'anno gli ottant'anni dalla terribile crisi del '29,un avvenimento che ha segnato profondamente il secolo passato,non solo nel male ma anche nel bene.
Anche quella,come quella attuale,è scaturita dalla gestione apparentemente dissennata della finanza prima negli Stati Uniti e a seguire in tutto il mondo che era a a quel tempo e per quel tempo già globalizzato.
Non dimentichiamo infatti che le grandi potenze europee possedevano,tramite il sistema delle colonie,molte delle zone produttive ,o solo ricche di materie prime, presenti sul globo.
Alcune di queste sono diventate vere e proprie Nazioni come oggi le conosciamo solo dopo la II Guerra Mondiale proprio in seguito alla decolonizzazione operata più o meno volontariamente dalle potenze mondiali.
In alcuni casi si è trattato di un 'trasferimento di proprietà' tra potenze ma in altre è stata una vera e propria presa di coscienza di popoli che fino ad allora non erano riusciti a pensarsi come tali e che ,grazie alla presenza di un nemico comune,di un oppressore,di nuove opportunità, hanno compreso di avere un destino ed una identità comuni ed hanno iniziato la propria Storia.
La Storia ,quella di tutta l'umanità,attraversa punti di passaggio che si presentano come 'colli di bottiglia' o come 'tubi di Venturi' per chi ha dimestichezza con le tecniche idrauliche e/o motoristiche.:in questi momenti,gli eventi subiscono un'accelerazione,per poi tornare ad una quiete più o meno prolungata ma dalle caratteristiche totalmente nuove rispetto ai momenti precedenti.
E' successo così con la caduta dell'Impero Romano ,sostituito dal potere spirituale e temporale della Chiesa Cattolica,é accaduto con la Riforma Luterana e le successive guerre Europee,con la scoperta dell'America e delle nuove rotte commerciali,con la Rivoluzione Francese e in tempi decisamente più recenti con gli eventi dell'11 settembre 2001;non a caso a seguito di questi è stato detto:"nulla sarà più come prima".
Abbiamo detto che in alcuni di questi momenti è avvenuto un 'trasferimento di proprietà';tra la prima e la fine della II Guerra Mondiale , ad esempio,gran parte dei domini coloniali inglesi ed in parte francesi sono passati sotto la 'protezione' degli USA:penso ad esempio al Medio Oriente,al Sud-Est asiatico a buona parte dell'Africa.
I mercati,le materie prime e la manodopera a basso prezzo portati in dote da queste aree hanno alimentato la crescita stupefacente del tenore di vita del cosiddetto Occidente e di una parte del Secondo Mondo degli ultimi 60 anni.
E' questa solo una breve e sicuramente non esuriente premessa ,che verrà sicuramente approfondita nei prossimi post,per arrivare alla situazione attuale.
Durante l'epoca Vittoriana e per tutto il periodo in cui l'Inghilterra è stata la potenza egemone mondiale,la Sterlina e la manipolazione del suo valore hanno permesso alle Elites della Nazione anglosassone di acquistare,letteralmemnte,porzioni di pianeta con tutto ciò che vi risiedeva sopra e anche sotto:Materie prime,genti,edifici e soprattutto Sovranità sono diventati legale possedimento di potenti società e ancor più potenti individui Inglesi.Con la I e ,definitivamente,con la II Guerra Mondiale il potere economico e militare è passato agli Stati Uniti e di conseguenza è stato il Dollaro a diventare padrone delle transazioni economiche mondiali.
Dopo la mossa unilaterale messa in atto da Nixon nell'agosto del '71 ,ovvero lo 'scollegamento' del dollaro dalla base Aurea sottostante,la moneta americana è diventata progressivamente un assegno in bianco in mano alle grandi corporations americane su cui apporre di volta in volta il valore per loro più vantaggioso per acquistare a mani basse ricchezze e prodotti di tutto il mondo.
Il processo,ancora frenato dalla presenza dell'Unione Sovietica e del blocco economico ad essa collegato,è infine decollato dopo il 1989:l'unica superpotenza mondiale rimasta si è data allo shopping più sfrenato fondando la propria ricchezza non dalla vendita della propria produzione nazionale ma semplicemente facendo correre le presse della Federal Reserve a velocità stratosferiche.
Negli ultimi dieci anni ,con tutti questi Dollari 'Nuovi di Zecca' ,gli USA hanno acquistato prodotti giapponesi prima e cinesi poi ,allettando i compratori sia con il potere di acquisto che gli stessi dollari avevano ,sia con i rendimenti dei titoli di stato americani che gli stessi creditori asiatici compravano con quegli stessi dollari per fare in modo di mantenerne più o meno costante il valore.Al contempo la FED, con una serie impressionante di tagli,portava il costo del denaro usa ai livelli più bassi della storia dando il via ad una serie di 'bolle' che sono cresciute e scoppiate ciclicamente dalla metà degli anni '90.
Il meccanismo si è però rotto nell'agosto 2007 con la cosiddetta crisi dei mutui SubPrime (approfondimento) coinvolgendo l'intera economia mondiale che aveva nel frattempo seguito gli USA nella loro folle utopia di creare ricchezza dal nulla grazie all'invenzione di strumenti finanziari sempre più complessi e dai rendimenti falsamente allettanti......(continua)
Anche quella,come quella attuale,è scaturita dalla gestione apparentemente dissennata della finanza prima negli Stati Uniti e a seguire in tutto il mondo che era a a quel tempo e per quel tempo già globalizzato.
Non dimentichiamo infatti che le grandi potenze europee possedevano,tramite il sistema delle colonie,molte delle zone produttive ,o solo ricche di materie prime, presenti sul globo.
Alcune di queste sono diventate vere e proprie Nazioni come oggi le conosciamo solo dopo la II Guerra Mondiale proprio in seguito alla decolonizzazione operata più o meno volontariamente dalle potenze mondiali.
In alcuni casi si è trattato di un 'trasferimento di proprietà' tra potenze ma in altre è stata una vera e propria presa di coscienza di popoli che fino ad allora non erano riusciti a pensarsi come tali e che ,grazie alla presenza di un nemico comune,di un oppressore,di nuove opportunità, hanno compreso di avere un destino ed una identità comuni ed hanno iniziato la propria Storia.
La Storia ,quella di tutta l'umanità,attraversa punti di passaggio che si presentano come 'colli di bottiglia' o come 'tubi di Venturi' per chi ha dimestichezza con le tecniche idrauliche e/o motoristiche.:in questi momenti,gli eventi subiscono un'accelerazione,per poi tornare ad una quiete più o meno prolungata ma dalle caratteristiche totalmente nuove rispetto ai momenti precedenti.
E' successo così con la caduta dell'Impero Romano ,sostituito dal potere spirituale e temporale della Chiesa Cattolica,é accaduto con la Riforma Luterana e le successive guerre Europee,con la scoperta dell'America e delle nuove rotte commerciali,con la Rivoluzione Francese e in tempi decisamente più recenti con gli eventi dell'11 settembre 2001;non a caso a seguito di questi è stato detto:"nulla sarà più come prima".
Abbiamo detto che in alcuni di questi momenti è avvenuto un 'trasferimento di proprietà';tra la prima e la fine della II Guerra Mondiale , ad esempio,gran parte dei domini coloniali inglesi ed in parte francesi sono passati sotto la 'protezione' degli USA:penso ad esempio al Medio Oriente,al Sud-Est asiatico a buona parte dell'Africa.
I mercati,le materie prime e la manodopera a basso prezzo portati in dote da queste aree hanno alimentato la crescita stupefacente del tenore di vita del cosiddetto Occidente e di una parte del Secondo Mondo degli ultimi 60 anni.
E' questa solo una breve e sicuramente non esuriente premessa ,che verrà sicuramente approfondita nei prossimi post,per arrivare alla situazione attuale.
Durante l'epoca Vittoriana e per tutto il periodo in cui l'Inghilterra è stata la potenza egemone mondiale,la Sterlina e la manipolazione del suo valore hanno permesso alle Elites della Nazione anglosassone di acquistare,letteralmemnte,porzioni di pianeta con tutto ciò che vi risiedeva sopra e anche sotto:Materie prime,genti,edifici e soprattutto Sovranità sono diventati legale possedimento di potenti società e ancor più potenti individui Inglesi.Con la I e ,definitivamente,con la II Guerra Mondiale il potere economico e militare è passato agli Stati Uniti e di conseguenza è stato il Dollaro a diventare padrone delle transazioni economiche mondiali.
Dopo la mossa unilaterale messa in atto da Nixon nell'agosto del '71 ,ovvero lo 'scollegamento' del dollaro dalla base Aurea sottostante,la moneta americana è diventata progressivamente un assegno in bianco in mano alle grandi corporations americane su cui apporre di volta in volta il valore per loro più vantaggioso per acquistare a mani basse ricchezze e prodotti di tutto il mondo.
Il processo,ancora frenato dalla presenza dell'Unione Sovietica e del blocco economico ad essa collegato,è infine decollato dopo il 1989:l'unica superpotenza mondiale rimasta si è data allo shopping più sfrenato fondando la propria ricchezza non dalla vendita della propria produzione nazionale ma semplicemente facendo correre le presse della Federal Reserve a velocità stratosferiche.
Negli ultimi dieci anni ,con tutti questi Dollari 'Nuovi di Zecca' ,gli USA hanno acquistato prodotti giapponesi prima e cinesi poi ,allettando i compratori sia con il potere di acquisto che gli stessi dollari avevano ,sia con i rendimenti dei titoli di stato americani che gli stessi creditori asiatici compravano con quegli stessi dollari per fare in modo di mantenerne più o meno costante il valore.Al contempo la FED, con una serie impressionante di tagli,portava il costo del denaro usa ai livelli più bassi della storia dando il via ad una serie di 'bolle' che sono cresciute e scoppiate ciclicamente dalla metà degli anni '90.
Il meccanismo si è però rotto nell'agosto 2007 con la cosiddetta crisi dei mutui SubPrime (approfondimento) coinvolgendo l'intera economia mondiale che aveva nel frattempo seguito gli USA nella loro folle utopia di creare ricchezza dal nulla grazie all'invenzione di strumenti finanziari sempre più complessi e dai rendimenti falsamente allettanti......(continua)
Etichette:
economia,
geopolitica,
politica internazionale
Consigli per gli acquisti
Da anni fautore della pratica del consumo critico , sono riuscito finora a convertire alcuni amici e nuovi conoscenti ,abituati a farsi 'consigliare gli acquisti' dalla pubblicità,dal marketing della Grande distribuzione e dal packaging dei prodotti, a questa sana pratica economica.
Alcuni consigli che voglio dare ai lettori più attenti sono alcune delle pratiche che metto in atto quotidianamente:
1)Prelevate ad inizio mese ,dal bancomat, una cifra di poco superiore al vostro fabbisogno mensile e portate con voi quotidianamente nel portafoglio solo il minimo indispensabile.
2)Ricordate che ogni operazione oltre le 100 annue in franchigia concesse dalla vostra banca presso un bancomat vi costa dai 50c a 1 euro.limitatele al minimo.
3)fate il pieno alla macchina ad inizio mese (se vi basta) e cercate di limitarvi per quanto possibile.una camminata di 500 metri al giorno per fare le piccole commissioni fa bene alla salute ed al portafoglio.
4) se fumate comprate una stecca ad inizio mese così da evitare di cambiare continuamente cartamoneta in monete metalliche che vengono ovviamente spese più velocemente.
5)Non raccogliete le monetine (di qualsiasi taglio) nel classico vasetto ma spendetele tutte prima di intaccare un pezzo da 5 o 10 euro;vi accorgerete di quanto può durare una banconota nel portafoglio prima di essere spesa.
6)Ricordate che ogni euro sul vostro conto corrente costa tempo e lavoro.Per il sistema siamo solamente consumatori per cui l'unica arma a nostra disposizione è la capacità di NON spendere.
7)Leggete bene le etichette di ciò che acquistate e confrontate i prodotti 'primo prezzo' con quelli 'branded';Vi accorgerete che molto spesso alcuni sono fatti nello stesso stabilimento ma hanno ovviamente prezzi differenti in quanto la differenza è data dal costo in pubblicità e dal packaging più ricercato dei secondi rispetto ai primi.
8)Cercate,se potete, di fare un menù settimanale e di rispettarlo;eviterete così di acquistare più di quanto serve o di farvi attirare dalle offerte (non sempre speciali) dei supermarket.
9)Comparate i prodotti in base al PREZZO AL CHILO anzichè al PREZZO UNITARIO.I prodotti in confezione singola costano ovviamente di più.
10)Evitate per quanto possibile prodotti elaborati (pasti surgelati,prodotti preparati,sughi pronti,ecc..)ricordando che ogni lavorazione sul prodotto incide sul suo costo.per preparare una pasta 'pomodoro e basilico' occorrono pochi minuti e 2 euro (per 1/2 chilo) ma il corrispettivo surgelato può costarvi anche 4 volte di più (3.50 euro per 300 grammi).
11)Cercate di non trovare sempre e comunque una motivazione valida per avvalorare un'acquisto superfluo.Spendere 1 euro al giorno per 4 giorni equivale a spendere 4 euro in un giorno solo.Non dimenticatelo.
Queste sono ovviamente solo alcune delle pratiche di 'buon senso' per spendere oculatamente i propri soldi ma è un buon inizio.Il risparmio è una FORMA MENTIS;una volta imparata tutto viene da sè ed anzi diventa una sfida quotidiana con se stessi per farlo sempre meglio.
Mettete al centro le vostre reali esigenze e non fatevele dettare dai pubblicitari o dalla competizione con il vicino di casa.
Alcuni consigli che voglio dare ai lettori più attenti sono alcune delle pratiche che metto in atto quotidianamente:
1)Prelevate ad inizio mese ,dal bancomat, una cifra di poco superiore al vostro fabbisogno mensile e portate con voi quotidianamente nel portafoglio solo il minimo indispensabile.
2)Ricordate che ogni operazione oltre le 100 annue in franchigia concesse dalla vostra banca presso un bancomat vi costa dai 50c a 1 euro.limitatele al minimo.
3)fate il pieno alla macchina ad inizio mese (se vi basta) e cercate di limitarvi per quanto possibile.una camminata di 500 metri al giorno per fare le piccole commissioni fa bene alla salute ed al portafoglio.
4) se fumate comprate una stecca ad inizio mese così da evitare di cambiare continuamente cartamoneta in monete metalliche che vengono ovviamente spese più velocemente.
5)Non raccogliete le monetine (di qualsiasi taglio) nel classico vasetto ma spendetele tutte prima di intaccare un pezzo da 5 o 10 euro;vi accorgerete di quanto può durare una banconota nel portafoglio prima di essere spesa.
6)Ricordate che ogni euro sul vostro conto corrente costa tempo e lavoro.Per il sistema siamo solamente consumatori per cui l'unica arma a nostra disposizione è la capacità di NON spendere.
7)Leggete bene le etichette di ciò che acquistate e confrontate i prodotti 'primo prezzo' con quelli 'branded';Vi accorgerete che molto spesso alcuni sono fatti nello stesso stabilimento ma hanno ovviamente prezzi differenti in quanto la differenza è data dal costo in pubblicità e dal packaging più ricercato dei secondi rispetto ai primi.
8)Cercate,se potete, di fare un menù settimanale e di rispettarlo;eviterete così di acquistare più di quanto serve o di farvi attirare dalle offerte (non sempre speciali) dei supermarket.
9)Comparate i prodotti in base al PREZZO AL CHILO anzichè al PREZZO UNITARIO.I prodotti in confezione singola costano ovviamente di più.
10)Evitate per quanto possibile prodotti elaborati (pasti surgelati,prodotti preparati,sughi pronti,ecc..)ricordando che ogni lavorazione sul prodotto incide sul suo costo.per preparare una pasta 'pomodoro e basilico' occorrono pochi minuti e 2 euro (per 1/2 chilo) ma il corrispettivo surgelato può costarvi anche 4 volte di più (3.50 euro per 300 grammi).
11)Cercate di non trovare sempre e comunque una motivazione valida per avvalorare un'acquisto superfluo.Spendere 1 euro al giorno per 4 giorni equivale a spendere 4 euro in un giorno solo.Non dimenticatelo.
Queste sono ovviamente solo alcune delle pratiche di 'buon senso' per spendere oculatamente i propri soldi ma è un buon inizio.Il risparmio è una FORMA MENTIS;una volta imparata tutto viene da sè ed anzi diventa una sfida quotidiana con se stessi per farlo sempre meglio.
Mettete al centro le vostre reali esigenze e non fatevele dettare dai pubblicitari o dalla competizione con il vicino di casa.
Iscriviti a:
Post (Atom)