Perchè Ordine e Progresso?

Il Blog prende il nome dal motto inscritto sulla bandiera del Brasile e mutuato da un'aforisma di Auguste Comte.
Questi, uno dei padri della Sociologia, era una convinto positivista, il che nel 1896 lo rendeva anche un progressista.
L'importante è , come infatti Comte mette al primo punto, che l'Amore sia sempre il principio cardine dell'Agire.


L'Amore per principio e l'Ordine per fondamento;il Progresso per fine

Auguste Comte ,1896

lunedì 16 luglio 2018

Russia campione nel mondo.


Questo weekend di metà luglio sarà ricordato per la vittoria francese ai Mondiali in Russia. Qualcosa di ben più importante è però accaduto ma ne avremo contezza solo tra qualche mese. Durante il summit NATO dell'11 Luglio, durante la visita di Trump in Inghilterra ed al successivo , storico, incontro fra il presidente americano e Putin, si è parlato dell'assetto dell'ordine mondiale dei prossimi decenni, un ordine molto diverso da quello attuale. Per cominciare, gli USA hanno chiarito che l'Europa è un “nemico” al pari della Cina, e per lo stesso motivo: esporta troppo in USA e importa troppo poco. Di contro la Russia deve essere riaccolta nel novero dei “buoni”, poiché senza di essa non può esservi l'equilibrio di forze necessario a mantenere in pace il mondo. Più realisticamente, Trump, ha capito che la Russia è ormai il dominus ovunque sia presente, Europa, Medioriente, Asia e Sud America e che è il solo attore capace di poter frapporsi tra la Cina e l'Europa e scongiurare i peggiori incubi americani. L'attuale alleanza tra Cina e Russia è infatti solo tattica poiché gli obiettivi di lungo periodo dei due giganti non collimano. Trump sta usando la stessa tattica che Nixon utilizzò nel '72 quando riallacciò i rapporti con la Cina di Mao in funzione antisovietica, stringendo Mosca fra Pechino e l'Europa. Oggi, è la Russia a dover dividere l'Europa, o meglio la Germania, dal paese con il mercato potenziale più vasto del mondo. Il presidente USA sta creando le condizioni per l'uscita di scena della sua nazione dal ruolo di iperpotenza negoziando con chi quel ruolo lo assumerà a breve: Russia e Europa. Ma mentre la Russia è indivisibile, l'Europa deve essere scorporata dalla sua parte più preziosa, la Germania e i suoi satelliti mitteleuropei. La “questione migranti” sta riuscendo nel suo scopo di dividere le nazioni europee e riorientare le lealtà internazionali. La Francia, un giorno, non dovrà ringraziare la Russia solamente per una coppa vinta giocando a calcio.

La Disunione Europea


Il vertice europeo del 28 e 29 giugno non sarà ricordato solo per aver affrontato il tema delle migrazioni dall'Africa. Infatti, al di là della discussione su chi abbia “vinto”, resta la forte impressione di un'ampia divisione tra l'Europa occidentale e quella dell'est, a partire dal “gruppo di Visegrad (Cechia, Slovacchia, Polonia e Ungheria) al quale si è aggiunta l'Austria. Se consideriamo che a seguito del vertice, il leader della CSU (Cristiano-sociali) della Baviera, Seehofer, ha minacciato le proprie dimissioni da ministro degli interni, aprendo una grave crisi nel governo tedesco, il quadro è completo. Basta guardare una mappa dell'Europa per comprendere come tutti i paesi facenti parte della sfera d'influenza tedesca, possano unirsi apparentemente per contrastare l'immigrazione, ma più realisticamente per creare un blocco politico-economico separato rispetto all'Europa comunitaria. Altre potrebbero essere le Nazioni interessate a questa nuova entità geopolitica, come la Croazia, la Slovenia e la Serbia, ma anche Bulgaria e Romania. Tra tutte queste solo alcune adottano l'Euro ma tutte sono parte del sistema industriale tedesco, in qualità di subfornitori o di mercato di sbocco dei suoi prodotti finiti. Quasi tutte loro fanno parte della NATO, e della CEE,ma alcune hanno in questi anni mostrato insofferenza verso le imposizioni di Bruxelles. La retorica anti tedesca di Trump, i dazi sulle esportazioni tedesche in USA e la continua minaccia di riformare la NATO, negandole parte degli investimenti, stanno delineando uno scenario simile a quello antecedente la Prima Guerra Mondiale. Anche l'annuncio del Presidente americano di voler incontrare Putin il prossimo 15 luglio, ventilando la possibilità di riconoscere l'annessione russa della Crimea si inscrive in questo quadro: l'accerchiamento di un temibile concorrente economico e, potenzialmente, di un futuro opponente geopolitico e forse anche militare. Sembra fantascienza, ma l'impero può tornare a colpire in futuro.

mercoledì 20 giugno 2018

L'Europa in cerca di identità


L'Europa è sempre più divisa ma non è l'Euro la causa; la linea di separazione è rappresentata dall'atteggiamento delle Nazioni verso l'immigrazione extraeuropea. Tralasciando l'aspetto etico verso il fenomeno, che coinvolge ciascuno di noi, è l'effetto sulle dinamiche elettorali a determinare gli assetti politici europei. Il tema è stato al centro delle campagne elettorali di tutti i paesi negli ultimi anni: in Francia tra Macron e Le Pen, in Inghilterra ha determinato la “Brexit”, in Polonia, Ungheria e non ultimo in Italia ha portato al governo partiti che si oppongono all'immigrazione di massa dal sud del mediterraneo. A partire dalla caduta di Gheddafi nel 2011, si aperta una via marittima verso l'Italia e, a seguito della guerra in Siria, anche una di terra attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”. Questa si è interrotta bruscamente con la chiusura delle frontiere da parte di Ungheria, Serbia, Croazia e infine dell'Austria. A seguito di ciò, la Grecia si è ritrovata ad essere il capolinea dei flussi provenienti da Siria e Asia centrale aggravando un contesto sociale già difficile a causa della crisi economica. L'Italia si è invece trovata stretta tra gli obblighi dettati dalle norme sull'assistenza marittima e la chiusura delle frontiere, in maniera anche tragica, da parte di Francia e Austria. La Spagna ha innalzato una barriera difensiva per difendere le sue exclave di Ceuta e Melilla, in territorio marocchino, e anche la Germania, dopo le parole di accoglienza della 2015, ha dovuto ridimensionare le proprie intenzioni. La crescita di AFD e le minacce di rottura con la CDU, espresse dal ministro degli interni, Seehofer, leader della CSU Bavarese hanno imposto uno stop alle aperture fatte dalla Merkel. Il rischio concreto è la chiusura definitiva delle frontiere, l'abbandono del trattato di Schengen e con esso la fine dei libero commercio in Europa. La solidarietà intraeuropea che ha generato l'UE post Guerra Fredda, vacilla. La realtà sta tornando sovrana.

Italia, perno d'Europa.


Durante gli ultimi giorni di formazione del nuovo governo, il tema della partecipazione dell'Italia all'Euro è stato determinante. Per giorni, quello che è sembrato essere un veto posto da Bruxelles sul nome del Ministro dell'Economia, ha messo in forse la nascita del nuovo esecutivo. Il famigerato "spread" è tornato a far capolino, antichi rancori anti-tedeschi e nuovi sentimenti anti-europei hanno agitato la politica italiana aprendo un aspro scontro sulla permanenza della nostra Nazione all'Unione Monetaria. Ma veramente l'Italia vuole, o rischia, l'uscita dall'Euro? Il tema è molto serio e coinvolge sia la sfera economica che quella geopolitica: l'enorme debito pubblico italiano, cresciuto molto negli ultimi anni, è un ostacolo alla nostra crescita, poichè ci costringe ad una continua emissione di titoli di Stato. Comprensibilmente, gli investitori esteri temono la nostra possibile insolvenza e i rischi per la stessa esistenza dell'Euro, ma è vero che l'enorme quota di interessi pagati dagli italiani rende ogni manovra finanziaria una caccia a nuove risorse, non reperibili attraverso nuova tassazione, già troppo elevata. Ogni più piccolo aumento dei tassi ci costringe a pagare di più, sottraendo denaro a scelte economiche orientate alla crescita. E se uscissimo dall'Euro? La nostra è un'economia di trasformazione e se la forza di questa moneta ci permette di pagare meno le materie prime, è vero che il prezzo delle nostre merci ci penalizza verso produttori più a buon mercato. E poi c'è l'aspetto geopolitico:dal punto di vista geografico, senza l'Italia, l'Europa sarebbe solo una piccola propaggine della massa asiatica. Dal punto di vista politico, la nostra presenza permette la proiezione europea verso il Medioriente.Culturalmente, le nostre radici cristiane ci rendono l'interlocutore privilegiato verso le comunità ortodosse dell'est europeo. La Storia sta per giungere a un nuovo bivio e anche l'Italia dovrà scegliere la sua via verso il futuro. E con essa l'intera Europa.




martedì 22 maggio 2018

La Geopolitica del Tutto.


In questi primi 6 mesi del 2018 abbiamo assistito ad una successione di eventi e colpi di scena sulla scena internazionale: prima la quasi-crisi tra USA e Corea del Nord seguita dal repentino cambio di rotta di Kim Jong Un e le trattative di pace con il Sud. Poi l'abbandono di Trump dal trattato nucleare con l'Iran e le sanzioni USA a Russia e, incredibilmente, all'UE. La Turchia che prima abbatte una caccia russo e poi firma con Iran e Russia un patto sulla Siria. Ognuno di essi sembra un evento a sé, ma è in realtà parte di un continuo ridisegno dell'architettura delle relazioni internazionali. Viviamo tempi confusi. Secondo le dottrine classiche, il primo dovere di ogni Nazione è difendersi poiché ogni altra tende naturalmente a questo principio. La difesa è attiva anche quando è passiva, poiché la presenza di un esercito adeguato è sempre accompagnato da un'adeguata diplomazia e servizi segreti efficaci. I rapporti si fondano sull'effettiva capacità, militare o economica, del contraente e non dal consenso sulla propria relativa forma di governo. Questo punto è fondante per l'Unione Europea, in cui tutti i membri sono democrazie, ma non è vincolante per creare un'alleanza. Anche il rapporto fra USA ed EU poggia sul loro comune fondamento democratico, ma le sanzioni poste da Trump rispondono all'adagio per cui “gli USA non hanno amici ma solo alleati”. Questi, sempre secondo la teoria classica, sono tali solo se ricevono benefici reciproci, e Trump ha messo in luce che così non è. L'UE spende troppo poco per la sua difesa e importa troppo poco dagli USA, che sono in deficit cronico. Nel frattempo l'EU difende l'accordo con l'Iran contraddicendo gli USA, i quali dimostrano di applicare due pesi e due misure con Corea e Iran. Questo, per almeno 20 anni, ha scambiato petrolio per progetti missilistici e nucleari con la Corea del Nord, della quale è l'unico fornitore di energia insieme alla Cina, sospettosamente silente. Il sistema multipolare lancia i primi vagiti.

La Guerra tiepida


Quello che tutti i giornali chiamano ormai “il caso Scripal” è sfociato in un'espulsione di massa di diplomatici russi dalle ambasciate occidentali: 30 sono stati “allontanati” dall'Europa, 60 dagli USA. La Russia promette un'eguale ritorsione e gli USA hanno già pronte nuove sanzioni. Siamo ripiombati nella Guerra Fredda? In realtà è già più che tiepida, visto che è nata nel 2007, dopo il celebre discorso di Putin alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, in cui denunciava il continuo avanzare della NATO verso i confini russi a dispetto degli accordi. In effetti, ad oggi l'unico paese del patto di Varsavia non ancora nella NATO è la Bielorussia. Da anni, poi, è in atto una strenua attività di demonizzazione ed accuse che spaziano dal doping olimpico agli Hacker, dal Russiagate, all'intervento in Siria, dagli sconfinamenti dei jet russi, sino appunto all'avvelenamento di ex agenti del KGB. Gli USA hanno già elevato sanzioni alla Russia per i fatti d'Ucraina, senza peraltro vi fosse un chiaro mandato dell'ONU in materia, e anche l'Europa ha elevato le proprie , anche se alcuni paesi come l'Italia e la Germania hanno provato più volte a non rinnovarle. Il rapporto tra USA e Russia e, obtorto collo, Europa, è già caldo da tempo e pare continuare a scaldarsi. Le due potenze si stanno già confrontando in Siria e Ucraina, sebbene sotto mentite spoglie, e hanno già mostrato i loro rispettivi muscoli nucleari più di una volta. In situazioni come questa, basta un incidente diplomatico o un avvenimento mal interpretato, per far cadere il mondo in una spirale di terrore totale. Quindi, al di là che si parteggi per gli uni o per gli altri, è necessario che le prove siano circostanziate, come pare non siano in questo caso, e come non lo sono state in un altro celebre caso di sostanze chimiche: quello dell'antrace che Powell agitò all'ONU come prova per trascinare gli USA alla guerra in Iraq. La prova era falsa, ma oggi milioni di iracheni non possono essere qui a rallegrarsene.

Verso l'Armageddon?


Il 9 Maggio Trump ha deciso di ritirarsi dall'accordo firmato nel 2013 con l'Iran sul suo programma nucleare. Stipulato anche da Cina, Francia, Germania, Cina, Russia, Inghilterra ed UE, esso prevede una drastica riduzione delle attività iraniane in campo nucleare per una durata complessiva di 13 anni ed è supervisionato dall'Ente Internazionale per l'Energia Atomica dell'ONU. Francia, Inghilterra ed UE si sono dette contrarie, temendo che ciò possa portare l'Iran a riprendere il programma e che ciò possa addirittura sfociare in una guerra con Israele e USA. Il tema è delicato, poiché formalmente l'Iran sta rispettando il Trattato di Non Proliferazione Nucleare in vigore dal 1970, ma Israele continua a dirsi dubbiosa delle reali intenzioni iraniane. I due paesi sono già venuti in contatto, sebbene non ufficialmente, in Siria, nella quale operano sia le truppe d'elite iraniane, spalleggiate dagli sciiti libanesi di Hezbollah, sia i servizi segreti militari israeliani e americani. La presenza iraniana in Siria, Libano e sud Iraq è un incubo geopolitico per Tel Aviv, che vede in essa la possibilità che tutta l'area che va dal Golfo Persico al Mediterraneo possa entrare definitivamente nella sfera di influenza di Teheran e permettere un giorno il transito del gas iraniano verso l'Europa. Ciò porterebbe a una progressiva perdita d'influenza di Israele nella regione e minaccerebbe, così si sostiene, la sua stessa esistenza. Nethanyau si è detto pronto ad attaccare tanto le truppe iraniane in Siria quanto lo stesso Iran, il quale è un avversario ostico. Esso ha 80 milioni di abitanti, in maggioranza giovani, e la sua cultura millenaria si irradia dal mediterraneo all'Asia centrale. Il suo esercito è il terzo, se non il secondo, nell'area dopo appunto Israele e Turchia, con la quale l'Iran ha da anni ottimi rapporti. Un conflitto chiamerebbe anche in causa l'Arabia Saudita, e forse Russia e Turchia, con esiti catastrofici. La terza guerra mondiale non è mai stata così vicina.

lunedì 2 aprile 2018

Una proposta che non si può rifiutare...




A distanza di poco più di un anno dal suo insediamento, Donald Trump ha dato il via al programma protezionista in ambito economico che ha caratterizzato la sua campagna elettorale.
Nei primi giorni della sua presidenza era già ricorso ai poteri presidenziali per ritirare gli USA dal TPP, il trattato trans-pacifico, affermando che non era vantaggioso per gli Stati Uniti. Lo stesso argomento è stato invocato in merito al commercio estero, con l'Unione Europea e diverse nazioni asiatiche, per prodotti quali pannelli solari, elettrodomestici, acciaio, alluminio ed altre decine di categorie di prodotti.

Difficile non chiamarla "guerra commerciale" poichè ne ha la forma e la sua sostanza si manifesterà nei contraccolpi che causerà in Europa, se realmente si verificherà. L'obiettivo principale, a detta del presidente americano, è la Cina, accusata di pratiche commerciali scorrette (dumping salariale, aiuti di stato, furto di brevetti, ecc) ma le ricadute sul rapporto con l'Europa sono evidenti. Le eventuali sanzioni decise da Trump non avranno lo stesso impatto su ciascuna delle nazioni che compongono l'Unione Europea. Alcune di esse come l'Italia, la Francia e la Germania, hanno un apparato industriale che per dimensione aggregata e specializzazioni si mette in diretta concorrenza con quello americano. In particolare la Germania è il quinto esportatore a livello mondiale verso gli USA con l'8,1 %, mentre importa a sua volta il 5,5 % dagli Stati Uniti.
L'Italia esporta il 7,8% ed importa il 3,3 dagli USA1.

Trump ha affermato che i dazi nei confronti dell'UE sono "sospesi" sino al 1° maggio, ma la Commissione Europea ha, giustamente, respinto un ultimatum così imperativo invocando il dialogo.
In effetti quello di Trump sembra il bluff di un giocatore di poker poichè, se è vero che i dazi danneggeranno i paesi che più esportano in USA, è anche vero che i consumatori americani, complessivamente, importano quasi 500 miliardi di $ di merci dall'Europa e quasi 1000 miliardi dalla Cina , su un import complessivo di 2,21 trilioni di $2.
Sostituire quei prodotti con gli omologhi americani sarebbe, nel breve e medio periodo, più costoso per i consumatori americani e comunque per alcuni prodotti, potrebbero non esserci alternative praticabili (basti pensare alle automobili).

Ma i dazi non sono il punto principale del contenzioso con l'Europa. Lo sono invece principi come quello di precauzione adottato nella Comunità o le normative europee sulle importazioni di certe categorie di prodotti americani come la carne di manzo e il pollame, i cereali OGM, farmaci ed automobili. Queste norme, a detta degli americani, impedendo l'esportazione dei loro prodotti verso il Vecchio Continente, causano l'attuale squilibrio della bilancia commerciale americana, e sono state oggetto di contenzioso anche in seno al WTO.
All'inizio di questo articolo abbiamo citato il TPP, il trattato commerciale tra 11 nazioni che si affacciano sul Pacifico, voluto da Obama e osteggiato da Trump. Quel trattato ha un gemello, diciamo "dormiente", tra gli USA e l'altra sponda atlantica, l'Unione Europea, e cioè il TTIP.

Il Trattato di Partnership Commerciale Transatlantica, che ha visto Stati Uniti ed Unione Europea confrontarsi per 15 round prima di interrompersi bruscamente, mira a realizzare un mercato privo di dazi e barriere doganali tra le due sponde dell'Atlantico. Il trattato inoltre definisce anche un'armonizzazione degli standard produttivi e legislativi su diverse materie, le cosiddette Barriere Non Tariffarie (BNT). Possiamo definirlo "dormiente" poichè non vi è stato alcun pronunciamento ufficiale sull'interruzione dei negoziati nè da parte dell'UE, nè dagli USA.

Attualment tariffe e dazi doganali nel commercio transatlantico sono già piuttosto ridotte (5,2% per l'UE e 3,5% per gli Stati Uniti, dati 2015). Notevoli sono invece le differenze regolamentari, legislative e normative tra le due sponde dell'Oceano. Si pensi solamente alla differenza tra le unità di misura (gli USA non adottano il sistema metrico decimale), ai diversi formati e tensione delle prese di corrente (220 volt in Europa, 120 volt in USA) o alle norme sull'import-export dei prodotti agricoli. Il trattato punta quindi a ridurre le BNT, ovvero all'eliminazione o armonizzazione di tutte quelle norme che rendono costoso il commercio di una stessa categoria di prodotti tra Europa e USA3.

Il TTIP è stato combattuto aspramente da movimenti e partiti in tutta Europa. Anche governi, come quello francese di Hollande e quello tedesco della Merkel hanno sollevato dubbi su alcuni suoi punti. Quello che Stati Uniti ed Europa stavano contrattando era un accordo tra pari, ma Trump ha svelato l'inganno gettando sul tavolo i numeri dell'export tedesco (116 mld $, dati 20164), italiano (47 mld $) e francese (48 mld $) in America e di quello americano in Europa (307 mld $ ).

Trump ha dichiarato più di una volta di voler ricostruire la base industriale degli Stati Uniti e per farlo ha già messo in atto, oltre ai dazi su diversi prodotti, anche incentivi fiscali al rientro di attività dall'estero e riduzione delle tasse per le imprese. Il mercato americano è ampio e ricco, ma a guadagnare da esso non sono i lavoratori americani ma le sole , grandi , corporations. Paradossalmente, più le grandi corporations macinano profitti, producendo in paesi in via di sviluppo e rivendendo in America, più gli Stati Uniti si indebitano. I numeri dicono che i cittadini americani non hanno però il lavoro sufficiente per pagare i prodotti in vendita. Solo nel 2017 hanno chiuso più di 5000 centri commerciali 5 e con i consumatori se ne sono andati via anche i lavoratori.

E le fabbriche avevano già chiuso anni fa. Dopo aver subito l'offensiva giapponese negli anni '80, specialmente in campo automobilistico e nell'elettronica, oggi è il tempo delle aziende cinesi. Marchi come Huawei, Lenovo, Cosco, Haier, Great Wall e stanno rapidamente sostituendo tanto i giapponesi quanto gli americani sul mercato nordamericano.
Gli USA importano ulteriori 580 mld $ di merci da Canada e Mexico, gli altri due aderenti del NAFTA, anch'esso molto osteggiato da Trump. Anche con questi due paesi la bilancia commerciale è negativa, poichè gli USA vi esportano solo 497 mld $ di beni, ed è sicuramente per questo che il presidente americano vuole ridefinire i termini dell'accordo nordamericano.
Non possiamo dimenticare che Trump si è detto anche molto critico del WTO e che la sua politica estera , in tema di commercio estero, prevede esclusivamente accordi bilaterali 6.

In definitiva i dazi di Trump hanno un duplice scopo: in primo luogo ridurre le importazioni dalla Cina stimolando il ritorno di attività produttive negli Stati Uniti, il cosiddetto "in-shoring"7.
In secondo luogo, riportare l'Unione Europea al tavolo delle trattative sul commercio atlantico in una posizione di forza e contrattare un accordo bilaterale, un TTIP "light", che metta d'accordo la forte vocazione esportatrice delle aziende europee, soprattutto tedesche, e americane senza intaccare i rispettivi campi di eccellenza. Come detto, il rapporto tra Cina e Germania sta crescendo rapidamente in forza e intensità e questo può minacciare lo status economico globale degli USA. La relazioni tra le due nazioni può rafforzarsi attraverso i collegamenti ferroviari attraverso la Russia, tagliando fuori gli Stati Uniti dalle rotte del commercio globale.
Trump, insomma, cerca di indebolire entrambe e contemporaneamente provare a rafforzare il rapporto con quella che Brzezinski definì "la testa di ponte democratica sulla massa continentale", ovvero l'Europa.
Questo è un imperativo geopolitico pressante per evitare di essere tagliati fuori da un commercio globale che vede sempre più la logistica via mare soccombere su quella via terra, rendendo vana la supervisione militare delle vie marittime da parte degli USA, rendendoli così meno "necessari".
Lo scontro immaginato chiaramente da Sir Harford Mackinder, più di cento anni fa, tra le potenze di mare e quelle di terra, non si è ancora concluso. Si è solo spostato nel campo economico. E speriamo ci resti.














1F. Bertolami, TTIP La NATO Economica? Il Partenariato Transatlantico per gli Scambi e gli Investimenti nella geopolitica del XXI secolo. Experiences Edizioni, Messina, 2016 pag 140
2https://atlas.media.mit.edu/en/visualize/tree_map/hs92/import/usa/show/all/2016/
3F. Bertolami, TTIP La NATO Economica? Il Partenariato Transatlantico per gli Scambi e gli Investimenti nella geopolitica del XXI secolo. Experiences Edizioni, Messina, 2016 pag 115
4https://atlas.media.mit.edu/en/visualize/tree_map/hs92/import/usa/show/all/2016/
5https://clark.com/shopping-retail/major-retailers-closing-2017/
6http://www.bbc.com/news/world-us-canada-41529550
7In-shoring è il processo di rimpatrio delle aziende americane, un tempo trasferitesi all'estero per godere di costi del lavoro e più bassi e normative meno restrittive.

venerdì 16 marzo 2018

Fratelli Coltelli


Il 1° Marzo il presidente Trump ha deciso di introdurre nuovi dazi sull'importazione di alluminio (10%) e acciaio (25%). Ciò fa seguito ad una decisione simile su elettrodomestici e pannelli solari. Quella ha fatto reagire cinesi e coreani, questa ha messo in allarme l'Europa, che è la prima esportatrice di acciaio negli USA. Bruxelles ha risposto minacciando dazi sulle importazione di alcuni prodotti americani (jeans, moto, liquori) e a loro volta gli americani hanno controminacciato alte tasse sulle auto europee. Non c'è niente da dire, è una guerra commerciale in piena regola. Ma perchè far guerra ad un alleato come l'Europa? Gli USA esportano molto poco della produzione ed importano moltissimo, soprattutto da Cina e Germania, temibili concorrenti economici e geopolitici. Il mondo sta cambiando e gli USA non ne sono più l'unico perno: la Cina sta costituendo un proprio enorme mercato interno e ciò sta creando le condizioni per la nascita di una "sfera di influenza" cinese in tutta l'Asia. La Germania l'ha già creata nell'est Europa, grazie alla rete di subforniture per l'industria tedesca in tutti quei paesi, dall'Estonia a nord sino alla Bulgaria a sud. Trump sa che la ricchezza americana viene trasferita, tramite il commercio, a nazioni che potrebbero minare un giorno lo status degli USA. Germania e Cina stanno diventando rapidamente partner commerciali molto stretti, ed in futuro questo legame potrebbe rafforzarsi grazie alla nuova "via della Seta" di cui la ferrovia Duisburg-Qongqing è il primo passo. L'accordo tra USA ed EU mostra segni di crepe quando si parla di rapporti con la Russia, di nucleare iraniano, dello status di Gerusalemme, di commercio internazionale, e ormai una NATO senza gli USA non è più un'eresia per entrambi. Trump, in fondo, sta solo mettendo in pratica un vecchio adagio della politica americana: "Gli Stati Uniti non hanno amici ma solo alleati" e questi lo sono sino a che sono utili o non diventano ingombranti. Proprio come la Germania.

Tregua olimpica in Corea


Le olimipiadi di Pyongchang, saranno ricordate per la partecipazione delle due Coree con un'unica squadra nazionale e per la storica visita al sud di una delegazione di alto livello nord coreana, a partire dalla sorella del leader Kim Jong Un. E' veramente un segnale di distensione foriero di una pace futura, o solo un bel gesto dettato dallo spirito olimpico? Il nodo coreano è intricato e vede agire USA, Cina e Russia, ognuna con i propri obiettivi. La Corea del Nord ha un patto di mutuo soccorso con la Cina ed ha con essa scambi commerciali vitali. Un crollo del regime coreano riverserebbe milioni di profughi nella Cina del sud, e porterebbe un caos pericoloso ai suoi confini. Pechino sta cercando di gestire la situazione a suo favore con due obiettivi: evitare la riunificazione nord-sud, che porterebbe le forze americane troppo vicine a essa, ed ergersi a arbitro delle dispute geopolitiche asiatiche, estromettendo gradualmente proprio gli USA. In Asia è in corso una spietata corsa per far parte del mercato tramite l'arma del basso costo del lavoro. Già oggi, per alcune lavorazioni meno pregiate, le aziende cinesi si rivolgono a aziende vietnamite, o birmane. Una Corea del Nord più aperta, rappresenterebbe, è vero, il nuovo livello inferiore di questa corsa, in primis per le aziende sud coreane e quelle cinesi, ma anche una possibilità di gestire progressivamente un ricambio politico pacifico. Gli USA si giocano la posizione di arbitro in Asia e nel Pacifico, poichè una pax cinese in Corea farebbe tirare un sospiro di sollievo anche a Tokyo, e potrebbe far diminuire la necessità di una così ampia presenza militare americana in Giappone. La Russia procede nel suo disegno a due dimensioni: la prima è affermarsi come garante del diritto internazionale in tutte le dispute mondiali, la seconda è rafforzare la cooperazione con la Cina e le altre nazioni euroasiatiche per creare un'area alternativa agli USA, commercialmente e militarmente. Per ora, godiamoci i giochi.
(22 febbraio 2018)